La protesta
INCHIESTA TANGENTI
Gare d'appaltosotto accusa per 2 milioni di euro
Federico Lazzotti
Avni Cela, 40 anni, imprenditore di origini albanese, indagato per alcuni lavori di subappalto non autorizzati, aveva già caricato le valigie in macchina. Aveva deciso di andare in Patria a passare le vacanze
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Avni Cela, 40 anni, imprenditore di origini albanese, indagato per alcuni lavori di subappalto non autorizzati, aveva già caricato le valigie in macchina. Aveva deciso di andare in Patria a passare le vacanze. I finanzieri lo hanno arrestato alle otto e mezzo, poco prima che mettesse in moto. Elismo Pesucci invece, era a casa quando le fiamme gialle hanno bussato alla porta con in mano l'ordinanza di custodia cautelare. Il reuccio di Campagnatico ha solo chiesto qualche minuto per vestirsi prima di seguire i finanzieri.
Sono servite quasi dieci ore, agli investigatori, per eseguire le tredici ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Pietro Molino nell'ambito dell'inchiesta «Amici miei». Sessanta i militari che dall'alba di ieri hanno lavorato tra la Maremma e la Sicilia ma anche ad Arezzo e Roma. Ventitré le perquisizioni effettuate nelle case di altrettanti indagati tra cui politici, dipendenti pubblici, amministratori e costruttori. Venti i capi d'imputazione contestati tra cui turbativa d'asta, corruzione, falso ideologico, sub appalti non autorizzati, abuso d'ufficio e truffa aggravata ai danni del Comune.
Al centro del terzo atto dell'inchiesta sui presunti abusi a Campagnatico c'è un costruttore siciliano. Il suo nome è Vito Accardo, ha 46 anni, ed è stato il filo che ha unito le due gare d'appalto finite per un totale di 2,3 milioni di euro nel mirino degli investigatori: il maxi parcheggio con piazza sulle mura e le opere di urbanizzazione ad Arcille finanziate per 1,7 milioni di euro anche dal ministero dell'Ambiente. Il referente delle due gare, aggiudicate tra l'aprile e il giugno del 2006, era sempre lo stesso: Emanuele Barone 45 anni, responsabile dell'area lavori pubblici del Comune.
Secondo gli inquirenti, in entrambi i casi, avrebbe favorito le ditte che Accardo rappresentava: la Edilux per Arcille e la Euro Costruzioni per quella che lo stesso Pesucci aveva definito, «la terrazza sulla Maremma». E che contestatori avevano ribattezzato «l'ecomostro sulle mura». Secondo gli inquirenti con la collaborazione della commissione appalti e di Massimo Pifferi, sarebbero state ritoccate al ribasso le offerte per far vincere le due società siciliane. In cambio sia Pesucci che Barone avrebbero avuto favori, «tangenti» precisano gli investigatori.
Nell'inchiesta sono finiti anche quattro dipendenti del Comune per cui il giudice ha deciso l'interdizione dai pubblici uffici: Lorenzo Racioppi, già indagato nel 2008, Munuela Mazzuoli, Simona Repenti e Natasha Tonini. È scattato invece il divieto di dimora per il sindaco Fabrizio Tistarelli, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato per aver gonfiato i rimborsi chilometrici e per Antonio Barone, nome nuovo nel terremoto a Campagnatico. Per le ditte coinvolte nello scandalo sarà probabilmente applicato il divieto di partecipare ad aste con amministrazioni pubbliche per un anno.
Dietro le sbarre anche Massimiliano Palazzesi, titolare della Perna costruzioni e Santo La Rocca rappresentante della Euro Costuzioni.
Sono servite quasi dieci ore, agli investigatori, per eseguire le tredici ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Pietro Molino nell'ambito dell'inchiesta «Amici miei». Sessanta i militari che dall'alba di ieri hanno lavorato tra la Maremma e la Sicilia ma anche ad Arezzo e Roma. Ventitré le perquisizioni effettuate nelle case di altrettanti indagati tra cui politici, dipendenti pubblici, amministratori e costruttori. Venti i capi d'imputazione contestati tra cui turbativa d'asta, corruzione, falso ideologico, sub appalti non autorizzati, abuso d'ufficio e truffa aggravata ai danni del Comune.
Al centro del terzo atto dell'inchiesta sui presunti abusi a Campagnatico c'è un costruttore siciliano. Il suo nome è Vito Accardo, ha 46 anni, ed è stato il filo che ha unito le due gare d'appalto finite per un totale di 2,3 milioni di euro nel mirino degli investigatori: il maxi parcheggio con piazza sulle mura e le opere di urbanizzazione ad Arcille finanziate per 1,7 milioni di euro anche dal ministero dell'Ambiente. Il referente delle due gare, aggiudicate tra l'aprile e il giugno del 2006, era sempre lo stesso: Emanuele Barone 45 anni, responsabile dell'area lavori pubblici del Comune.
Secondo gli inquirenti, in entrambi i casi, avrebbe favorito le ditte che Accardo rappresentava: la Edilux per Arcille e la Euro Costruzioni per quella che lo stesso Pesucci aveva definito, «la terrazza sulla Maremma». E che contestatori avevano ribattezzato «l'ecomostro sulle mura». Secondo gli inquirenti con la collaborazione della commissione appalti e di Massimo Pifferi, sarebbero state ritoccate al ribasso le offerte per far vincere le due società siciliane. In cambio sia Pesucci che Barone avrebbero avuto favori, «tangenti» precisano gli investigatori.
Nell'inchiesta sono finiti anche quattro dipendenti del Comune per cui il giudice ha deciso l'interdizione dai pubblici uffici: Lorenzo Racioppi, già indagato nel 2008, Munuela Mazzuoli, Simona Repenti e Natasha Tonini. È scattato invece il divieto di dimora per il sindaco Fabrizio Tistarelli, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato per aver gonfiato i rimborsi chilometrici e per Antonio Barone, nome nuovo nel terremoto a Campagnatico. Per le ditte coinvolte nello scandalo sarà probabilmente applicato il divieto di partecipare ad aste con amministrazioni pubbliche per un anno.
Dietro le sbarre anche Massimiliano Palazzesi, titolare della Perna costruzioni e Santo La Rocca rappresentante della Euro Costuzioni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
