Il Tirreno

Grosseto

GUERRA DEL COMMERCIO

«Chiusi undici domeniche»

Federico Lazzotti
<strong>IN CODA </strong>Per fare la spesa anche durante i giorni festivi
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IN CODA Per fare la spesa anche durante i giorni festivi

«Negozi chiusi undici domeniche all'anno e cinque festività». Il che significa commercio senza freni nelle altre 41 con una riduzione del 20% rispetto a quello che accade oggi in città. Dopo un primo tentativo di turnazione proposto ai grandi marchi, ecco l'ultima mediazione del Comune nella guerra della vetrina

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GROSSETO. «Negozi chiusi undici domeniche all'anno e cinque festività». Il che significa commercio senza freni nelle altre 41 con una riduzione del 20% rispetto a quello che accade oggi in città. Dopo un primo tentativo di turnazione proposto ai grandi marchi, ecco l'ultima mediazione del Comune nella guerra della vetrina scoppiata dopo l'entrata in vigore del testo unico regionale che dice stop allo shopping domenicale. Domani alle 9 in Comune è in programma l'incontro decisivo nel quale l'amministrazione cercherà di chiudere la trattativa, o almeno di uscire dall'incontro con una sorta di indirizzo prima di stendere il regolamento definitivo. Al tavolo siederanno sindacati, associazioni di consumatori e negozianti, oltre ai delegati della grande distribuzione. La regia è dell'assessore al Commercio Moreno Canuti, al quale, in ogni caso, spetta la decisione finale. Toccherà a lui cercare un punto d'incontro e presentarsi con quello dal sindaco per decidere insieme la linea da seguire.

Il passaggio è delicato, di quelli da bollino rosso. Sul piatto ci sono gli interessi di centinaia di dipendenti e negozianti, migliaia di consumatori, oltre alle grandi catene di distribuzione attente all'evolversi della trattativa anche in vista della prossima apertura dei due grandi centri commerciali.

Cgil e associazione dei consumatori ribadiscono il loro sì all'apertura a tutti i costi. Posti di lavoro a rischio e la vena turistica della città sono i tasti sui quali continuano a battere. Cisl, Confesercenti e Curia spingono, invece, per una riduzione sensibile per «tutelare dipendenti e famiglie invocando una ridistribuzione degli incassi dei festivi negli altri negozi durante il resto della settimana». Al loro fianco scende in campo anche Giorgio Signori, consigliere comunale Udc. In una mozione indirizzata al presidente del consiglio comunale ricorda all'amministrazione come l'indirizzo generale della norma consenta deroghe solo «per comprovate necessità tecniche, per rilevanti esigenze di servizio alla collettività oppure per ragioni di significativa utilità pubblica». I motivi del no li ribadisce il delegato Cisl Alessandro Gualtieri. «Lo shopping festivo non è un servizio essenziale. E da un nostro studio abbiamo accertato che il 50% degli incassi verrebbe ridistribuito. Dunque non si perderebbero posti di lavoro. I grandi marchi - attacca - parlano per sensazioni. Secondo loro i centri commerciali sono solo il luogo adatto dove far passare una giornata ai bambini come ha detto all'ultimo incontro la rappresentante della lega delle cooperative».

In mezzo ai due fuochi c'è l'Ascom che ha proposto una soluzione intermedia in cui dovrebbero essere i singoli commercianti a scegliere se alzare o meno la saracinesca. La sensazione è che la proposta del Comune sia solo un punto di partenza nel tentativo di segnare un limite nella trattativa. Una sorta line di confine da cui partire all'interno della guerra del commercio.

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