Sicurezza
LA STORIA
«Lavoro i festivi per 20 euro»
F.Laz.
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DOMENICA Al lavoro dietro la cassa con la stessa retribuzione di un giorno feriale«Da dieci anni lavoro tutte le domeniche in un supermercato. Per saltarne una devo prendere un giorno di ferie oppure recuperare la giornata la settimana successiva facendo otto ore consecutive. La retribuzione? Nel mio contratto par-time la domenica è obbligatoria e alla fine del mese con i festivi prendo venti euro in più
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GROSSETO. «Da dieci anni lavoro tutte le domeniche in un supermercato. Per saltarne una devo prendere un giorno di ferie oppure recuperare la giornata la settimana successiva facendo otto ore consecutive. La retribuzione? Nel mio contratto par-time la domenica è obbligatoria e alla fine del mese con i festivi prendo venti euro in più. Praticamente i soldi della benzina che spendo per arrivare da Braccagni, dove abito con la mia famiglia: marito e due figlie, a Grosseto, dove lavoro alla Pam di via del Sabotino».
Claudia Alfieri ha 32 anni, dal 1999 sta dietro una cassa: alterna il turno dalle 8.30 alle 12.30 per una settimana, oppure dalle 16.30 alle 20.30 per quella successiva. «Il mio lavoro mi piace - racconta - in busta paga a fine mese arrivo a guadagnare 760 euro per 24 ore settimanali. Ho le ferie pagate, le malattia coperte e non posso dire che sia un impiego faticoso o usurante. Ma lavorare tutte le domeniche mi pesa, soprattutto da quando sono nate le mie due bambine. E pensare che lo dovrò fare per altri trent'anni mi dà la nausea. A volte vorrei poter programmare qualcosa insieme alla mia famiglia: una gita, un pic nic. Oppure anche far niente e stare insieme a casa». L'inghippo sta nel contratto che Claudia e altri quattro colleghi hanno firmato dieci anni fa.
«All'inizio ho fatto alcuni contratti a termine durante l'estate. Lavoravo in gastronomia. Poi si è presentata la possibilità di entrare a tempo indeterminato: ho firmato senza valutare che nel contratto erano inserite tutte le domeniche ed erano retribuite come gli altri giorni lavorativi. Speravo che col tempo qualcosa cambiasse. Invece solo con la legge Bersani la retribuzione domenicale è stata aumentata del 10%. Da allora niente di più. Ecco perché la direzione quando si tratta di scegliere chi deve lavorare la domenica chiama chi ha un contratto come il mio e lascia a casa chi invece costa di più. Così al lavoro ci ritroviamo sempre gli stessi». La domenica anche il supermercato cambia faccia. «È un lavoro diverso - dice Claudia - tra le una e le 17 i clienti si contano sulle dita di una mano. Invece al mattino c'è un bel po' di movimento. E riconosci meglio la categoria a cui appartiene il cliente che hai davanti. Ad esempio, all'ora di pranzo entrano solo extracomunitari». Dovesse passare la linea della chiusura domenicale la grande distribuzione è pronta a tagliare posti di lavoro, Claudia ha già in mente una passeggiata con tutta la famiglia.
Claudia Alfieri ha 32 anni, dal 1999 sta dietro una cassa: alterna il turno dalle 8.30 alle 12.30 per una settimana, oppure dalle 16.30 alle 20.30 per quella successiva. «Il mio lavoro mi piace - racconta - in busta paga a fine mese arrivo a guadagnare 760 euro per 24 ore settimanali. Ho le ferie pagate, le malattia coperte e non posso dire che sia un impiego faticoso o usurante. Ma lavorare tutte le domeniche mi pesa, soprattutto da quando sono nate le mie due bambine. E pensare che lo dovrò fare per altri trent'anni mi dà la nausea. A volte vorrei poter programmare qualcosa insieme alla mia famiglia: una gita, un pic nic. Oppure anche far niente e stare insieme a casa». L'inghippo sta nel contratto che Claudia e altri quattro colleghi hanno firmato dieci anni fa.
«All'inizio ho fatto alcuni contratti a termine durante l'estate. Lavoravo in gastronomia. Poi si è presentata la possibilità di entrare a tempo indeterminato: ho firmato senza valutare che nel contratto erano inserite tutte le domeniche ed erano retribuite come gli altri giorni lavorativi. Speravo che col tempo qualcosa cambiasse. Invece solo con la legge Bersani la retribuzione domenicale è stata aumentata del 10%. Da allora niente di più. Ecco perché la direzione quando si tratta di scegliere chi deve lavorare la domenica chiama chi ha un contratto come il mio e lascia a casa chi invece costa di più. Così al lavoro ci ritroviamo sempre gli stessi». La domenica anche il supermercato cambia faccia. «È un lavoro diverso - dice Claudia - tra le una e le 17 i clienti si contano sulle dita di una mano. Invece al mattino c'è un bel po' di movimento. E riconosci meglio la categoria a cui appartiene il cliente che hai davanti. Ad esempio, all'ora di pranzo entrano solo extracomunitari». Dovesse passare la linea della chiusura domenicale la grande distribuzione è pronta a tagliare posti di lavoro, Claudia ha già in mente una passeggiata con tutta la famiglia.
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