Finanza
l’ipotesi è di realizzarlo sul Gretano
«Invaso o finiremo a secco»
Guido Fiorini
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Sede del FioraImpianti e investimenti, cauzione, tariffe, crediti da riscuotere, anche un nuovo invaso da realizzare a Civitella per "salvare la Maremma" da una probabile crisi idrica nel giro di pochi anni
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GROSSETO. Impianti e investimenti, cauzione, tariffe, crediti da riscuotere, anche un nuovo invaso da realizzare a Civitella per "salvare la Maremma" da una probabile crisi idrica nel giro di pochi anni: dietro la sua scrivania, nel palazzo celeste come l'acqua del Fiora Spa, il presidente Claudio Ceroni tira una riga dopo un'estate di polemiche scatenate dal "dietro-front" di molti sindaci sui 40 euro di cauzione. Ma anche al termine di un'estate che, evento raro in Maremma, non ha mai visto i rubinetti a secco.
Insomma, la rete perderà anche il 40%, i tubi saranno vecchi e marci, ma una gestione oculata ha quantomeno evitato i disagi.
Strategia comune. Il primo aspetto, su cui il presidente insiste, è la strategia comune: «Serve una politica unitaria e condivisa sul tema acqua. Si tratta di un bene di tutti, che non è né di destra, né di sinistra. Serve una strategia comune. Perché, è bene esser chiari, la Maremma è una zona a rischio. Si fa finta di non vedere, ma entro qualche anno larghe aree rischiano di restare all'asciutto».
Piano d'ambito sbagliato. I piani di ambito, che prevedono gli investimenti, sono sbagliati. Ceroni lo dice senza tanti giri di parole: «Hanno largamente sottostimato le esigenze per garantire un servizio idrico di qualità. Alcuni esempi? La legge Ronchi, poi Matteoli, impone che tutti gli scarichi siano depurati. Ma il piano fissa la realizzazione del depuratore nel 2016. I nostri calcoli fanno prevedere una crisi idrica nel giro di 3-4 anni. Ma anche i dissalatori sono previsti nel 2016. E in Maremma non abbiamo un bacino vero».
Un bacino. La diga di Bilancino, a Firenze (100 milioni di mc di acqua), ha consentito a Firenze, Prato, Pistoia, di "continuare a bere" anche nei momenti difficili. In Maremma c'è solo l'invaso, piccolino, del Bicocchi (100mila mc, un millesimo di Bilancino) che, al massimo, dà una mano alla costa follonichese in estate. «La realizzazione di un invaso non è più rimandabile, altrimenti si rischia di restare all'asciutto. E servirà anche una serie di laghetti più piccoli per l'irrigazione. C'è già un progetto pronto da tempo (nella valle del Gretano, sotto Civitella, circa 4 milioni di mc, ndr), ma al momento non abbiamo i soldi per realizzarlo».
Il problema diventerà pesante soprattutto in estate: «Se mancherà l'acqua porteremo le autobotti, ovvio. Ma avete idea del danno al turismo che può dare un approvigionamento idrico del genere? Eppure i soldi non si trovano».
Gli investimenti. I soldi per gli interventi non ci sono. Ceroni lo dice con forza. Il piano di investimenti previsto dall'Ato consentirà, al massimo, di impedire che le attuali perdite (fra il 40 e il 43% dell'acqua) aumentino. «La legge Galli (varata nel 1994, ndr) ha previsto che gli investimenti vengano coperti dalla tariffa, dal capitale delle aziende e dalle banche. Attualmente noi, pur essendo azienda sana, copriamo con i soldi del credito l'85% di quanto investiamo. I numeri sono questi, non si scappa. La tariffa, che ora è di media meno di un euro al giorno per una famiglia, andrebbe aumentata del 30-40%. Oppure dovremmo tornare alla fiscalità generale, non se ne esce».
Il presidente mette l'accento anche sulla velocità con cui i cantieri potrebbero essere aperti: «Se avessimo i soldi, potremmo aprirli subito. A noi non servono progetti. Sappiamo dove sono i tubi da cambiare, sono lavori semplici. Sarebbe un aiuto importante all'economia, alle aziende del settore».
La cauzione. Ecco, secondo Ceroni, il motivo della cauzione: «Per garantirci questo flusso di denaro le banche vogliono la certezza che noi siamo in grado di riscuotere dagli utenti. Eppure i morosi sono moltissimi. E solo la metà pagano entro la scadenza. Se tutti pagassero puntualmente non dovremmo indebitarci per onorare i nostri impegni. La cauzione serve solo a questo, e infatti tutti i gestori e tutti gli ambiti ce l'hanno».
3000 cartelle. Intanto, però, in attesa che i sindaci decidano cosa fare, dopo aver fatto in molti "marcia indietro" rispetto al voto all'assemblea dell'Ato, il Fiora continua nel recupero dei crediti. «In attesa di sapere della cauzione, abbiamo recuperato 24 milioni di euro negli ultimi tempi. E molti altri sono ancora da recuperare. Noi proseguiamo nel nostro lavoro: proprio in questi giorni sono in
partenza 3000 cartelle, tramite la Gerit, per bollette arretrate non pagate».
Insomma, la rete perderà anche il 40%, i tubi saranno vecchi e marci, ma una gestione oculata ha quantomeno evitato i disagi.
Strategia comune. Il primo aspetto, su cui il presidente insiste, è la strategia comune: «Serve una politica unitaria e condivisa sul tema acqua. Si tratta di un bene di tutti, che non è né di destra, né di sinistra. Serve una strategia comune. Perché, è bene esser chiari, la Maremma è una zona a rischio. Si fa finta di non vedere, ma entro qualche anno larghe aree rischiano di restare all'asciutto».
Piano d'ambito sbagliato. I piani di ambito, che prevedono gli investimenti, sono sbagliati. Ceroni lo dice senza tanti giri di parole: «Hanno largamente sottostimato le esigenze per garantire un servizio idrico di qualità. Alcuni esempi? La legge Ronchi, poi Matteoli, impone che tutti gli scarichi siano depurati. Ma il piano fissa la realizzazione del depuratore nel 2016. I nostri calcoli fanno prevedere una crisi idrica nel giro di 3-4 anni. Ma anche i dissalatori sono previsti nel 2016. E in Maremma non abbiamo un bacino vero».
Un bacino. La diga di Bilancino, a Firenze (100 milioni di mc di acqua), ha consentito a Firenze, Prato, Pistoia, di "continuare a bere" anche nei momenti difficili. In Maremma c'è solo l'invaso, piccolino, del Bicocchi (100mila mc, un millesimo di Bilancino) che, al massimo, dà una mano alla costa follonichese in estate. «La realizzazione di un invaso non è più rimandabile, altrimenti si rischia di restare all'asciutto. E servirà anche una serie di laghetti più piccoli per l'irrigazione. C'è già un progetto pronto da tempo (nella valle del Gretano, sotto Civitella, circa 4 milioni di mc, ndr), ma al momento non abbiamo i soldi per realizzarlo».
Il problema diventerà pesante soprattutto in estate: «Se mancherà l'acqua porteremo le autobotti, ovvio. Ma avete idea del danno al turismo che può dare un approvigionamento idrico del genere? Eppure i soldi non si trovano».
Gli investimenti. I soldi per gli interventi non ci sono. Ceroni lo dice con forza. Il piano di investimenti previsto dall'Ato consentirà, al massimo, di impedire che le attuali perdite (fra il 40 e il 43% dell'acqua) aumentino. «La legge Galli (varata nel 1994, ndr) ha previsto che gli investimenti vengano coperti dalla tariffa, dal capitale delle aziende e dalle banche. Attualmente noi, pur essendo azienda sana, copriamo con i soldi del credito l'85% di quanto investiamo. I numeri sono questi, non si scappa. La tariffa, che ora è di media meno di un euro al giorno per una famiglia, andrebbe aumentata del 30-40%. Oppure dovremmo tornare alla fiscalità generale, non se ne esce».
Il presidente mette l'accento anche sulla velocità con cui i cantieri potrebbero essere aperti: «Se avessimo i soldi, potremmo aprirli subito. A noi non servono progetti. Sappiamo dove sono i tubi da cambiare, sono lavori semplici. Sarebbe un aiuto importante all'economia, alle aziende del settore».
La cauzione. Ecco, secondo Ceroni, il motivo della cauzione: «Per garantirci questo flusso di denaro le banche vogliono la certezza che noi siamo in grado di riscuotere dagli utenti. Eppure i morosi sono moltissimi. E solo la metà pagano entro la scadenza. Se tutti pagassero puntualmente non dovremmo indebitarci per onorare i nostri impegni. La cauzione serve solo a questo, e infatti tutti i gestori e tutti gli ambiti ce l'hanno».
3000 cartelle. Intanto, però, in attesa che i sindaci decidano cosa fare, dopo aver fatto in molti "marcia indietro" rispetto al voto all'assemblea dell'Ato, il Fiora continua nel recupero dei crediti. «In attesa di sapere della cauzione, abbiamo recuperato 24 milioni di euro negli ultimi tempi. E molti altri sono ancora da recuperare. Noi proseguiamo nel nostro lavoro: proprio in questi giorni sono in
partenza 3000 cartelle, tramite la Gerit, per bollette arretrate non pagate».
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