Il Tirreno

Grosseto

CAOS ACQUA

Il pozzo Fornacini prigioniero dell'anziano

Gabriele Baldanzi
<strong>FIORA </strong>Il presidente è Claudio Ceroni
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FIORA Il presidente è Claudio Ceroni

Un pozzo da 40 litri al secondo (capacità che permetterebbe di soddisfare e "dissetare" circa 20 mila persone) non può essere attivato dalla società Acquedotto del Fiora perché un anziano, a Istia Ponte, ha da tempo occupato un terreno di proprietà della Provincia e impedisce l'accesso a uomini e mezzi incaricati di monitorare la risorsa idrica

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GROSSETO. Un pozzo da 40 litri al secondo (capacità che permetterebbe di soddisfare e "dissetare" circa 20 mila persone) non può essere attivato dalla società Acquedotto del Fiora perché un anziano, a Istia Ponte, ha da tempo occupato un terreno di proprietà della Provincia e impedisce l'accesso a uomini e mezzi incaricati di monitorare la risorsa idrica. E in caso di bisogno agganciare il pozzo alla condotta che rifornisce la città.

Una vicenda incredibile che si trascina da tempo, dove le istituzioni - a turno - si trovano impotenti di fronte alla determinazione dell'abusivo. Il pozzo, realizzato anni fa dal Comune di Grosseto, si trova davanti all'ex Fornace, subito dopo il ponte di Istia d'Ombrone, all'altezza del vecchio attraversamento. Ora la vicenda sarebbe sul punto di sbloccarsi. Il presidente Leonardo Marras ha preso un impegno preciso con il presidente del Fiora: il problema verrà risolto entro il 21 settembre, l'ultima data buona per far sì che il pozzo posso essere disponibile entro la prossima estate. Se ne sta occupando l'assessore Fernando Pianigiani. Sì, perché i quattro monitoraggi stagionali devono essere avviati fin da adesso. Solo così in primavera si potrà chiudere il ciclo delle analisi previste dalle normative in materia e l'acqua essere sfruttata a partire dall'estate 2010. Intanto l'anziano ha ricevuto una prima sanzione da parte della polizia provinciale, seguirà - pare - un'ordinanza.

Stiamo parlando del pozzo Fornacini, ai margini dell'alveo del fiume Ombrone, inserito nel Paulus, il Piano di analisi urbana del Comune. Una riserva d'acqua alle porte della città che sarebbe prigioniera di un paradosso. «Noi di quell'acqua potremmo averne bisogno - conferma il presidente Ceroni - e una soluzione ora va trovata».

Dall'ufficio lavori pubblici del Comune confermano che quel pozzo non è mai stato attivato, eppure - lo ripetono spesso gli uomini al governo del territorio - la risorsa idrica rappresenta l'elemento determinante e condizionante per lo sviluppo della Maremma, sia in termini di riuso del patrimonio edilizio, sia per quanto attiene alla realizzazione di nuove volumetrie. Ma l'acqua dei Fornacini non si tocca. Per ora.

Negli ultimi anni sono state elaborate delle schede di analisi e di valutazione per quanto attiene la capacità di "assorbimento" di Grosseto. Studi analoghi sono stati fatti sui cosiddetti pozzi fermi. È stato calcolato, sul comune, un consumo di 11 milioni di metri cubi all'anno. L'uso pro capite è di circa 250 litri al giorno per utente.

Le sorgenti Arbure e Bugnano nel Comune di Castel del Piano forniscono circa 70 litri al secondo di acqua da miscelare, di cui 50 servono il capoluogo e i rimanenti le frazioni di Roselle, Istia, Stiacciole, Casalecci, l'agro dei Laghi e Barbaruta. L'acquedotto del Fiora fornisce 120 di acqua da miscelare. Dei pozzi comunali lungo il sub-alveo del Fiume Ombrone, tre sono attivi e l'acqua fornita viene trattata dall'impianto di potabilizzazione per una portata di circa 180 litri al secondo, mentre gli altri sono utilizzati per miscelare l'acqua proveniente dall'acquedotto del Fiora e dalle sorgenti di Arbore e Bugnano.

I pozzi esistenti e non attivi potrebbero fornire circa 150 litri al secondo di acqua purché sia trattata da impianti di potabilizzazione, 40 di questi sono "bloccati", a Istia Ponte, da un'occupazione abusiva.

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