Finanza
Non ci sono i soldi
Salta l'aumento di capitale del Coseca
Guido Fiorini
◗
Il sindaco di Grosseto, Emilio BonifaziSalta la ricapitalizzazione del Coseca decisa nell'ultima assemblea dei soci. E con la ricapitalizzazione salta anche il piano di investimenti previsto dall'azienda per i prossimi mesi. Nonostante l'azienda sia tornata in attivo
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GROSSETO. Salta la ricapitalizzazione del Coseca decisa nell'ultima assemblea dei soci. E con la ricapitalizzazione salta anche il piano di investimenti previsto dall'azienda per i prossimi mesi. Nonostante l'azienda sia tornata in attivo, in assenza del milione e mezzo di euro (in tre rate) che doveva arrivare dal trenta settembre al 31 marzo 2010, dovranno essere rivisti tutti i programmi.
A fare marcia indietro è stato il Comune di Grosseto, che detiene il 31,5% dell'azienda. Ma già qualche tempo fa anche il Comune di Follonica (17% delle azioni), aveva comunicato che non aveva i soldi da versare. E senza la metà degli azionisti, di fatto a saltare è tutto il piano. Eppure il 16 aprile scorso, in sede di assemblea, l'aumento di capitale da 719mila euro a 2 milioni 219mila euro era stato votato da tutti i Comuni quasi all'unanimità. Solo Monte Argentario (9,26%) disse di no. Grosseto avrebbe dovuto versare 473mila in tre anni, con una prima rata da 118mila euro al 30 settembre, ma qualche giorno fa il sindaco ha scritto al Coseca comunicando la rinuncia alla capitalizzazione.
«È vero - commenta il sindaco Emilio Bonifazi -, non ricapitalizziamo. Non ci sono i soldi. Un po' è il patto di stabilità, ma soprattutto sono i costi in continuo aumento per i rifiuti che ci stanno strozzando. Ogni anno le cifre aumentano in modo esponenziale, perché purtroppo in Maremma non abbiamo l'impiantistica necessaria per essere autosufficienti. Il ciclo, in sostanza, non è chiuso. E non ce lo possiamo permettere».
Quindi la Maremma, di fatto, è costretta ad "esportare" i rifiuti.
«Il vero business dei rifiuti, purtroppo, è il trasporto. E noi, senza impianti nostri, lo subiamo in pieno, con costi crescenti. Siamo costretti a portare l'organico fino a Montespertoli. Gli ingombranti vanno alla Tred a Livorno. E la differenziata, a parte una percentuale che finisce nella nostra piattaforma Ecolat, va alla Revet a Pontedera ed Empoli. Così spendiamo veramente troppo, non possiamo andare avanti a lungo».
Quindi, finché non ci saranno gli impianti, i Comuni sono in difficoltà a ricapitalizzare.
«Stiamo facendo i conti adesso, ma l'aggravio di spesa, rispetto all'anno scorso, è molto elevato (pare intorno ai 2 milioni di euro, ndr). È chiaro che per uscire da questa situazione serve il compostaggio alle Strillaie, serve una discarica speciale per il percolato e va terminato l'impianto per la produzione del Cdr, sempre alle Strillaie. Pe fortuna che, almeno questo, è a buon punto. L'azienda (la Futura, ndr) sta lavorando alacremente. Quando il ciclo sarà chiuso, faremo anche altri investimenti».
E poi c'è l'inceneritore.
«Non voglio entrare nel merito delle polemiche di questi giorni, visto che, da sindaco di Follonica, a quell'impianto mi opposi. Non nel merito però. Ero contrario perché allora si disse che sarebbe stato per le sole necessità della Provincia di Grosseto. Invece qui la produzione di Cdr si stima in circa 40-50mila tonnellate e quello è un impianto che guadagna se ne brucia 120mila. E può essere portato fino a 200mila. Inoltre produce energia e quindi, in base a un decreto del Governo Dini, si parla del 1994, è di fatto una centrale elettrica».
A fare marcia indietro è stato il Comune di Grosseto, che detiene il 31,5% dell'azienda. Ma già qualche tempo fa anche il Comune di Follonica (17% delle azioni), aveva comunicato che non aveva i soldi da versare. E senza la metà degli azionisti, di fatto a saltare è tutto il piano. Eppure il 16 aprile scorso, in sede di assemblea, l'aumento di capitale da 719mila euro a 2 milioni 219mila euro era stato votato da tutti i Comuni quasi all'unanimità. Solo Monte Argentario (9,26%) disse di no. Grosseto avrebbe dovuto versare 473mila in tre anni, con una prima rata da 118mila euro al 30 settembre, ma qualche giorno fa il sindaco ha scritto al Coseca comunicando la rinuncia alla capitalizzazione.
«È vero - commenta il sindaco Emilio Bonifazi -, non ricapitalizziamo. Non ci sono i soldi. Un po' è il patto di stabilità, ma soprattutto sono i costi in continuo aumento per i rifiuti che ci stanno strozzando. Ogni anno le cifre aumentano in modo esponenziale, perché purtroppo in Maremma non abbiamo l'impiantistica necessaria per essere autosufficienti. Il ciclo, in sostanza, non è chiuso. E non ce lo possiamo permettere».
Quindi la Maremma, di fatto, è costretta ad "esportare" i rifiuti.
«Il vero business dei rifiuti, purtroppo, è il trasporto. E noi, senza impianti nostri, lo subiamo in pieno, con costi crescenti. Siamo costretti a portare l'organico fino a Montespertoli. Gli ingombranti vanno alla Tred a Livorno. E la differenziata, a parte una percentuale che finisce nella nostra piattaforma Ecolat, va alla Revet a Pontedera ed Empoli. Così spendiamo veramente troppo, non possiamo andare avanti a lungo».
Quindi, finché non ci saranno gli impianti, i Comuni sono in difficoltà a ricapitalizzare.
«Stiamo facendo i conti adesso, ma l'aggravio di spesa, rispetto all'anno scorso, è molto elevato (pare intorno ai 2 milioni di euro, ndr). È chiaro che per uscire da questa situazione serve il compostaggio alle Strillaie, serve una discarica speciale per il percolato e va terminato l'impianto per la produzione del Cdr, sempre alle Strillaie. Pe fortuna che, almeno questo, è a buon punto. L'azienda (la Futura, ndr) sta lavorando alacremente. Quando il ciclo sarà chiuso, faremo anche altri investimenti».
E poi c'è l'inceneritore.
«Non voglio entrare nel merito delle polemiche di questi giorni, visto che, da sindaco di Follonica, a quell'impianto mi opposi. Non nel merito però. Ero contrario perché allora si disse che sarebbe stato per le sole necessità della Provincia di Grosseto. Invece qui la produzione di Cdr si stima in circa 40-50mila tonnellate e quello è un impianto che guadagna se ne brucia 120mila. E può essere portato fino a 200mila. Inoltre produce energia e quindi, in base a un decreto del Governo Dini, si parla del 1994, è di fatto una centrale elettrica».
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