Il Tirreno

Grosseto

GROSSETO/ SOPRAVVISSUTO ALLA SUOCERA E ALL'EX MOGLIE

"Davanti alla morte non sono fuggito"

Federico Lazzotti
Massimo Gaggioli
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Massimo Gaggioli

Massimo Gaggioli ricorda i momenti di terrore di fronte all'ex suocera che gli spara con un fucile mentre l'ex moglie tenta di pugnalarlo

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GROSSETO. «Negli occhi ho la mia ex suocera che imbraccia il fucile e lo punta verso di me. Sento il rumore del colpo e il calore della pallottola che mi passa vicino all’occhio sinistro. Le vado incontro. Spara di nuovo. Mi butto a terra. Lei fruga nella tasca per caricare il fucile con altre pallottole. Vedo arrivare anche la mia ex moglie. Mi sembra che in mano abbia un coltello. Mi aggrediscono. Elena tenta di colpirmi alla gola. Ma riesco a parare il colpo col braccio. Urlano: “Ti ammazziamo”. Te la facciamo pagare. Ci devi restituire la casa”. Urlo anch’io: “Aiuto. Aiuto”. Sento una botta sulla testa. Ho il sangue che mi cola in faccia. Se non fosse arrivato Avio a toglierle il fucile sarei morto ».

Massimo Gaggioli, 58 anni, ex assessore a Castiglione e dipendete della Provincia, ha passato la sua prima notte da sopravvissuto rivivendo i fotogrammi dell’aggressione.

FOTO L'ARRESTO DELLE DUE DONNE

Ieri mattina alle 11,30 si è presentato al pronto soccorso per una visita di controllo all’occhio e alla testa. Le sue condizioni sono monitorate dai medici. E per lui domani è prevista un’altra visita di controllo. «Quelle due — racconta aspettando di entrare in ambulatorio — mi volevano ammazzare. Era tutto pianificato: spararmi e scappare via senza lasciare tracce. Nessuno, trovato il corpo, poteva sospettare di loro. Gli investigatori avrebbero pensato a qualche cacciatore. Avrebbero cercato il colpevole tra i soci del canile. Difficilmente sarebbero andati a cercare la mia ex moglie e sua madre dopo quindici anni che dalla separazione. L’ultima volta che le ho viste — ricorda — ero proprio in ospedale. Le incontrai un paio di anni fa. Salutai il mio ex suocero e poi anche Elena e Lavinia. Ma dopo poche parole la cosa degenerò in una specie di lite». Fino a venerdì pomeriggio quando Gaggioli è andato in auto al canile San Martino, lungo la Scansanese, per dare da mangiare ai suoi tre boxer.

«A quell’ora — ricorda — di solito c’è sempre qualcuno che governa i cani. L’altro ieri invece ero solo. Ho parcheggiato nell’unico posto all’ombra e sono uscito dalla macchina. Ho visto una persona che veniva verso di me. Pensavo fosse un cacciatore. Aveva guanti gialli in lattice, cappello da pescatore e indossava un cappotto beige. Ho appoggiato il secchio con il riso soffiato e un po’ di carne sul tettino per prendere le chiavi dalla tasca e mi sono accorto che aveva qualcosa sotto il giacchetto. Ho pensato a delle tavole di legno. Poi è spuntata la canna del fucile. Non avevo idea che fosse la mia ex suocera a volermi uccidere. Mi sono girato e si è messa l’arma in spalla. Quando io ed Elena eravamo sposati qualche volta sono andato a caccia con mia suocera. Era un’ottima tiratrice. A distanza di un giorno non riesco a credere come abbia fatto a non prendermi. Con un fucile caricato a palla e da una distanza così breve mancare il bersaglio per una persona che ha una certa dimestichezza con le armi è quasi impossibile. Mi sento un miracolato. È come se stessi vivendo un’altra vita. Una vita da sopravvissuto».

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