Attenzione
OPERAZIONE SOLIDARIETÀ
Ospedale roccastradino in Etiopia
Gabriele Baldanzi
Un ignoto benefattore maremmano ha scelto di aiutare l'Africa. Sarà intitolato a don Biagio Bailo, indimenticato sacerdote di Roccastrada, il nuovo ospedale pediatrico di Adigrat, città con un milione di abitanti in pieno teatro di guerra tra Etiopia ed Eritrea
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ROCCASTRADA. Un ignoto benefattore maremmano ha scelto di aiutare l'Africa. Sarà intitolato a don Biagio Bailo, indimenticato sacerdote di Roccastrada, il nuovo ospedale pediatrico di Adigrat, città con un milione di abitanti in pieno teatro di guerra tra Etiopia ed Eritrea. Alla presenza del consigliere dell'ambasciata etiope a Roma, Beide Melaku, è stato ufficialmente presentato, nei giorni scorsi, a Roccastrada, il progetto della struttura. L'ospedale sarà inaugurato il prossimo novembre, quando con una cerimonia sarà consegnato al governo del Tigrai. Melaku, in visita in Maremma, ha sottolineato che, grazie all'Italia, la sanità etiope - e quella della regione del Tigrai in particolare - sta compensando i ritardi sui programmi di ammodernamento. Ad Adigrat, per esempio, ci sono soltanto sei medici per un milione di abitanti e nessun pediatra.
«L'opera - spiega il presidente dell'associazione Roccastradini nel Mondo, Giorgio Martellucci - è un'intuizione del benefattore, non è nuovo a iniziative del genere (un'altra opera simile è attualmente in costruzione in Nigeria) il quale con la collaborazione del nostro segretario, l'ingegner Mario Amerini, ha affidato l'edificazione del complesso alla onlus romana Iismas e al governo etiope».L'ospedale è quasi finito. Risulta costituito da 700 metri quadri destinati a pediatria, ginecologia ed ostetricia.
Avrà 34 posti letto e verrà attrezzato con la migliore tecnologia sanitaria, proveniente dall'Italia. Il costo dell'opera dovrebbe aggirarsi sugli 800 mila euro. Inoltre il complesso sarà corredato da una palazzina alloggio per i volontari italiani.
Anche il sindaco di Roccastrada Giancarlo Innocenti, sabato scorso, in un intervento a sostegno del progetto, ha sottolineato l'importanza di sapere Roccastrada ai primi posti in Toscana nella solidarietà internazionale, evidenziando come l'iniziativa sia la punta massima di espansione delle attività dell'associazione e come il nome di Biagio Bailo sia perfettamente calzante con il contesto in cui si è andati ad operare.
«Aver intuito le potenzialità di una struttura sanitaria di questo tipo in Etiopia - ha concluso Amerini, consulente tecnico del progetto per conto del finanziatore anonimo - non solo fa giustizia nei rapporti con un paese che è stato particolarmente amato e oppresso dalla nostra storia ma si pone anche come baluardo per decelerare il processo di emigrazione da Eritrea ed Etiopia verso l'Italia, che vede troppo spesso soccombere in mare una gran massa di clandestini che fuggono dai teatri di guerra africani».
«L'opera - spiega il presidente dell'associazione Roccastradini nel Mondo, Giorgio Martellucci - è un'intuizione del benefattore, non è nuovo a iniziative del genere (un'altra opera simile è attualmente in costruzione in Nigeria) il quale con la collaborazione del nostro segretario, l'ingegner Mario Amerini, ha affidato l'edificazione del complesso alla onlus romana Iismas e al governo etiope».L'ospedale è quasi finito. Risulta costituito da 700 metri quadri destinati a pediatria, ginecologia ed ostetricia.
Avrà 34 posti letto e verrà attrezzato con la migliore tecnologia sanitaria, proveniente dall'Italia. Il costo dell'opera dovrebbe aggirarsi sugli 800 mila euro. Inoltre il complesso sarà corredato da una palazzina alloggio per i volontari italiani.
Anche il sindaco di Roccastrada Giancarlo Innocenti, sabato scorso, in un intervento a sostegno del progetto, ha sottolineato l'importanza di sapere Roccastrada ai primi posti in Toscana nella solidarietà internazionale, evidenziando come l'iniziativa sia la punta massima di espansione delle attività dell'associazione e come il nome di Biagio Bailo sia perfettamente calzante con il contesto in cui si è andati ad operare.
«Aver intuito le potenzialità di una struttura sanitaria di questo tipo in Etiopia - ha concluso Amerini, consulente tecnico del progetto per conto del finanziatore anonimo - non solo fa giustizia nei rapporti con un paese che è stato particolarmente amato e oppresso dalla nostra storia ma si pone anche come baluardo per decelerare il processo di emigrazione da Eritrea ed Etiopia verso l'Italia, che vede troppo spesso soccombere in mare una gran massa di clandestini che fuggono dai teatri di guerra africani».
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