Il Tirreno

Grosseto

QUANTO COSTA IL CARO ESTINTO

Cimitero che vai, tariffa che trovi

Claudio Bottinelli
<strong>IL CARO ESTINTO </strong>Il cimitero di Sterpeto. A destra lumino acceso per il grande Totò
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IL CARO ESTINTO Il cimitero di Sterpeto. A destra lumino acceso per il grande Totò

"'A morte 'ossaje ched'è?... è una livella". Lo scrisse il grande Totò nella celebre poesia che ricorda come da morti tutti gli esseri umani sono uguali. Vero? "Ma mi faccia il piacere!..." avrebbe certamente aggiunto Totò se avesse avuto sott'occhio i costi delle lampade votive

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GROSSETO. "'A morte 'ossaje ched'è?... è una livella". Lo scrisse il grande Totò nella celebre poesia che ricorda come da morti tutti gli esseri umani sono uguali. Vero? "Ma mi faccia il piacere!..." avrebbe certamente aggiunto Totò se avesse avuto sott'occhio i costi delle lampade votive, o meglio i canoni annuali che vengono richiesti per tenere accesi i lumini delle tombe nei cimiteri della provincia di Grosseto. Perché se è vero come è vero che un lumino a Massa Marittima consuma, per restare acceso un anno, la stessa elettricità di un lumino dell'Argentario, e lo stesso vale per qualunque altro lumino di qualunque altro cimitero, ebbene il canone annuale richiesto alle famiglie dei morti per tenere accese quelle luci del dolore e del ricordo varia, e di molto.

Certo, le cifre rimangono sempre basse e dunque si finisce per non farci caso. Ma viene da chiedersi, fatto il giro della provincia, com'è possibile che a Santa Fiora bastino 7 euro l'anno per il lumino della tomba, mentre a Castiglione se ne fanno pagare 19 e a Grosseto si raggiunge il top provinciale: 26 euro l'anno (che arrivano a 31,20 euro con l'Iva) al cimitero comunale di Sterpeto e 25 al cimitero della Misericordia, comunque privato e dunque fuori dal confronto. Insomma, con quello che si paga a Sterpeto per un lumino, se ne terrebbero accesi quasi quattro a Santa Fiora. Una disparità inspiegabile.

Sembrano pochi soldi, ma andando più a fondo nel ragionamento, le cifre si fanno "pesanti". Perché considerando che al Cimitero di Sterpeto ci sono - a quel che ci dicono - almeno ventimila tombe con il lumino, se venisse fatto pagare quel che si paga a Santa Fiora, chi gestisce il cimitero incasserebbe almeno 500mila euro in meno ogni anno. Mezzo milione solo per i lumini. Non poco.

Ora, visto che i costi per alimentare con l'elettricità quelle piccole lampade sono evidentemente gli stessi, dal momento che l'Enel vuole gli stessi soldi da Grosseto a Sorano, a cosa si deve tanta, esagerata differenza?Perché qui si parla della spesa della luce dei lumini, non di altro, non del loro costo di installazione che varia anche quello da un posto all'altro, da un tipo all'altro. E chi stabilisce il canone annuale per i lumini delle tombe? E come vengono impiegati quei soldi?

In pratica - ci spiega un addetto ai lavori - la gestione dei lumini delle tombe viene assegnata, di solito, attraverso una gara di appalto a ditte specializzate. Non a caso in provincia di Grosseto sono una decina almeno le ditte che se ne occupano.

È il Comune che stabilisce quanto far pagare (e dunque il tanto o il poco lo decide chi amministra il Comune) e il lavoro viene assegnato alla ditta che sulla base di quella cifra lascia al Comune la percentuale più elevata di incasso. Ci sono Comuni che decidono di far pagare poco e si accontentano di incassare, loro, poco; ci sono Comuni che rientrano nella media (fra i 10 e i 15 euro l'anno, nella nostra provincia) e incassano in conseguenza; ci sono infine Comuni che da quei lumini del dolore e della pietà cercano di tirar fuori qualcosa di più. Non - per carità - in una sorta di "speculazione sul caro estinto", ma per raggranellare soldi che poi verranno spesi per la comunità in altro modo.

Niente di scandaloso, insomma. Ma i cittadini, che ne dicono? Non faranno certo spegnere i lumini sulle tombe dei loro cari solo perché pagano quattro volte quel pagano altri in altri Comuni. Questo no. Non sono cifre che fanno paura. Però, se potessero capire il perché, sarebbero meno amareggiati da quello che qualcuno considera un balzello eccessivo. Chissà, forse spiegando come vengono impiegati quei soldi in più, chi li paga li darebbe più volentieri. E Totò non avrebbe da aggiungere il suo "Ma mi faccia il piacere!" agli splendidi versi della sua "'a livella".

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