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Edilizia in ginocchio per la crisi

Enrico Pizzi
<strong>IN CRISI.</strong> Per l’edilizia la vera crisi inizia adesso
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IN CRISI. Per l’edilizia la vera crisi inizia adesso

All'assemblea annuale Brizzi ha tracciato un quadro nero: «Il rischio è che si debba licenziare»

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GROSSETO. Cassa integrazione e, se non basta, licenziamenti. L'edilizia, dopo essere stata a lungo protagonista della crescita economica della provincia, dal 2008 segna il passo e i dati dicono che la crisi è ancora forte.
Il presidente dell'Ance, Andrea Brizzi, nel corso dell'assemblea di ieri, ha invocato un'inversione di tendenza.

Crisi. Brizzi ha rilevato che la crisi sta arrivando «alla base» e se ne stanno accorgendo le aziende edili della provincia di Grosseto che segnano il passo, con una flessione che si aggira intorno al 12%. Così, il presidente provinciale dell'Ance è costretto ad usare toni preoccupati e parla di «settore in difficoltà a causa della riduzione della domanda d'investimento privata» e di una domanda pubblica che «in difetto di risorse, in molti casi è stata condizionata anche dai vincoli di spesa del patto di stabilità interno». Per Brizzi, se le cose andranno avanti così, alle aziende non resterà altro che ricorrere alla cassa integrazione - e il monte ore è già aumentato in modo esponenziale - oppure licenziare.

Il mercato. Brizzi ha riportato i dai dell'osservatorio immobiliare dell'Agenzia del territorio: compravendite di abitazioni in calo del 15,1%, con un «allungamento dei tempi e un aumento del valore dell'invenduto. Dunque le imprese ci pensano bene prima di mettersi a realizzare. Tanto che nel primo semestre del 2009 anche i mutui per investimenti in abitazioni sono stati ridotti così come l'erogazione dei mutui per l'acquisto».

Speranze deluse. Non ha portato benefici - secondo l'Ance - la legge regionale 24 del 2009 che è intervenuta per attualizzare la normativa nazionale sul recupero di volumetrie e la possibilità di demolire e ricostruire. Brizzi ha sostenuto che «la norma regionale è troppo restrittiva» e che «ha vanificato la funzione originale della legge». Così, per esempio, al 20 settembre, nel Comune di Grosseto, c'erano solo 7 pratiche depositate.

Opere pubbliche. L'Ance è preoccupata per «la continua riduzione del mercato dei lavori piccoli e medi», così come ha lamentato che a fronte di un lieve aumento del numero di bandi di gara le imprese locali non riescono a stare su un mercato in cui intervengono imprese esterne che si aggiudicano i lavori con offerte sempre più al ribasso. C'è, poi, l'annoso problema dei ritardi nei pagamenti degli enti pubblici. Ritardi eccessivi che, insieme alle difficoltà col credito, rischiano di mettere in ginocchio le imprese.

Inversione. Brizzi ha invocato un'inversione di tendenza e da enti pubblici e banche. L'Ance chiede un piano di opere pubbliche al di sotto dei 500mila euro, perché più alla portata delle dimensioni dell'imprenditoria locale, ma anche perché potrebbero sfuggire al calcolo dei saldi del patto di stabilità che sta ingessando la capacità di investimento degli enti in opere pubbliche. Anche gli istituti di credito dovranno fare la loro parte, con le imprese e con le famiglie.

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