Il Tirreno

Grosseto

PREMIO CAPALBIO

«Ora raccontate il paeseper come lo vivete in ogni giorno dell'anno»

Luana Silighini
«Ora raccontate il paeseper come lo vivete in ogni giorno dell'anno»

I libri che spaziano dalla filosofia alla scienza, dalla politica al giornalismo sono stati premiati nella serata di domenica scorsa durante l'ultima serata del Premio Capalbio: sul palco di piazza Magenta sono saliti tanti nomi noti al pubblico presente

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CAPALBIO. I libri che spaziano dalla filosofia alla scienza, dalla politica al giornalismo sono stati premiati nella serata di domenica scorsa durante l'ultima serata del Premio Capalbio: sul palco di piazza Magenta sono saliti tanti nomi noti al pubblico presente. Fra questi Massimo Franco, con una biografia accurata di Giulio Andreotti, e l'economista Marco Onado.

E ancora l'editorialista di Repubblica, Francesco Merlo, Stefano Livadiotti, con un'inchiesta svolta sul sindacato; Marta Dassù, Lucetta Scaraffia e Margherita Pelaja, con un'indagine storiografica sulla Chiesa e la sessualità. Umberto Curi, Riccardo Chiaberge, Alberto Oliverio, Gian Carlo Caselli, Eugenio Capozzi, Carlo Lucarelli ed Enrico Deaglio. Grande commozione per "Qualunque cosa succeda", di Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, «un manuale della storia delle istituzioni e del potere del nostro Paese - ha motivato la giuria - da inserire come testo nelle scuole». Il padre dell'autore, liquidatore della banca privata, morì nel '79 ucciso a colpi di pistola: Umberto aveva solo otto anni e mai aveva potuto pensare di scrivere questa testimonianza così viva. Scrive la prefazione al libro Ciampi: «Quel colpo sparato ad Ambrosoli era destinato al cuore dello Stato...».

Ma il tono della kermesse non poteva che essere smosso quando l'avvocato Aringoli, organizzatore e anchorman della manifestazione ha chiamato "L'età del cinghiale rosso", di Giovanna Nuvoletti, che ha eletto il tipico animale selvatico a simbolo di Capalbio: nessun cenno agli scenari politici che hanno affollato le cronache giornalistiche della "Capalbio" influente, ma il suo lavoro è una provocazione che spinge i capalbiesi veri a scrivere in prima persona la loro propria storia. Appello recepito in presa diretta dal sindaco Bellumori che ha detto: «Capalbio non sono solo i magnati e i nobili che qui si sono stabiliti, invito voi tutti a raccontare la vostra Capalbio, perché ci sono vite straordinarie anche nella quotidianità vissuta nei poderi della maremma grossetana». Un riconoscimento è andato alle istituzioni territoriali: l'istituto comprensivo, al circolo culturale "Torbiera", al Comitato contrade, agli sbandieratori e ai Carabinieri.

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