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Nacque morta, medici condannati

Federico Lazzotti
<strong>DIFENSORE.</strong> Luciano Giorgi
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DIFENSORE. Luciano Giorgi

È stato disposto un risarcimento danni immediato di 300 mila euro I genitori: «Giustizia è stata fatta»

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ORBETELLO. Il dottor Ugo Marrucci eseguì il taglio cesareo. Il collega Claudio Ercoli, invece, rimosse utero, ovaie e tube. Durante l'intervento chirurgico effettuato nella notte del 23 novembre 2004 Sofia Labardi non riuscì a vedere la luce: nacque morta all'ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello, mentre sua madre Tiziana Ercoli, subì lesioni talmente gravi che non le consentiranno di avere bambini.

A distanza di quasi 5 anni da quella tragica notte, il giudice Sergio Compagnucci ha condannato i due ginecologi, oggi in pensione, a quattro mesi per omicidio colposo e lesioni gravissimi (la pena è stata condonata e sospesa ndr). Il pubblico ministero Alessandro Leopizzi aveva chiesto nove mesi per Marrucci, 60 anni, e otto per il collega Ercoli, anche lui classe'49, entrambi residenti a Orbetello.

Nella sentenza il giudice ha anche disposto il pagamento immediato di un risarcimento precauzionale di 300 mila euro, mentre i danni saranno valutati in sede civile. Un risarcimento notevolmente inferiore rispetto a quello di oltre tre milioni di euro chiesto dall'avvocato Cristiano Conte che cura gli interessi dei genitori della vittima, anche ieri in aula durante la lettura della sentenza nel tribunale di Orbetello.

Un'udienza fiume, iniziata poco dopo le 12 e finita con la lettura della sentenza quando mancavano pochi minuti alle 15. In tre ore il pm ha ripercorso gli eventi a cavallo tra il 22 e il 23 novembre. A cominciare dalle 10.10 del 23 quando iniziarono ad emergere le prime complicazioni. Una lunga serie di eventi che i vari esperti nominati da accusa e difesa hanno cercato di chiarire per verificare se i due medici che operarono la donna furono o meno colpevoli «di negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle regole dell'arte medica», come scrive lo stesso pm fino a ritardare la decisione di praticare sulla donna il taglio cesareo quando ormai era troppo tardi.

«Siamo contenti - spiegano i genitori tramite il loro legale - che la giustizia abbia certificato che la morte di Sofia, come abbiamo sempre sostenuto, non è stata una tragica fatalità ma esclusivamente dovuta alla colpa dei medici». Una versione contesta durante tutto il processo dal legale dei due ginecologi, l'avvocato Luciano Giorgi. In particolare per quello che riguarda le lesioni alla madre della piccola. «Aspettiamo le motivazioni tra novanta giorni per decidere se fare appello - spiega il legale - Come hanno ripetuto i diretti interessati, dopo il taglio cesareo, si era verificata una emorragia irrefrenabile. Un evento talmente grave - va avanti l'avvocato - che poteva portare senza un intervento tempestivo al decesso della donna».

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