Attenzione
ORDINANZA: LE INTERCETTAZIONI
«In questo ufficio si danno tangenti»
Federico Lazzotti
Ricatti. Tangenti. Monetizzazioni. Soldi. Sono alcune delle parole che compaiono nelle intercettazioni ambientali compiute dalla guardia di Finanza negli uffici del Comune di Campagnatico e su alcune utenze telefoniche nell'autunno del 2007 nell'ambito del terzo atto dell'inchiesta «Amici miei»
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GROSSETO. Ricatti. Tangenti. Monetizzazioni. Soldi. Sono alcune delle parole che compaiono nelle intercettazioni ambientali compiute dalla guardia di Finanza negli uffici del Comune di Campagnatico e su alcune utenze telefoniche nell'autunno del 2007 nell'ambito del terzo atto dell'inchiesta «Amici miei». L'indagine che ha portato a 13 ordinanze di custodia cautelare e alla denuncia di altre otto persone.
Le accuse - a vario titolo - sono di corruzione, abuso d'ufficio, falso e turbativa d'asta. In particolare l'indagine si riferisce alle gare d'appalto per l'affidamento dei lavori all'area Pip di Arcille e al consolidamento delle mura del paese. Lavori per oltre 2,5 milioni di euro manovrati - secondo gli investigatori - dall'allora sindaco Elismo Pesucci con la collaborazione del direttore dell'ufficio edilizia pubblica Emanuele Barone e di quello dell'edilizia privata Lorenzo Racioppi che si occupavano di alterare le offerte dopo aver aperto le buste.
Un sistema - scrive il gip - attraverso il quale con promessa e scambio di denaro - sono state favorite due ditte trapanesi, la Ati Edilux srl e la Euro Costruzioni. Mentre i sub appalti venivano affidate direttamente a ditte «amiche». Come quella di Avni Cela, l'imprenditore albanese in società con il figlio di Barone, che in un anno avrebbe effettuato lavori gratuiti a casa di Pesucci, dello stesso Barone e della moglie per 150 mila euro.
A parlare, durante le intercettazioni, sono soprattutto alcuni dei funzionari dell'ufficio di edilizia privata. Ma anche costruttori e politici. Sono frasi che gli investigatori hanno allegato al fascicolo per dimostrare «come Elismo Pesucci - scrive il giudice Pietro Molino - fosse il regista occulto di una serie di accertati meccanismi criminosi effettuati a vario titolo dai suoi stretti collaboratori nonché da funzionari comunali».
Il 25 settembre 2007 alle 20,08 Roberto Serafini, funzionario del Comune arrestato nel gennaio del 2008 nella prima tranche dell'inchiesta, parla al telefono con S. «Riguardo al lavoro?». Serafini: «Domattina andrò a parlare con Fabrizio (Tistarelli), poi parlerò con te, perché qui sta venendo fuori una manovra, ora te la accenno. Riguarda il fabbricato che stavo costruendo con la ditta siciliana sotto il Comune (il parcheggio? ndr). Non si sa bene cosa è successo, forse a un carabiniere gli dà noia: ha fatto un esposto e questo non mi preoccupa. Quello che mi preoccupa è quello che è venuto fuori che dovranno dare una perizia a Barone». S. risponde: «parlerò con Fabrizio ed Elismo per questa cosa». Serafini: «È meglio parlare prima con Elismo. Io sono tranquillo non ci sono abusi edilizi e nient'altro. Ma la persona che può dire a Barone di starsene calmo è Elismo».
Lorenzo Racioppi il 17 ottobre 2007 litiga al telefono con Gianpietro Corsetti. Parlano di alcuni permessi. Alla fine Racioppi perde la pazienza. «Ma poi ora quando sei alle lottizzazioni le opere di urbanizzazione ci vuole mettere no becco (si riferisce a Pesucci ndr), ci vuole mettere mano. Perché ci volesse mettere becco è suo compito, per carità, nessuno gli dice niente. Però i ricattini così falli a casa tua. Io spero che prima o poi arrivi qualche impresario, non di Roma, ma del sud Italia, così tra mafiosi si capiscono».
Un giorno prima Racioppi è nel suo ufficio, in Comune, e parla con il collega Lorenzo Serafini. «Ascoltami. Facciamo a capire. In questo ufficio se si danno tangenti, devono andà a finì anche quell'altri (l'ufficio di edilizia pubblica ndr). Eh hai capito? No ascoltami. Gli dici a L. che quello che danno a loro lo voglio anche io».
Dello stesso tenore è la conversazione tra il geologo B. e un dipendente comunale Z.: «Hai visto che la cava sta ripartendo si può dire di no». B: «Elismo soprattutto, siccome il sindaco poi è Tistarelli che firmerà il protocollo d'intesa e siccome Elismo è abbastanza rigido sulla sua posizione, mentre il Tistarelli è un po' più morbido». Z: «Sì, sì». B: «Perché Elismo gli importa una sega, lui andrebbe a dritto eh. Lui vuole i soldi. Lui danno ambientale non è che lo vede di buon occhio».
Le accuse - a vario titolo - sono di corruzione, abuso d'ufficio, falso e turbativa d'asta. In particolare l'indagine si riferisce alle gare d'appalto per l'affidamento dei lavori all'area Pip di Arcille e al consolidamento delle mura del paese. Lavori per oltre 2,5 milioni di euro manovrati - secondo gli investigatori - dall'allora sindaco Elismo Pesucci con la collaborazione del direttore dell'ufficio edilizia pubblica Emanuele Barone e di quello dell'edilizia privata Lorenzo Racioppi che si occupavano di alterare le offerte dopo aver aperto le buste.
Un sistema - scrive il gip - attraverso il quale con promessa e scambio di denaro - sono state favorite due ditte trapanesi, la Ati Edilux srl e la Euro Costruzioni. Mentre i sub appalti venivano affidate direttamente a ditte «amiche». Come quella di Avni Cela, l'imprenditore albanese in società con il figlio di Barone, che in un anno avrebbe effettuato lavori gratuiti a casa di Pesucci, dello stesso Barone e della moglie per 150 mila euro.
A parlare, durante le intercettazioni, sono soprattutto alcuni dei funzionari dell'ufficio di edilizia privata. Ma anche costruttori e politici. Sono frasi che gli investigatori hanno allegato al fascicolo per dimostrare «come Elismo Pesucci - scrive il giudice Pietro Molino - fosse il regista occulto di una serie di accertati meccanismi criminosi effettuati a vario titolo dai suoi stretti collaboratori nonché da funzionari comunali».
Il 25 settembre 2007 alle 20,08 Roberto Serafini, funzionario del Comune arrestato nel gennaio del 2008 nella prima tranche dell'inchiesta, parla al telefono con S. «Riguardo al lavoro?». Serafini: «Domattina andrò a parlare con Fabrizio (Tistarelli), poi parlerò con te, perché qui sta venendo fuori una manovra, ora te la accenno. Riguarda il fabbricato che stavo costruendo con la ditta siciliana sotto il Comune (il parcheggio? ndr). Non si sa bene cosa è successo, forse a un carabiniere gli dà noia: ha fatto un esposto e questo non mi preoccupa. Quello che mi preoccupa è quello che è venuto fuori che dovranno dare una perizia a Barone». S. risponde: «parlerò con Fabrizio ed Elismo per questa cosa». Serafini: «È meglio parlare prima con Elismo. Io sono tranquillo non ci sono abusi edilizi e nient'altro. Ma la persona che può dire a Barone di starsene calmo è Elismo».
Lorenzo Racioppi il 17 ottobre 2007 litiga al telefono con Gianpietro Corsetti. Parlano di alcuni permessi. Alla fine Racioppi perde la pazienza. «Ma poi ora quando sei alle lottizzazioni le opere di urbanizzazione ci vuole mettere no becco (si riferisce a Pesucci ndr), ci vuole mettere mano. Perché ci volesse mettere becco è suo compito, per carità, nessuno gli dice niente. Però i ricattini così falli a casa tua. Io spero che prima o poi arrivi qualche impresario, non di Roma, ma del sud Italia, così tra mafiosi si capiscono».
Un giorno prima Racioppi è nel suo ufficio, in Comune, e parla con il collega Lorenzo Serafini. «Ascoltami. Facciamo a capire. In questo ufficio se si danno tangenti, devono andà a finì anche quell'altri (l'ufficio di edilizia pubblica ndr). Eh hai capito? No ascoltami. Gli dici a L. che quello che danno a loro lo voglio anche io».
Dello stesso tenore è la conversazione tra il geologo B. e un dipendente comunale Z.: «Hai visto che la cava sta ripartendo si può dire di no». B: «Elismo soprattutto, siccome il sindaco poi è Tistarelli che firmerà il protocollo d'intesa e siccome Elismo è abbastanza rigido sulla sua posizione, mentre il Tistarelli è un po' più morbido». Z: «Sì, sì». B: «Perché Elismo gli importa una sega, lui andrebbe a dritto eh. Lui vuole i soldi. Lui danno ambientale non è che lo vede di buon occhio».
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