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GROSSETO

24 anni al killer dell'Amiata

Federico Lazzotti
24 anni al killer dell'Amiata

Bastano nove minuti per chiudere il processo di primo grado sul delitto dell'Amiata. Tanto serve al giudice Pietro Molino per leggere la sentenza nella quale condanna Aldo Staiani, 28 anni per l'omicidio di Silvana Abate, 72, uccisa con 12 coltellate il 10 luglio 2008 nella sua villa della Foresta

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GROSSETO. Bastano nove minuti per chiudere il processo di primo grado sul delitto dell'Amiata. Tanto serve al giudice Pietro Molino per leggere la sentenza nella quale condanna Aldo Staiani, 28 anni per l'omicidio di Silvana Abate, 72, uccisa con 12 coltellate il 10 luglio 2008 nella sua villa della Foresta, frazione alle porte di Arcidosso. «Ventiquattro anni di carcere», si legge nella sentenza con rito abbreviato, uno in più rispetto a quanto richiesto dal pubblico ministero Alessandro Leopizzi.
Al termine dell'udienza, fuori dall'aula al secondo piano del tribunale di Grosseto, l'unico rumore sono le lacrime della madre del cuoco salentino, arrestato il 7 novembre scorso dopo quattro mesi di indagini condotte dai carabinieri di Arcidosso e dei colleghi nel nucleo investigativo. A incastrare Aldo Staiani, sposato e padre di un bambino, una telefonata fatta alla vittima il giorno prima dell'omicidio e la prova del Dna confrontando quello del sospettato con le tracce ematiche rinvenute sotto le unghie della vedova Francescatti.

«Un delitto delle nuove povertà», lo definì lo stesso pubblico ministero il giorno in cui Staiani confessò davanti al giudice di essere il killer dell'Amiata. E di aver ucciso dopo «aver passato l'ultima settimana mangiando un panino a pranzo e a cena una coppetta di gelato». Una ricostruzione, vista la pena, accolta in buona parte dal giudice che ha riconosciuto le circostanze attenuanti generiche equiparate alle aggravanti. Ci sarà ora da aspettare novanta giorni, il tempo previsto per la consegna delle motivazioni, per capire quali siano le attenuanti prese in considerazione dal giudice. Anche se la giovane età di Staiani e la sua confessione hanno certamente giocato un ruolo determinante nel conteggio della pena.

«Il giudice - spiegano Marco Picchi e Massimiliano Petrachi, legali di Staiani - ha sostanzialmente accolto la richiesta del pubblico ministero. E ha dimostrato di condividerne l'impostazione. Per quanto ci riguarda è un risultato sicuramente accettabile considerato il fatto che si poteva arrivare all'ergastolo seppur nell'ambito del giudizio abbreviato. È da presumersi che sia stata valorizzata la condotta di Staiani e della sua confessione. Rimane il fatto che la difesa aveva chiesto che le attenuanti fossero riconosciute prevalenti e questo avrebbe determinato l'applicazione di una pena ulteriormente ridotta. E su questo punto, lette le motivazioni, sarà possibile - concludono - valutare la possibilità di un appello volto a conseguire una riduzione della pena».

Il giudice ha disposto anche il risarcimento provvisionale delle quattro parti civili (i quattro figli della vittima ndr) in 50 mila euro a testa. Nella prima udienza, a inizio di luglio, l'avvocato della famiglia Francescatti, Gabriella Sarteani aveva richiesta un risarcimento complessivo di due milioni di euro, dieci volte quello deciso dal giudice. «È una condanna - spiega l'avvocato Sarteani - che ci soddisfa parzialmente». Due gli elementi che non convincono la parte civile, la ricostruzione del delitto: prima la rapina e poi il delitto e non il contrario e la confessione resa da Staiani «quando aveva le manette».

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