La manifestazione
intrusione informatica
Attacco al pc di un medico
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IL PALAZZO di Giustizia di GrossetoSi chiama "Trojan Horse", cioè cavallo di Troia, a significare un modo subdolo per entrare in casa altrui, come quello adottato dai Greci che assediarono la città di Priamo. Non stiamo leggendo un libro di storia ma un manuale di computer: capitolo "pirati informatici"
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GROSSETO. Si chiama "Trojan Horse", cioè cavallo di Troia, a significare un modo subdolo per entrare in casa altrui, come quello adottato dai Greci che assediarono la città di Priamo. Non stiamo leggendo un libro di storia ma un manuale di computer: capitolo "pirati informatici". Un cavallo di questo genere sarebbe stato "lanciato" contro un personal computer collegato ad internet. Un attacco per il quale un giovane di 23 anni, Alessio Rocchi, di Grosseto, è stato condannato a 2 mesi, con i benefici della sospensione e della non menzione, nonché del condono. Assolto invece il padre, coimputato, per non aver commesso il fatto. Una soluzione prospettata anche dal pm onorario Pamela Di Guglielmo che per il figlio aveva però chiesto 4 mesi.
Occorrerà attendere le motivazioni per sapere perché il giudice Puliatti ha condannato il giovane, difeso dall'avvocato Giuseppe Nicosia. Questi era accusato di essersi introdotto abusivamente nel sistema informatico di un medico grossetano di 45 anni. Secondo la denuncia presentata ai carabinieri dal professionista, questi il 28 febbraio 2004 si sarebbe accorto - attraverso il programma di protezione installato sul suo pc - che qualcuno stava cercando di inserirsi: era stato il programma di sicurezza installato ad avvertirlo e a qualificare il virus come "Trojan". La chiamta sarebbe arrivata dalla provincia di Pisa. Il medico aveva lamentato altri attacchi in passato: attacchi tali da distruggere il contenuto dei suoi database e da costringerlo a formattare il computer con la perdita irrimediabile di dati. I carabinieri avevano eseguito una perquisizione quasi un anno dopo (nel gennaio 2005) sequestrando alcuni pc trovati a casa di Rocchi, con l'ipotesi iniziale di danneggiamento. Nel maggio 2006 il sostituto procuratore Navarro, che aveva nominato un perito per eseguire gli accertamenti, aveva disposto il dissequestro delle apparecchiature fatta eccezione per gli hard disk.
La difesa, anche grazie a un proprio perito (il dottor Caccavella), ha cercato di dimostrare che non vi era stata alcuna intrusione, ma solo la comparsa di un segnale di allarme cui non sarebbe seguito alcun "ingresso". Contestata anche la caratteristica del virus.
Occorrerà attendere le motivazioni per sapere perché il giudice Puliatti ha condannato il giovane, difeso dall'avvocato Giuseppe Nicosia. Questi era accusato di essersi introdotto abusivamente nel sistema informatico di un medico grossetano di 45 anni. Secondo la denuncia presentata ai carabinieri dal professionista, questi il 28 febbraio 2004 si sarebbe accorto - attraverso il programma di protezione installato sul suo pc - che qualcuno stava cercando di inserirsi: era stato il programma di sicurezza installato ad avvertirlo e a qualificare il virus come "Trojan". La chiamta sarebbe arrivata dalla provincia di Pisa. Il medico aveva lamentato altri attacchi in passato: attacchi tali da distruggere il contenuto dei suoi database e da costringerlo a formattare il computer con la perdita irrimediabile di dati. I carabinieri avevano eseguito una perquisizione quasi un anno dopo (nel gennaio 2005) sequestrando alcuni pc trovati a casa di Rocchi, con l'ipotesi iniziale di danneggiamento. Nel maggio 2006 il sostituto procuratore Navarro, che aveva nominato un perito per eseguire gli accertamenti, aveva disposto il dissequestro delle apparecchiature fatta eccezione per gli hard disk.
La difesa, anche grazie a un proprio perito (il dottor Caccavella), ha cercato di dimostrare che non vi era stata alcuna intrusione, ma solo la comparsa di un segnale di allarme cui non sarebbe seguito alcun "ingresso". Contestata anche la caratteristica del virus.
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