Sicurezza
GROSSETO
Clandestino libero: «Torni fra sei mesi»
Federico Lazzotti
Nordafricano fermato, ma i centri d’accoglienza sono pieni
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GROSSETO. Al centro d’accoglienza non c’è posto. E dopo gli otto casi di Firenze, un altro clandestino, questa volta a Grosseto, viene rimesso in libertà con l’obbligo di presentarsi in Questura entro i prossimi sei mesi. In Maremma nei mesi scorsi si era parlato di allestire uno dei dieci Cie (Centro di identificazione ed espulsione) che dovrebbero nascere a breve in Italia per garantire la copertura necessario alla nuova legge. A Grosseto doveva nascere negli spazi del centro veterinario militare. Il ministro Maroni - dicevano gli esponenti del Pd - aveva dato parere favorevole. Lo stesso aveva fatto la commissione. Poi, forse in vista delle elezioni (in Maremma si votava per aggiudicarsi la Provincia), non se ne fece di nulla.
In questo clima succede che lunedì mattina intorno alle 8 una pattuglia della Polstrada ferma lungo l’Aurelia una Ford Ka diretta a Livorno. A bordo ci sono due immigrati di 29 e 20 anni. Partono gli accertamenti. Basta un controllo con la centrale per verificare che l’auto è stata rubata la notte precedente a Piombino. Il proprietario ha appena fatto la denuncia. I due vengono presi e portati in Questura per essere identificati. Il più grande dei due è un nordafricano. Il suo permesso di soggiorno - verificano gli agenti - è scaduto, ma è già stato richiesto il rinnovo. Così il giovane se la cava con una denuncia a piede libero per ricettazione.
L’altro fermato non ha documenti con sé. Di lui è possibile accertare - a dirlo è stato lui stesso - che è nato nel 1989. Per il resto la sua vita è una scatola vuota. Con l’entrata in vigore il giorno precedente del discusso reato di clandestinità, la nuova legge prevede il trasferimento dell’immigrato nel centro d’accoglienza più vicino. «Con un periodo di permanenza nel Cie - si legge nell’articolo 1 comma 16 della legge 94 - fino a sei mesi».
Durante questo periodo spetta al giudice di pace confermare il reato (la pena va da 5 a 10mila euro di multa) mentre il questore deve emettere il decreto di espulsione e dare l’ok per accompagnare il clandestino al confine. Ma quando da Grosseto chiamano i Cie più vicini (Bologna, Milano e Roma) si sentono rispondere che «è tutto esaurito». L’immigrato, con un po’ di imbarazzo da parte degli agenti, viene lasciato libero. L’unico obbligo che gli viene imposto è di ripresentarsi in Questura entro sei mesi, vale a dire il tempo che il clandestino avrebbe dovuto passare nel centro di accoglienza in attesa di giudizio.
In questo clima succede che lunedì mattina intorno alle 8 una pattuglia della Polstrada ferma lungo l’Aurelia una Ford Ka diretta a Livorno. A bordo ci sono due immigrati di 29 e 20 anni. Partono gli accertamenti. Basta un controllo con la centrale per verificare che l’auto è stata rubata la notte precedente a Piombino. Il proprietario ha appena fatto la denuncia. I due vengono presi e portati in Questura per essere identificati. Il più grande dei due è un nordafricano. Il suo permesso di soggiorno - verificano gli agenti - è scaduto, ma è già stato richiesto il rinnovo. Così il giovane se la cava con una denuncia a piede libero per ricettazione.
L’altro fermato non ha documenti con sé. Di lui è possibile accertare - a dirlo è stato lui stesso - che è nato nel 1989. Per il resto la sua vita è una scatola vuota. Con l’entrata in vigore il giorno precedente del discusso reato di clandestinità, la nuova legge prevede il trasferimento dell’immigrato nel centro d’accoglienza più vicino. «Con un periodo di permanenza nel Cie - si legge nell’articolo 1 comma 16 della legge 94 - fino a sei mesi».
Durante questo periodo spetta al giudice di pace confermare il reato (la pena va da 5 a 10mila euro di multa) mentre il questore deve emettere il decreto di espulsione e dare l’ok per accompagnare il clandestino al confine. Ma quando da Grosseto chiamano i Cie più vicini (Bologna, Milano e Roma) si sentono rispondere che «è tutto esaurito». L’immigrato, con un po’ di imbarazzo da parte degli agenti, viene lasciato libero. L’unico obbligo che gli viene imposto è di ripresentarsi in Questura entro sei mesi, vale a dire il tempo che il clandestino avrebbe dovuto passare nel centro di accoglienza in attesa di giudizio.
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