Il dolore
GROSSETO
La saudade di Rafael dopo l'agguato
Federico Lazzotti
◗
RAFAEL RODRIGUEZ È stato aggredito venerdì sera da tre sconosciuti sul ponte Giorgini mentre tornava a casa dopo gli allenamentiStop di destro. «Mi chiamo Rafael Junior Rodriguez de Oliveira e ho 16 anni. Sono brasiliano. Vengo da Villa Velha nello Stato di Espirito Santo e gioco per la Associaçao Coqueirense. Sono venuto in Italia per restarci ma dopo l'aggressione di venerdì mi è venuta un po' di saudade
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GROSSETO. Stop di destro. «Mi chiamo Rafael Junior Rodriguez de Oliveira e ho 16 anni. Sono brasiliano. Vengo da Villa Velha nello Stato di Espirito Santo e gioco per la Associaçao Coqueirense. Sono venuto in Italia per restarci ma dopo l'aggressione di venerdì mi è venuta un po' di saudade. Gioco mediano. Ma il mio idolo è un attacante: Ronaldo. Cristiano? No, Ronaldo, El Gordo».
Il sogno di Rafa, caschetto ballerino e colla sul piede destro, si è incrinato venerdì dopo gli allenamenti al campo sportivo della Castiglionese, squadra di prima categoria a conduzione pressoché familiare. Rafa è arrivato in Maremma una prima volta a luglio con la famiglia, la seconda a metà agosto, il 16.
Sua sorella è la compagna di un castiglionese che in Brasile ha un paio di aziende. Così il nome di questo ragazzo con la passione del pallone e il sogno di una maglia carioca è arrivato all'orecchio dei dirigenti della squadra.
«Volevamo dargli una possibilità in più - spiega il presidente Pier Paolo Rotoloni - In pratica lo abbiamo adottato e abbiamo anche preso accordi con il Grosseto calcio per fargli fare un provino con gli Allievi nazionali. Con il fatto che è extracomunitario e minorenne servono un sacco di permessi e solo una società professionistica ha la struttura, anche legali, per poterlo trattenere».
Sabato sera Rafael Rodriguez doveva esordire in amichevole con la maglia della Castiglionese. La sera prima alle 22.30 tornava a casa in bicicletta quando è stato affiancato da due motorini sul ponte Giorgini, alle porte di Castiglione della Pescaia.
Stop di destro, dribbling col sinistro. «Mi hanno preso per la catena con il numero 5 che porto al collo - dice indicandola - e trascinato per qualche metro. Si sono fermati e mi hanno portato in un campo vicino. Mi strattonavano e mi insultavano. Un altro ragazzo mi aspettava. Aveva una sciarpa intorno al collo per coprirsi il viso. Mi hanno preso a calci e tapa schiaffi. Mi hanno detto di tornare a casa. In Brasile - spiega - solo tua madre può prenderti a schiaffi, non certo gli sconosciuti. Quando uno ti picchia lo fa con i pugni. Nel mio Paese c'è anche una regola non scritta: quando ti aggrediscono non devi reagire, altrimenti ti ammazzano. Ecco perché sono rimasto fermo e le ho prese».
Durante l'aggressione i tre si sarebbero portati via anche i 400 euro che Rafael teneva nella tasca della borsa. Calci e schiaffi gli hanno procurato un paio di lividi in faccia e diverse escoriazioni sul collo. Sul caso indagano i carabinieri di Castiglione. Il movente dell'agguato sembra un mistero. Razzismo, gelosia, sono queste le piste che stanno seguendo i militari. Ieri Rafael è stato interrogato per tre ore, dalle 11 alle 14, nella stazione dei carabinieri. Con l'aiuto di un interprete ha cercato di rispondere ai dubbi degli inquirenti.
Stop di destro, dribbling col sinistro, uno due. «Mi hanno fatto tante domande. Mi hanno chiesto di raccontare quello che era successo. Hanno domandato se conoscevo chi mi ha aggredito e se c'era qualche motivo per cui farmi questo. Ho risposto che non avevo idea».
In paese c'è chi dice che Rafa è così carino da aver attirato l'attenzione di qualche ragazzina e le gelosie dei coetanei. «È impossibile - risponde Fabio Raffaelli, il dirigente della Castiglionese che ospita Rafael - lui non esce mai. La sera dopo gli allenamenti va direttamente a casa, mangia e poi dorme fino alle una. Dopo si ripresenta al campo».
Eppure - di questo sono sicuri gli inquirenti - qualcosa deve pur essere successo. Quello di venerdì è stato un agguato in piena regola. Rafael da quel girono è cambiato il suo sogno si è incrinato. Chi lo conosce meglio pensa che tornerà il prima possibile in Brasile. Prima però farà un paio di provini con la maglia del Grifone. Stop di destro, dribbling col sinistro, uno due, tiro. Il gol è di Rafael Junior Rodriguez de Oliveria.
Il sogno di Rafa, caschetto ballerino e colla sul piede destro, si è incrinato venerdì dopo gli allenamenti al campo sportivo della Castiglionese, squadra di prima categoria a conduzione pressoché familiare. Rafa è arrivato in Maremma una prima volta a luglio con la famiglia, la seconda a metà agosto, il 16.
Sua sorella è la compagna di un castiglionese che in Brasile ha un paio di aziende. Così il nome di questo ragazzo con la passione del pallone e il sogno di una maglia carioca è arrivato all'orecchio dei dirigenti della squadra.
«Volevamo dargli una possibilità in più - spiega il presidente Pier Paolo Rotoloni - In pratica lo abbiamo adottato e abbiamo anche preso accordi con il Grosseto calcio per fargli fare un provino con gli Allievi nazionali. Con il fatto che è extracomunitario e minorenne servono un sacco di permessi e solo una società professionistica ha la struttura, anche legali, per poterlo trattenere».
Sabato sera Rafael Rodriguez doveva esordire in amichevole con la maglia della Castiglionese. La sera prima alle 22.30 tornava a casa in bicicletta quando è stato affiancato da due motorini sul ponte Giorgini, alle porte di Castiglione della Pescaia.
Stop di destro, dribbling col sinistro. «Mi hanno preso per la catena con il numero 5 che porto al collo - dice indicandola - e trascinato per qualche metro. Si sono fermati e mi hanno portato in un campo vicino. Mi strattonavano e mi insultavano. Un altro ragazzo mi aspettava. Aveva una sciarpa intorno al collo per coprirsi il viso. Mi hanno preso a calci e tapa schiaffi. Mi hanno detto di tornare a casa. In Brasile - spiega - solo tua madre può prenderti a schiaffi, non certo gli sconosciuti. Quando uno ti picchia lo fa con i pugni. Nel mio Paese c'è anche una regola non scritta: quando ti aggrediscono non devi reagire, altrimenti ti ammazzano. Ecco perché sono rimasto fermo e le ho prese».
Durante l'aggressione i tre si sarebbero portati via anche i 400 euro che Rafael teneva nella tasca della borsa. Calci e schiaffi gli hanno procurato un paio di lividi in faccia e diverse escoriazioni sul collo. Sul caso indagano i carabinieri di Castiglione. Il movente dell'agguato sembra un mistero. Razzismo, gelosia, sono queste le piste che stanno seguendo i militari. Ieri Rafael è stato interrogato per tre ore, dalle 11 alle 14, nella stazione dei carabinieri. Con l'aiuto di un interprete ha cercato di rispondere ai dubbi degli inquirenti.
Stop di destro, dribbling col sinistro, uno due. «Mi hanno fatto tante domande. Mi hanno chiesto di raccontare quello che era successo. Hanno domandato se conoscevo chi mi ha aggredito e se c'era qualche motivo per cui farmi questo. Ho risposto che non avevo idea».
In paese c'è chi dice che Rafa è così carino da aver attirato l'attenzione di qualche ragazzina e le gelosie dei coetanei. «È impossibile - risponde Fabio Raffaelli, il dirigente della Castiglionese che ospita Rafael - lui non esce mai. La sera dopo gli allenamenti va direttamente a casa, mangia e poi dorme fino alle una. Dopo si ripresenta al campo».
Eppure - di questo sono sicuri gli inquirenti - qualcosa deve pur essere successo. Quello di venerdì è stato un agguato in piena regola. Rafael da quel girono è cambiato il suo sogno si è incrinato. Chi lo conosce meglio pensa che tornerà il prima possibile in Brasile. Prima però farà un paio di provini con la maglia del Grifone. Stop di destro, dribbling col sinistro, uno due, tiro. Il gol è di Rafael Junior Rodriguez de Oliveria.
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