Sicurezza
GROSSETO
Il caso-gazebo scuote il palazzo
Emilio Guariglia
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GAZEBO. Il caso torna con forza di attualitàSlittano gli altri procedimenti: gli avvocati chiedono tempo per capire come difendere i clienti
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GROSSETO. Due dipendenti dell'ufficio urbanistica ed edilizia privata del Comune di Grosseto condannate dal Tribunale per il "caso gazebo". Una sentenza choc, che rischia di far esplodere a Palazzo un bubbone gonfio ormai da più di un anno. Queste condanne, infatti, potrebbero essere solo le prime di una lunga serie. E i dipendenti si sentono capri espiatori.
Vittime sacrificali - dicono i loro avvocati - di una vicenda nella quale neppure avrebbero dovuto essere chiamati in causa. E per la quale almeno sette persone di quell'ufficio, oggi, rischiano di dover pagare somme astronomiche (paragonabili ad anni di stipendio), oltreché di ritrovarsi la fedina penale macchiata. Per questo ieri, il giorno dopo la sentenza, l'amministrazione comunale non ha esitato a prendere netta posizione a loro fianco, così come i sindacati. Questi ultimi lasciando intendere che la faccenda potrebbe avere gravi ripercussioni nei rapporti fra dipendenti ed ente.
La situazione in effetti è drammatica. L'inchiesta sui gazebo a servizio di bar e ristoranti cittadini ha portato al sequestro di oltre 20 "manufatti precari", e all'avvio di altrettanti procedimenti penali a carico di committenti, progettisti e tecnici dell'ufficio urbanistica, tutti accusati di abuso edilizio in concorso. All'ufficio urbanistica del Comune lavorano, oggi, 11 persone. Sette delle quali si trovano imputate nei vari processi. Per capirsi, il solo dirigente ha 9 avvisi di garanzia sul groppone per aver firmato come responsabile altrettante concessioni. Giovedì il giudice Addimandi - sentenziando sul caso del gazebo costruito dal ristorante Big Pizza in via IV Novembre - ha condannato il tecnico istruttore Stefania Radi e il funzionario responsabile Rosanna Chionsini a 4 mesi e 12mila euro di multa ciascuna. Se i giudici, nei prossimi processi, confermassero questo orientamento, il dirigente potrebbe ritrovarsi con 3 anni di reclusione e quasi 120mila euro di multe da pagare. E gli altri più o meno come lui.
Tra giovedì e ieri, in Tribunale, si sono celebrate udienze per i gazebo dell'Arcimboldo, del Green Bar e del Vignaccio, in tutti e tre i casi con rinvio della sentenza ai prossimi mesi. Mesi nei quali gli avvocati difensori intendono affilare le armi, magari dopo aver letto le motivazioni della sentenza sul Big Pizza, che ha disposto tra l'altro l'assoluzione dei committenti.
In particolare i legali si chiedono perché vengano puniti proprio gli unici soggetti che sui gazebo non avevano alcun interesse. I committenti, infatti, costruiscono il manufatto per ampliare le loro attività commerciali; i progettisti vengono pagati per i progetti; i costruttori per il lavoro; gli amministratori comunali (coloro cioè che hanno approvato, tra il 1995 e il 1996, i regolamenti in materia definiti poi "illegittimi" dalla magistratura) ci guadagnano in consenso politico dando impulso alle imprese. I dipendenti comunali, invece, da quelle firme (apposte ai progetti in osservanza ai regolamenti comunali), non guadagnavano nulla. Eppure solo loro (oltre al progettista) ora pagano, mentre ai committenti si riconosce la buona fede e gli amministratori neppure vengono chiamati in causa.
È per questo che tecnici e funzionari dell'ufficio urbanistica, al di là della solidarietà incassata in queste ore, sono in fibrillazione. A breve incontreranno il sindaco, ma c'è già chi - da fonte sindacale - ipotizza una richiesta di trasferimento in massa. Il che significherebbe paralizzare uno degli uffici più importanti per i cittadini.
Vittime sacrificali - dicono i loro avvocati - di una vicenda nella quale neppure avrebbero dovuto essere chiamati in causa. E per la quale almeno sette persone di quell'ufficio, oggi, rischiano di dover pagare somme astronomiche (paragonabili ad anni di stipendio), oltreché di ritrovarsi la fedina penale macchiata. Per questo ieri, il giorno dopo la sentenza, l'amministrazione comunale non ha esitato a prendere netta posizione a loro fianco, così come i sindacati. Questi ultimi lasciando intendere che la faccenda potrebbe avere gravi ripercussioni nei rapporti fra dipendenti ed ente.
La situazione in effetti è drammatica. L'inchiesta sui gazebo a servizio di bar e ristoranti cittadini ha portato al sequestro di oltre 20 "manufatti precari", e all'avvio di altrettanti procedimenti penali a carico di committenti, progettisti e tecnici dell'ufficio urbanistica, tutti accusati di abuso edilizio in concorso. All'ufficio urbanistica del Comune lavorano, oggi, 11 persone. Sette delle quali si trovano imputate nei vari processi. Per capirsi, il solo dirigente ha 9 avvisi di garanzia sul groppone per aver firmato come responsabile altrettante concessioni. Giovedì il giudice Addimandi - sentenziando sul caso del gazebo costruito dal ristorante Big Pizza in via IV Novembre - ha condannato il tecnico istruttore Stefania Radi e il funzionario responsabile Rosanna Chionsini a 4 mesi e 12mila euro di multa ciascuna. Se i giudici, nei prossimi processi, confermassero questo orientamento, il dirigente potrebbe ritrovarsi con 3 anni di reclusione e quasi 120mila euro di multe da pagare. E gli altri più o meno come lui.
Tra giovedì e ieri, in Tribunale, si sono celebrate udienze per i gazebo dell'Arcimboldo, del Green Bar e del Vignaccio, in tutti e tre i casi con rinvio della sentenza ai prossimi mesi. Mesi nei quali gli avvocati difensori intendono affilare le armi, magari dopo aver letto le motivazioni della sentenza sul Big Pizza, che ha disposto tra l'altro l'assoluzione dei committenti.
In particolare i legali si chiedono perché vengano puniti proprio gli unici soggetti che sui gazebo non avevano alcun interesse. I committenti, infatti, costruiscono il manufatto per ampliare le loro attività commerciali; i progettisti vengono pagati per i progetti; i costruttori per il lavoro; gli amministratori comunali (coloro cioè che hanno approvato, tra il 1995 e il 1996, i regolamenti in materia definiti poi "illegittimi" dalla magistratura) ci guadagnano in consenso politico dando impulso alle imprese. I dipendenti comunali, invece, da quelle firme (apposte ai progetti in osservanza ai regolamenti comunali), non guadagnavano nulla. Eppure solo loro (oltre al progettista) ora pagano, mentre ai committenti si riconosce la buona fede e gli amministratori neppure vengono chiamati in causa.
È per questo che tecnici e funzionari dell'ufficio urbanistica, al di là della solidarietà incassata in queste ore, sono in fibrillazione. A breve incontreranno il sindaco, ma c'è già chi - da fonte sindacale - ipotizza una richiesta di trasferimento in massa. Il che significherebbe paralizzare uno degli uffici più importanti per i cittadini.
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