Toscana
POLIZIA
«Non ho mai picchiato mio figlio»Ma il dominicano resta in carcere
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POLIZIA. Una VolantePiange, il padre. Ammanettato tra due agenti si volta verso l'aula di giustizia da cui è appena uscito, verso la moglie e il figlio. Piange, rivolgendosi a giudice e pm. «Non mi fanno vedere mio figlio...»
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GROSSETO. Piange, il padre. Ammanettato tra due agenti si volta verso l'aula di giustizia da cui è appena uscito, verso la moglie e il figlio. Piange, rivolgendosi a giudice e pm. «Non mi fanno vedere mio figlio...». Voce alterata di parole strascicate intrise di italiano e spagnolo che risuonano tra le mura del Tribunale. David non è pentito, secondo il giudice Compagnucci che ha convalidato l'arresto e ha disposto il carcere nell'attesa del processo di domani. Lui dice di non aver mai picchiato il figlio ma le testimonianze e il referto medico sono contro di lui. E il giudice teme che il dominicano di 35 anni possa di nuovo alzare le mani su quel bambino appena 12enne. Che ha avuto comunque lo spirito e la forza, sabato notte, di chiamare il 113 quando il padre - tornato ubriaco dalla sala da ballo - era diventato una furia. Pericolo di reiterazione e un grave precedente per spaccio, datato gennaio 2006, un traffico scoperto proprio dalla polizia.
Resistenza a pubblico ufficiale con un coltello puntato contro l'ispettore e sequestro di persona, per aver impedito agli agenti di uscire dall'appartamento di via Fiume; più le lesioni causate al figlio (5 giorni di guarigione), schiaffi, colpi con un'asta appendiabiti e punzecchiature con le forbici da potatura le accuse che lo hanno portato in carcere. Il pm Leopizzi gli contesta anche il rifiuto di generalità e le minacce di morte rivolte a moglie e figlio: che hanno chiesto alla polizia aiuto per poter uscire da questa situazione. Lui, il bambino, si è riparato più volte con le mani dietro alla sovrintendente intervenuta insieme al collega alle 3 della notte. Lei, la madre di 36 anni, non ha lavoro. Chiedono protezione. David era ubriaco, lo ammette lui stesso, ma giura di non aver mai alzato le mani sui familiari. «Mio padre è cattivo», dice il figlio agli agenti che cercano di calmarlo, di rassicurarlo. La moglie dice di non voler procedere contro di lui ma le sue parole non sono molto differenti.
L'episodio contestato è unico, quella della notte tra sabato e domenica, ma il contesto induce gli inquirenti a delineare uno scenario di disagio profondo. E comunque quell'ora passata al quinto piano di un appartamento di via Fiume è stata significativa. David che intima al figlio di non parlare con gli agenti. David che si avvicina al bambino e questi si rifugia dalla madre proteggendosi con le braccia. David che impedisce agli agenti di uscire. David che impugna un coltello e che lo getta a terra solo quando l'ispettore impugna la pistola. David che all'arrivo dei carabinieri chiamati di rinforzo con la polstrada dà segno di calmarsi ma poi viene ripreso mentre cerca di gettarsi dalla finestra del bagno. Resta in carcere, David.
Resistenza a pubblico ufficiale con un coltello puntato contro l'ispettore e sequestro di persona, per aver impedito agli agenti di uscire dall'appartamento di via Fiume; più le lesioni causate al figlio (5 giorni di guarigione), schiaffi, colpi con un'asta appendiabiti e punzecchiature con le forbici da potatura le accuse che lo hanno portato in carcere. Il pm Leopizzi gli contesta anche il rifiuto di generalità e le minacce di morte rivolte a moglie e figlio: che hanno chiesto alla polizia aiuto per poter uscire da questa situazione. Lui, il bambino, si è riparato più volte con le mani dietro alla sovrintendente intervenuta insieme al collega alle 3 della notte. Lei, la madre di 36 anni, non ha lavoro. Chiedono protezione. David era ubriaco, lo ammette lui stesso, ma giura di non aver mai alzato le mani sui familiari. «Mio padre è cattivo», dice il figlio agli agenti che cercano di calmarlo, di rassicurarlo. La moglie dice di non voler procedere contro di lui ma le sue parole non sono molto differenti.
L'episodio contestato è unico, quella della notte tra sabato e domenica, ma il contesto induce gli inquirenti a delineare uno scenario di disagio profondo. E comunque quell'ora passata al quinto piano di un appartamento di via Fiume è stata significativa. David che intima al figlio di non parlare con gli agenti. David che si avvicina al bambino e questi si rifugia dalla madre proteggendosi con le braccia. David che impedisce agli agenti di uscire. David che impugna un coltello e che lo getta a terra solo quando l'ispettore impugna la pistola. David che all'arrivo dei carabinieri chiamati di rinforzo con la polstrada dà segno di calmarsi ma poi viene ripreso mentre cerca di gettarsi dalla finestra del bagno. Resta in carcere, David.
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