Sicurezza
Da Follonica a Orbetello
La medusa è l'ospite di fine stagione
Gabriele Baldanzi
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INVASIONE Da Follonica a Orbetello le meduse sono arrivate sul litorale maremmano al termine della stagione Il picco tra Giglio e GiannutriNegli ultimi giorni sono quasi arrivate sulla battigia. A Marina di Grosseto, in alcuni tratti della costa castiglionese, a Porto Ercole e a Follonica, basta tuffarsi in acqua, fare due passi o qualche bracciata ed ecco subito i primi avvistamenti
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GROSSETO. Negli ultimi giorni sono quasi arrivate sulla battigia. A Marina di Grosseto, in alcuni tratti della costa castiglionese, a Porto Ercole e a Follonica, basta tuffarsi in acqua, fare due passi o qualche bracciata ed ecco subito i primi avvistamenti.
Meduse di piccole dimensioni che ti circondano e scoraggiano il bagno. Al punto che la cattura di questi animali, una specie urticante del genere Rhizostoma, è diventata anche un divertente gioco per i ragazzini, armati di secchiello e retino.
Già nella seconda quindicina di agosto nel Tirreno era aumentata la presenza dei temibili celenterati. Adesso, lungo il tratto di litorale che va da Talamone fino a Castiglione, è un'autentica invasione; per fortuna che la stagione turistica legata al mare è quasi agli sgoccioli. Negli ultimi anni il fenomeno si è sempre verificato: quando in piena estate, quando ad agosto. In realtà le meduse sono concentrate solo in alcuni punti del litorale grossetano, a macchia di leopardo. A Marina ne sono state avvistate pochissime per tutta l'estate, adesso arrivano fino al bagnasciuga. Discorso analogo a Cala Violina. A sud il rischio di imbattersi nei branchi gelatinosi è zero, ma due-tre settimane fa - conferma l'ecologo marino Maurizio De Pirro - il problema si è presentato nell'area Cala Galera-Porto Ercole.
I banchi maggiori sono comunque all'isola d'Elba, Giannutri e Giglio. Ma come mai situazioni così diverse a distanza di pochi chilometri? Tutto è legato al gioco delle correnti. Così la mappa delle meduse può cambiare completamente nel giro di pochi giorni. «Le meduse dovrebbero stare in mare aperto - spiega Roberto Bedini, direttore dell'istituto di biologia marina di Piombino - sono le correnti a portarle sotto costa. Non sono infatti in grado di contrapporsi alle correnti e quindi non possono far altro che lasciarsi trasportare. Riguardo al numero, al loro proliferare, invece le ragioni sono altre". E le spiegano Sammurie Boero nell'articolo a fianco.
La specie a cui bisogna stare più attenti, però, è la Pelagia noctiluca, infrequente dalle nostre parti. Si chiama così perché al buio s'illumina. E' quella rosa-violetto, piccolina, con un ombrello di appena dieci-dodici centimetri di diametro. Ha però quattro filamenti sottilissimi con cui pesca, che possono arrivare ad un paio di metri di distanza. E i tentacoli sono difficili da vedere. Se non si vuole essere colpiti, bisogna quindi restare dalla parte del cappello, opposta a quella dei filamenti. Altrimenti ci si illude di essere distanti e invece si è ancora a tiro.
L'invasione di questi giorni nel nostro mare, però, è di una specie diversa: si parla di Rhizostomi, meduse biancastre con delle linee azzurre, che non possiedono filamenti lunghi.
Attenzione, però, a non drammatizzare fenomeni naturali che a volte non hanno nulla di straordinario. Insomma bisogna anche tenere conto di una ciclicità dei fenomeni che la scienza non è ancora in grado di spiegare. Nella prima metà degli anni Ottanta per esempio ci fu una vera esplosione di meduse in Adriatico.
Si mobilitò anche il ministero dell'Ambiente, stanziando fondi per monitorare il mare e studiare delle soluzioni, ma quando i soldi finalmente arrivarono, l'invasione gelatinosa era sparita. E non è più tornata.
Meduse di piccole dimensioni che ti circondano e scoraggiano il bagno. Al punto che la cattura di questi animali, una specie urticante del genere Rhizostoma, è diventata anche un divertente gioco per i ragazzini, armati di secchiello e retino.
Già nella seconda quindicina di agosto nel Tirreno era aumentata la presenza dei temibili celenterati. Adesso, lungo il tratto di litorale che va da Talamone fino a Castiglione, è un'autentica invasione; per fortuna che la stagione turistica legata al mare è quasi agli sgoccioli. Negli ultimi anni il fenomeno si è sempre verificato: quando in piena estate, quando ad agosto. In realtà le meduse sono concentrate solo in alcuni punti del litorale grossetano, a macchia di leopardo. A Marina ne sono state avvistate pochissime per tutta l'estate, adesso arrivano fino al bagnasciuga. Discorso analogo a Cala Violina. A sud il rischio di imbattersi nei branchi gelatinosi è zero, ma due-tre settimane fa - conferma l'ecologo marino Maurizio De Pirro - il problema si è presentato nell'area Cala Galera-Porto Ercole.
I banchi maggiori sono comunque all'isola d'Elba, Giannutri e Giglio. Ma come mai situazioni così diverse a distanza di pochi chilometri? Tutto è legato al gioco delle correnti. Così la mappa delle meduse può cambiare completamente nel giro di pochi giorni. «Le meduse dovrebbero stare in mare aperto - spiega Roberto Bedini, direttore dell'istituto di biologia marina di Piombino - sono le correnti a portarle sotto costa. Non sono infatti in grado di contrapporsi alle correnti e quindi non possono far altro che lasciarsi trasportare. Riguardo al numero, al loro proliferare, invece le ragioni sono altre". E le spiegano Sammurie Boero nell'articolo a fianco.
La specie a cui bisogna stare più attenti, però, è la Pelagia noctiluca, infrequente dalle nostre parti. Si chiama così perché al buio s'illumina. E' quella rosa-violetto, piccolina, con un ombrello di appena dieci-dodici centimetri di diametro. Ha però quattro filamenti sottilissimi con cui pesca, che possono arrivare ad un paio di metri di distanza. E i tentacoli sono difficili da vedere. Se non si vuole essere colpiti, bisogna quindi restare dalla parte del cappello, opposta a quella dei filamenti. Altrimenti ci si illude di essere distanti e invece si è ancora a tiro.
L'invasione di questi giorni nel nostro mare, però, è di una specie diversa: si parla di Rhizostomi, meduse biancastre con delle linee azzurre, che non possiedono filamenti lunghi.
Attenzione, però, a non drammatizzare fenomeni naturali che a volte non hanno nulla di straordinario. Insomma bisogna anche tenere conto di una ciclicità dei fenomeni che la scienza non è ancora in grado di spiegare. Nella prima metà degli anni Ottanta per esempio ci fu una vera esplosione di meduse in Adriatico.
Si mobilitò anche il ministero dell'Ambiente, stanziando fondi per monitorare il mare e studiare delle soluzioni, ma quando i soldi finalmente arrivarono, l'invasione gelatinosa era sparita. E non è più tornata.
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