Finanza
LA RAPINA A PORTO ERCOLE
Ci sono le impronte e l'identikit
Federico Lazzotti
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RAPINA. Un cassiere della Cassa di Risparmio di Porto Ercole conta il denaroLe impronte digitali lasciate sul bancone. Le tracce on line per l'aquisto della pistola teaser con la quale hanno minacciato clienti e dipendneti della banca prima di scappare con 100 mila euro
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ORBETELLO. Le impronte digitali lasciate sul bancone. Le tracce on line per l'aquisto della pistola teaser con la quale hanno minacciato clienti e dipendneti della banca prima di scappare con 100 mila euro. Infine le registrazione delle telecamere della filiale della Cassa di Risparmio di Firenze a Porto Ercole rapinata lunedì da due uomini, uno col volto coperto l'altro, invece, a viso scoperto.
È su questi elementi che gli investigatori stanno lavorando per risalire agli autori di una delle rapine più remunerative degli ultimi anni in Maremma. I carabinieri della Compagnia di Orbetello hanno in mano anche l'identikit di uno dei due rapinatori che intorno alle 11 dell'latro ieri hanno fatto irruzione nella filiale di via Fosso dell'Aiaccia. Si tratta di un ragazzo tra i 25 e i 35 anni alto circa un metro e settantacinque. «Corporatura atletica e accento straniero».
Meno elementi ci sarebbero sul complice che aveva il volto coperto da un passamontagna. «Era alto una decina di centimetri in più. Aveva una corporatura più massiccia e parlava con un accento laziale». Questa la descrizione fornita ai militari da parte dei testimoni.
Infine c'è lo scooter sul quale i due rapinatori sono scappati dopo essersi fatti consegnare il bottino e prima di confondersi tra i passanti. Si tratterebbe di un motorino scuro di grossa cilindrata. Appena è partito l'allarme i carabinieri hanno subito circondato la zona chiudendo le possibili vie di fuga. Ma dello scooter nessuna traccia. Due le possibilità su cui stanno lavorando gli investigatori: i due rapinatori avevano una macchina pulita sulla quale hanno completato la fuga oppure hanno trovato un rifugio tra Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Non è escluso, infatti, che i due possano aver anche un complice che gli ha agevolati nel far perdere le proprie tracce.
Dalle verifiche effettuate dai carabinieri lunedì la banca non aveva particolari scadenze che giustificassero una disponibilità di contante così alta. Eppure nel deposito c'erano centomila euro. Possibile che i rapinatori sapessero? Oppure è stata solo una fortunata conseguenza.
La sensazione è che i carabinieri abbiano una pista. La squadra scientifica ha già effettuato i rilievi per le impronte. Forse qualche elemento in più potrebbe arrivare dopo aver inserito nel cervellone le tracce dattiloscopische dei due rapinatori.
È su questi elementi che gli investigatori stanno lavorando per risalire agli autori di una delle rapine più remunerative degli ultimi anni in Maremma. I carabinieri della Compagnia di Orbetello hanno in mano anche l'identikit di uno dei due rapinatori che intorno alle 11 dell'latro ieri hanno fatto irruzione nella filiale di via Fosso dell'Aiaccia. Si tratta di un ragazzo tra i 25 e i 35 anni alto circa un metro e settantacinque. «Corporatura atletica e accento straniero».
Meno elementi ci sarebbero sul complice che aveva il volto coperto da un passamontagna. «Era alto una decina di centimetri in più. Aveva una corporatura più massiccia e parlava con un accento laziale». Questa la descrizione fornita ai militari da parte dei testimoni.
Infine c'è lo scooter sul quale i due rapinatori sono scappati dopo essersi fatti consegnare il bottino e prima di confondersi tra i passanti. Si tratterebbe di un motorino scuro di grossa cilindrata. Appena è partito l'allarme i carabinieri hanno subito circondato la zona chiudendo le possibili vie di fuga. Ma dello scooter nessuna traccia. Due le possibilità su cui stanno lavorando gli investigatori: i due rapinatori avevano una macchina pulita sulla quale hanno completato la fuga oppure hanno trovato un rifugio tra Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Non è escluso, infatti, che i due possano aver anche un complice che gli ha agevolati nel far perdere le proprie tracce.
Dalle verifiche effettuate dai carabinieri lunedì la banca non aveva particolari scadenze che giustificassero una disponibilità di contante così alta. Eppure nel deposito c'erano centomila euro. Possibile che i rapinatori sapessero? Oppure è stata solo una fortunata conseguenza.
La sensazione è che i carabinieri abbiano una pista. La squadra scientifica ha già effettuato i rilievi per le impronte. Forse qualche elemento in più potrebbe arrivare dopo aver inserito nel cervellone le tracce dattiloscopische dei due rapinatori.
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