Sicurezza
Annegamento
Annega nel fiume davanti al figlio
Federico Lazzotti
Recuperato a 30 metri dalla riva I militari non hanno trovato testimoni Sarà eseguita l'autopsia
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ORBETELLO. Ha chiesto al figlio di andare in paese a comprare delle altre esche per non restare senza. «Vado e torno», gli ha riposto lui lasciando il padre a controllare le canne sistemate lungo l'argine del fiume. È passata meno di mezz'ora, il tempo di percorre un paio di chilometri e fare l'acquisto. Quando il figlio è tornato ha visto il corpo del padre a galla, a circa trenta metri dalla riva.
Antonio Maria Proietti, pescatore per hobby, 72 anni residente a Tuscania in provincia di Viterbo, era già morto quando un carabiniere è sceso in acqua e lo ha trascinato a riva pochi minuti dopo il ritrovamento.
Ieri mattina intorno alle 11.30 lungo l'argine del fiume Albegna in località Barca del Grazi, è atterrato anche l'elisoccorso Pegaso. I sanitari hanno provato anche a rianimare l'uomo. Un tentativo che è servito soltanto a scoprire che l'anziano è deceduto per annegamento. «Dai polmoni - ha spiegato il medico del 118 - è uscita dell'acqua».
Un particolare importante, anche secondo gli inquirenti, perché significa che la vittima quando è caduta nel fiume era ancora viva. Il cadavere, dopo i primi accertamenti, è stato trasportato all'obitorio di Orbetello. Per il momento il pubblico ministero di turno, Massimiliano Rossi, non ha ancora disposto l'autopsia sul corpo dell'anziano, ma da alcune indiscrezioni si capisce che gli esami autoptici saranno effettuati per avere una certezza ulteriore sulle cause del decesso.
«Siamo arrivati al fiume intorno alle 8 in auto per passare insieme una giornata a pesca», ha raccontato il figlio ai carabinieri della compagnia di Orbetello che seguono le indagini. Secondo gli investigatori l'ipotesi più plausibile è che Antonio Proietti, che nei mesi scorsi aveva avuto un grave problema di salute, possa essere stato colto da un malore. Nessun incidente quindi, anche se nessuno sembra aver visto l'uomo cadere. Eppure, proprio in quella zona, sempre lungo l'argine dell'Albegna, sono state costruite alcune abitazioni in cui vivono una decina di persone. In un primo momento alcune di loro hanno detto di aver intravisto qualche strano movimento lungo l'argine, ma davanti ai militari tutti hanno fatto scena muta.
«L'unica speranza di salvarsi - spiegano dal bar Garabombo, un punto di riferimento per pescatori e cacciatori della zona - era che qualcuno lo vedesse mentre cadeva e si buttasse per salvarlo. In quel tratto l'argine è argilloso e se una persona cade in acqua risalire diventa impossibile».
Impossibile sapere se Antonio Maria Proietti, dopo essere caduto, abbia cercato di tornare verso la riva, oppure la corrente lo abbia portato subito al largo. Quando il figlio è arrivato sull'argine, intorno alle 11, la tragedia doveva essere accaduta da pochi minuti. Il corpo dell'uomo era a meno di trenta metri dalla riva, ma troppo lontano per pensare di poterlo salvare.
Antonio Maria Proietti, pescatore per hobby, 72 anni residente a Tuscania in provincia di Viterbo, era già morto quando un carabiniere è sceso in acqua e lo ha trascinato a riva pochi minuti dopo il ritrovamento.
Ieri mattina intorno alle 11.30 lungo l'argine del fiume Albegna in località Barca del Grazi, è atterrato anche l'elisoccorso Pegaso. I sanitari hanno provato anche a rianimare l'uomo. Un tentativo che è servito soltanto a scoprire che l'anziano è deceduto per annegamento. «Dai polmoni - ha spiegato il medico del 118 - è uscita dell'acqua».
Un particolare importante, anche secondo gli inquirenti, perché significa che la vittima quando è caduta nel fiume era ancora viva. Il cadavere, dopo i primi accertamenti, è stato trasportato all'obitorio di Orbetello. Per il momento il pubblico ministero di turno, Massimiliano Rossi, non ha ancora disposto l'autopsia sul corpo dell'anziano, ma da alcune indiscrezioni si capisce che gli esami autoptici saranno effettuati per avere una certezza ulteriore sulle cause del decesso.
«Siamo arrivati al fiume intorno alle 8 in auto per passare insieme una giornata a pesca», ha raccontato il figlio ai carabinieri della compagnia di Orbetello che seguono le indagini. Secondo gli investigatori l'ipotesi più plausibile è che Antonio Proietti, che nei mesi scorsi aveva avuto un grave problema di salute, possa essere stato colto da un malore. Nessun incidente quindi, anche se nessuno sembra aver visto l'uomo cadere. Eppure, proprio in quella zona, sempre lungo l'argine dell'Albegna, sono state costruite alcune abitazioni in cui vivono una decina di persone. In un primo momento alcune di loro hanno detto di aver intravisto qualche strano movimento lungo l'argine, ma davanti ai militari tutti hanno fatto scena muta.
«L'unica speranza di salvarsi - spiegano dal bar Garabombo, un punto di riferimento per pescatori e cacciatori della zona - era che qualcuno lo vedesse mentre cadeva e si buttasse per salvarlo. In quel tratto l'argine è argilloso e se una persona cade in acqua risalire diventa impossibile».
Impossibile sapere se Antonio Maria Proietti, dopo essere caduto, abbia cercato di tornare verso la riva, oppure la corrente lo abbia portato subito al largo. Quando il figlio è arrivato sull'argine, intorno alle 11, la tragedia doveva essere accaduta da pochi minuti. Il corpo dell'uomo era a meno di trenta metri dalla riva, ma troppo lontano per pensare di poterlo salvare.
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