Il Tirreno

Grosseto

L’INCHIESTA DI CAMPAGNATICO

Restano in cellaPesucci, Barone, Cela e i costruttori siciliani

Pierluigi Sposato
Restano in cellaPesucci, Barone, Cela e i costruttori siciliani

Restano in carcere in cinque: Emanuele Barone, Elismo Pesucci, Avni Cela, Santo La Rocca e Vito Accardo. Massimiliano Palazzesi va ai domiciliari, ma con la pressante raccomandazione del giudice di evitare ogni tipo di contatti con la ditta

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GROSSETO. Restano in carcere in cinque: Emanuele Barone, Elismo Pesucci, Avni Cela, Santo La Rocca e Vito Accardo. Massimiliano Palazzesi va ai domiciliari, ma con la pressante raccomandazione del giudice di evitare ogni tipo di contatti con la ditta. Massimo Pifferi non ha più i domiciliari ma il solo divieto di dimora a Campagnatico, misura invece tolta ad Antonino Barone. Infine il gip ha revocato la sospensione dall'ufficio alle dipendenti Natascia Tonini, Simona Repenti e (su richiesta non della difesa ma del pm Pizza) Manuela Mazzuoli. Nessuna richiesta e dunque nessun alleggerimento per Lorenzo Racioppi (sospensione). Per il sindaco Fabrizio Tistarelli, il no alla revoca del divieto di dimora era già arrivato.

Personaggi e ruoli.
A una settimana dallo scatenarsi del ciclone e a pochi giorni dalla conclusione degli interrogatori di garanzia, ricevuti i pareri del pm, ecco le decisioni del giudice Pietro Molino sulle istanze di revoca o attenuazione delle misure eseguite dalla guardia di finanza. Dieci pagine nelle quali il magistrato individua figure marginali (Antonino Barone, Repenti, Mazzuoli, Tonini, Pifferi) e personaggi chiave (Emanuele Barone, Pesucci, Racioppi, Cela, La Rocca, Accardo e, con alcuni distinguo, Palazzesi). E nelle quali dichiara di aver visto - dopo interrogatori resi in regime di "genuinità" salvaguardata dall'isolamento - confermato il quadro probatorio: anzi, sono giunti «ulteriori e decisivi riscontri».

Le commissioni appalti. Non sono state regolari, secondo il giudice, le sedute per il Pip di Arcille e per i lavori di consolidamento del centro storico di Campagnatico. Non rispettata la trasparenza «perché i processi verbali sono stati comodamente stilati e sottoscritti in epoca diversa da quella riportata». L'alterazione è «matematica». La verbalizzazione delle offerte al ribasso non era contestuale all'apertura. Concordi gli indagati: veniva redatto solo un appunto su carta o computer non controfirmato né trattenuto dai commissari di gara; Barone, successivamente, portava i verbali a firmare ed era anche l'unico che firmava le buste con le offerte; nessuno dei commissari dopo la verbalizzazione informale sapeva chi era l'aggiudicatario; Barone avrebbe fatto i calcoli per conto suo. Barone avrebbe agito «pressoché indisturbato».

Giustificazioni ridicole.
E quanto dichiarato da Racioppi - «persona addentro alle procedure» e già presidente di commissioni - è inverosimile. Perché c'era un foglio di calcolo Excel nel suo pc con orario successivo alla chiusura, con percentuale diversa della Edilux rispetto a quella risultata alla fine? Racioppi ha dichiarato di aver voluto provare, per gioco, a vedere chi risultava vincente e di aver preso dalla stampante il foglio a suo dire redatto da Barone; ha aggiunto anche di ignorare il motivo per il quale il foglio riportava un ribasso Edilux diverso da quello comparso successivamente; di aver firmato il verbale a un mese di distanza; e di non aver verificato la differenza tra il foglio da lui visto nell'immediatezza e quanto firmato un mese più tardi. «Tesi difensiva assurda, tanto più se valutata alla luce delle intercettazioni telefoniche di Racioppi, sulle quali lo stesso fornisce giustificazioni altrettanto ridicole».

Inguaiato dal fratello. Barone non ha risposto. Ma quanto dichiarato dal fratello Antonino a proposito dell'assegno da 3.500 euro cambiato, fornisce «una prima prova (non più solo un indizio ancorché grave, preciso e concordante) della tangente pagata ad Emanuele Barone affinché questi, mediante le manovre frauolente, aggiudicasse i lavori alla Edilux». Insomma, Antonino ha inguaiato il fratello.

I dipendenti. Repenti ha ammesso il falso apponendo la firma successiva e dunque causando l'alterazione della gara. Ma non aveva esperienza da segretaria e ha svolto quel compito solo una volta. La misura precedente è già un monito per richiamarla a una attenzione scrupolosa. Ruolo marginale e cessazione del pericolo di reiterazione anche per Mazzuoli e Tonini, che confessando hanno comunque illustrato i meccanismi illeciti.

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