Il Tirreno

Grosseto

DONATRICE E CLANDESTINA

"Vi dono il mio sangue ma voi non mi volete"

"Vi dono il mio sangue ma voi non mi volete"

Ha fatto 16 donazioni negli ultimi 3 anni. Lei si chiama Elisabeth Jaramillo Reyes. E’ peruviana e vive in Italia dal 1996 la donatrice di sangue da record secondo l'Avis. Ma Elisabeth ha un problema: il sogno per lei e la famiglia è la cittadinanza italiana. Ha presentato la domanda a dicembre del 2008, ma da subito le è stato spiegato che c’era da aspettare

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GROSSETO. In Alta Maremma il record della generosità - stiamo parlando di donazioni del sangue - lo ha stabilito senza volerlo una cittadina staniera: 16 donazioni negli ultimi 3 anni. Lei si chiama Elisabeth Jaramillo Reyes. E’ peruviana e vive in Italia dal 1996. Ci ha raccontato di sé, di una storia di (perfetta) integrazione. Ma manca, per adesso, il lieto fine.

Sì, perché il sogno di Lisa (così la chiamano a Roccastrada, il suo paese) è la cittadinanza italiana. Per lei e per la famiglia. Ha presentato la domanda a dicembre del 2008, ma da subito le è stato spiegato che c’era da aspettare. «18-24 mesi - confermano dalla questura di Grosseto - perché i tempi del Ministero dell’Interno sono questi... Per tutti».

Lisa, come detto, è il volontario Avis più generoso della provincia di Grosseto. Ha un marito e 3 figli, una bella casina nel centro storico di Roccastrada: il maschio, minorenne che studia a Grosseto, al Commerciale; la figlia, Tapya, che frequenta economia all’Università degli studi di Siena e che presto otterrà la laurea; un altro figlio appena avviato al lavoro.

E’ arrivata in Italia nel 1996, Lisa. Da sola. Come unico riferimento la madre. Subito, si è rimboccata la maniche per mettersi in regola, trovare un lavoro, spostare la famiglia dal Sudamerica all’Italia. La ricongiunzione è avvenuta nel 1998. D’accordo con il marito ha impostato l’educazione dei figli sull’integrazione, invitandoli a partecipare alla vita di paese, a vivere da cittadini e non da “ospiti stranieri”. Impresa tutt’altro che scontata, eppure riuscita. Oggi sia lei che il signor Reyes lavorano come operai agricoli.

In pratica manca solo un piccolo dettaglio a corononare questa bella, positiva, storia di immigrazione: la cittadinanza italiana per tutti e cinque, a cui Lisa tiene tantissimo. «La domanda in questura - racconta Lisa, senza polemica - l’abbiamo inoltrata circa un anno fa. Abbiamo già avuto un colloquio. I documenti pare che ci siano tutti. Stiamo aspettando nella speranza che non emergano complicazioni o nuove norme che ci danneggiano».

Peraltro in parlamento proprio in questi giorni si stanno ridiscutendo alcune disposizioni in materia. Con la formulazione della legge 94/2009 (il cosiddetto Pacchetto Sicurezza) del luglio scorso la cittadinanza italiana diventa per molti sempre più difficile da ottenere. Le norme dicono che spetta allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica, ma basta poco perché questo elemento di partenza venga inficiato.

Alla domanda, infatti, devono essere allegati atti e certificati comprovanti la presenza di altri requisiti: la residenza legale, appunto, un reddito sufficiente (a discrezione di un’apposita commissione), assenza di precedenti penali. Il tutto, come già detto, da comprovare con i documenti relativi.

«Tutti - conclude Lisa, che mostra sempre un sorriso sereno - sanno che noi siamo qui da oltre dieci anni, che ci comportiamo bene, che lavoriamo e siamo socialmente inseriti. Le donazioni con l’Avis le faccio volentieri, da qualche anno ormai. Non mi pesa. Tutta la famiglia dona il sangue periodicamente. E’ stato anche questo un modo per entrare a far parte della comunità. Non sapevo del record. Me lo hanno detto un paio settimane fa. A me però dispiace quando i miei figli, che si sentono a tutti gli effetti italiani, vanno da qualche parte e vivono il disagio di essere ancora considerati stranieri, come fossero qui da poche ore. Non capiscono perché. Se mia figlia, che ha 22 anni, presto otterrà la laurea in Economia, anche per fare un concorso avrà bisogno della cittadinanza italiana. Per questo motivo ora questa battaglia è fondamentale».

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