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La Coop rivuole la Chigiotti

Guido Fiorini
La Coop rivuole la Chigiotti

Scoppia un'altra bomba nella "guerra dei centri commerciali", ormai combattuta senza esclusione di colpi. La Coop, infatti, chiede che sia annullato il contratto di vendita dell'area del Casalone, ex Fornace Chigiotti, alla Barghi srl

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GROSSETO. Scoppia un'altra bomba nella "guerra dei centri commerciali", ormai combattuta senza esclusione di colpi.
La Coop, infatti, chiede che sia annullato il contratto di vendita dell'area del Casalone, ex Fornace Chigiotti, alla Barghi srl. E lo fa con un ricorso che Vignale Immobiliare (società di Unicoop Tirreno) ha presentato sulla base dell'articolo 702/bis del codice di procedura penale, introdotto dalla legge 69 del 18 giugno. Il ricorso è stato presentato il 16 luglio scorso e già notificato a Barghi.
Secondo quanto ipotizzato dai legali di Unicoop, ci sarebbe un utilizzo difforme del bene rispetto ai patti sanciti dal contratto. In sostanza l'area del Casalone era stata venduta per commercio all'ingrosso e artigianale. E invece, sostiene Coop, ci stanno facendo un centro commerciale al dettaglio.
La storia. Per capire va fatta un po' di storia dell'area, storia che si intreccia con quella dell'altra, al Commendone. Al Casalone l'ex Fornace Chigiotti, accanto all'ippodromo, era di proprietà di Vignale Immobiliare spa. Già nel 1997 c'è il nulla osta regionale (ex legge 426/71) alla realizzazione di un centro commerciale per 12520 mq di area di vendita. Passano tre anni e nel 2000 arrivano anche le concessioni edilizie, che comprendono le opere di urbanizzazione. Ma c'è un problema: la viabilità. Per la barriera fisica della ferrovia i tir, parecchi ogni giorno, dovrebbero uscire a Grosseto Nord e poi attraversare la città perché i sottopassi sono bassi.
Si cambia sede. Così inizia una corrispondenza fra Comune e Vignale Immobiliare, in cui Vignale si dice disponibile a spostare il centro commerciale e non farlo al Casalone. La nuova area viene individuata al Commendone che, però, è di terzi. Al tempo stesso inizia anche l'iter per portare, nel piano strutturale, l'area commerciale dal Casalone al Commendone.
Trattative e varianti. Dovendo acquisire l'area, Coop prende contatti con i proprietari del Commendone, la società Pis srl di Piccionetti. Ma, come spesso accade, passano gli anni. Solo nel novembre 2007, con la società Ponte del Sale, la Coop acquista quote di Pis srl dopo l'adozione della variante anticipatrice del Prg (conforme al nuovo Piano strutturale). La variante anticipatrice viene definitivamente approvata solo il 29 novembre 2008 dopo un anno dalla sua adozione. In base a questa il Casalone diventa zona per "artigianale e commercio all'ingrosso", ed il Commendone per il "commerciale al dettaglio".
I contratti. Per riordinare le idee: a questo punto la situazione è che Coop ha 1) titolarità del nulla osta regionale per il centro commerciale; 2) proprietà dei terreni del Commendone tramite Pis; 3) venduto Casalone alla Barghi srl. Quest'ultima società ha come amministratore Romerio Ricci, babbo di Stefania Ricci. Ma dietro alla Pis, oltre a Piccionetti, ci sono ancora Romerio Ricci, Stefania Ricci e Gianni Pucci. In sostanza, Romerio Ricci controlla sia Pis che Barghi.
Il 29.11.2007 vengono fatti due contratti: il primo per la vendita delle quote Pis da Riccardo Piccionetti, Piccionetti Group e Sirefid Fiduciaria spa (dietro la quale ci sono Stefania Ricci, Romelio Ricci, Gianni Pucci e Riccardo Piccionetti) a Coop tramite la controllata società Ponte del Sale, il secondo, oggetto del ricorso, per la vendita di Casalone da Coop a Barghi (nominata in sede di contratto definitivo da Piccionetti Group).
La variante anticipatoria. Il 29/11/2008 il Comune approva la variante anticipatoria, con cui al Commendone si può realizzare un centro commerciale con 4 medie strutture di vendita, 1 grande struttura di vendita, 10.000 mq di direzionale e 5.000 mq di negozi. L'area vendita totale viene però limitata a 15mila mq con l'emendamento del consigliere Tei, presidente della IV commissione, anche se la versione originaria del Piano strutturale e della variante adottata prevederebbe 20mila. Già questo è oggetto di ricorso al Tar da parte di Coop visto che la Regione ha poi confermato con il regolamento attuativo del Codice del Commercio il limite dei 20.000.
La Coop realizzerebbe anche le opere di urbanizzazione, con strada di collegamento dallo svincolo a fianco della Senese. Per un investimento stimato approssimativo di 110 milioni di euro di cui 20 di opere di urbanizzazione.
Lavori al Casalone. Intanto la Barghi, dopo l'approvazione definitiva della variante (quindi con destinazioni cambiate e ad oltre un anno dall'acquisto) inizia i lavori al Casalone per un centro commerciale. Affiancata dalle associazioni di categoria (Confesercenti e Confcommercio) e con la benedizione del sindaco. Secondo il Comune dovrebbero finire i lavori ed avere l'agibilità dei locali entro il 10 febbraio 2010, in quanto termine ultimo di validità della convenzione urbanistica a suo tempo firmata da Vignale. Se non sarà finito in tempo decadrà tutto perché ormai le destinazioni sono incompatibili con il Piano strutturale e con il Piano territoriale di coordinamento provinciale.
Ma Barghi per giungere all'obiettivo di avere il trasferimento delle licenze di Oviesse e Argirò, che nel frattempo ha chiesto, deve anche rispettare delle normative in materia di superficie dei parcheggi e varchi di accesso molto più stringenti di quelle in origine applicabili a Vignale. C'è il rischio, infatti, che i posti auto non bastino e che ci voglia una variante alle concessioni edilizie, anche questa impugnabile al Tar. Quindi le problematiche legate alla viabilità che hanno determinato l'amministrazione di Centrodestra prima e di Centrosinistra poi e Vignale a spostare il centro in altra zona permangono tutte.
Il ricorso. L'ultimo atto è il ricorso presentato da Unicoop il 16 luglio. Se venisse accolto, il Casalone tornerebbe agli originali proprietari. In attesa, magari, che l'altra parte prepari un'altra "bomba". E con la gente di Grosseto che sta a guardare, aspettando un centro commerciale che sarebbe necessario, ma che forse non si farà mai.

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