Il Tirreno

Grosseto

ESEMPIO DI INTEGRAZIONE

Valentina e Djibrilabbattono i muri amandosi da 6 anni

Bianca Zaccherotti
<strong>CON LA BIMBA.</strong> A loro affidata
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CON LA BIMBA. A loro affidata

Non sono i soli. Ormai le coppie miste, di diversa nazionalità, diversa religione e diverso colore di pelle sono sempre più numerose anche in Maremma. Ma questi due sono speciali

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GROSSETO. Non sono i soli. Ormai le coppie miste, di diversa nazionalità, diversa religione e diverso colore di pelle sono sempre più numerose anche in Maremma. Ma questi due sono speciali.
Si sono sposati tre volte e intendono farlo una quarta, forse a Las Vegas, (come conferma del nostro amore - dicono). Lui, senegalese, a tutto pensava meno che a trasferirsi in Italia. Lui, musulmano, si è sposato con una cattolica all'Addolorata (rito interreligioso) e per farlo ha seguito il corso di preparazione, mentre, nel contempo, rispettava il ramadan. Entrambi restano della loro religione.

Una casa piccola la loro, ma elegante e ordinata; una casa che profuma di Africa e di Italia, un mix di oggetti, colori e persone.
A fare gli onori di casa è una bimbetta africana; si chiama Fatou, sei anni, in prima elementare da pochi giorni. Spunta, poi, nonna Fernanda, grossetana doc, poi Valentina Petrini e, infine il marito Djibril Ba.
Valentina, 32 anni, e Djibril, 28 anni, sono sposati dal 2003 e Fatou, che intanto illustra a chi vuole ascoltarla la sua collezione di cartoni animati, non è figlia loro.
Allora perché chiama mamma Valentina? «Fatou - spiega la grossetana - è figlia di un fratello di mio marito che ha ben cinque figli e non è facile. Al momento l'abbiamo in affido, ma abbiamo iniziato le pratiche per l'adozione».

Ma a Fatou non manca il Senegal? «Per niente, io voglio stare qui». Risponde la piccola con uno spiccato accento maremmano. La mamma affidataria le dice che però in Senegal ci andranno spesso, in modo che possa frequentare anche i suoi fratelli.
Tra Djibril e Valentina tutto è iniziato nel 2003 quando la grossetana, che lavorava come guida turistica per Alpitour fu inviata, a sorpresa, in Senegal al posto di un'altra. «In quel momento - racconta - ero in Spagna e, sinceramente, non avevo voglia di partire per l'Africa nell'arco di due soli due giorni, ma l'agenzia insistette e così, ottenni qualche giorno in più, e andai». Una settimana dopo era nel villaggio turistico di Saly, nota località turistica senegalese, dove lavorava anche il futuro marito.

«Sono arrivata in febbraio - racconta Valentina - e il 21 novembre dello stesso anno ci siamo sposati a Saly con rito civile, ovviamente dopo che Djibril sottoscrisse il giuramento di monogamia, altrimenti non l'avrei sposato». I due ridono.
«Non c'era alcun bisogno che me lo chiedesse - interviene il marito -, sebbene mio padre abbia tre mogli sono sempre stato un monogamo convinto. La tradizione? È stata rispettata: mi sono sposato tre volte, con la stessa donna».

«È vero - interviene la moglie -; il 14 gennaio del 2004 ci siamo uniti in matrimonio con rito tradizionale musulmano; io indossavo il vestito tradizionale e c'erano più di trecento invitati. I festeggiamenti, secondo la tradizione, durano una settimana, ma noi li abbiamo ridotti a un solo giorno. Non ho voluto neanche che fosse ucciso un montone in mio onore, come da tradizione. Devo dire che non ci sono stati problemi, anzi la vastissima famiglia di mio marito (Djibril ha 11 fratelli e 33 nipoti) mi ha accettata subito dimostrandomi grande affetto».
I due sono rimasti in Senegal un anno e mezzo e per otto mesi hanno abitato in una stanzetta senza acqua e luce. «Mia madre - dice Valentina - era terrorizzata. Io non ero mai stata così felice». «La casa di mio padre è molto grande - interviene il marito -, avremmo potuto andare a vivere là, ma io, pur amando la mia famiglia, preferisco l'indipendenza».

Quando Valentina si ammala la coppia decide di trasferirsi in Italia. «Non avrei mai creduto - dice Djibril - che un giorno avrei lasciato il mio Paese. D'altra parte, prima di conoscere Valentina ero deciso a non sposarmi. È la prima donna che ho veramente amato. Ciò che conta è il cuore - aggiunge, toccandosi il petto -; io ero consapevole che non sarebbe stato facile integrarmi, ma sapevo che ero più forte di lei. Ce l'avrei fatta. E così è stato. A lavoro (è operaio alla Metalmaremma e istruttore di fitness in due palestre) all'inizio non è stato facile ma con il passare del tempo i miei compagni di lavoro sono diventati miei amici».
Difficile anche il primo approccio con la famiglia di Valentina; l'osso più duro è stata proprio nonna Fernanda. Siccome Valentina lavora in un'agenzia immobiliare ed è molto occupata e siccome a lui piace stare ai fornelli, il cuoco di casa è Djibril. «Ma quando ci siamo seduti a tavola per la prima volta - racconta Valentina - nonna ha detto "il pane tagliato con quelle mani nere io non lo tocco". Ora vuole più bene a lui che a me».
La nonna, interrogata, risponde decisa: «Certo che voglio bene a Valentina, ma lui è meglio».

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