Il Tirreno

Grosseto

GROSSETO/ ARRESTATA CON LA FIGLIA

Spara due fucilate all’ex genero

Federico Lazzotti
Spara due fucilate all’ex genero

Schiva i colpi e viene picchiato dall’ex moglie. Salvato da un passante

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GROSSETO. La suocera si è travestita da assassino. Si è messa un vecchio cappello per coprirsi il viso, ha indossato un cappotto beige lungo fino ai piedi e ci ha nascosto sotto un fucile da caccia. Poi ha esploso due colpi contro l’ex marito della figlia. «Ho visto solo una figura che si avvicinava, poi ho visto la canna del fucile », ha raccontato la vittima. L’uomo ha miracolosamente schivato gli spari buttandosi a terra. A questo punto sarebbe intervenuta anche l’ex moglie che ha cercato di aggredirlo con un paio di forbici mentre l’anziana madre ha usato il calcio di fucile per colpirlo.

A salvare l’uomo dalla furia delle due donne è stato un passante che aveva appena lasciato l’auto nel parcheggio del canile sociale San Martino, a pochi chilometri da Grosseto, dove Massimo Gaggioli, 58 anni, funzionario all’ufficio statistico della Provincia ed ex assessore a Castiglione della Pescaia, ieri alle due del pomeriggio era andato per governare i tre boxer che usa per la caccia. Lavinia Tolu, 77 anni, e Maria Laura Carraresi, 51, entrambe di Grosseto, sono state arrestate dai carabinieri del nucleo investigativo per tentato omicidio in concorso e porto abusivo di arma e trasferite nel carcere femminile di Livorno in attesa dell’udienza di garanzia. Massimo Gaggioli, invece, è rimasto ferito in maniera lieve alla testa.

È stato trasportato in ospedale ma le sue condizioni non preoccupano, i sanitari lo hanno dimesso nella tarda serata. A scatenare l’aggressione in stile western sarebbero stati i vecchi rancori che le due donne covavano nei confronti dell’uomo. «Siamo stati sposati fino al 1995 — ha spiegato Gaggioli agli inquirenti — ma non avevo più rapporti con loro da anni. Non so perché mi volessero uccidere». Evidentemente, in questi quindici anni, le due donne non hanno perdonato all’uomo alcuni comportamenti. Così mese dopo mese devono aver pianificato la vendetta. Probabilmente hanno seguito i suoi movimenti perché «Massimo — spiegano gli amici del canile dov’è vicepresidente — non veniva mai alla stessa ora a dare da mangiare ai cani. Dipendeva dal lavoro e dagli impegni».

Ecco perché — secondo gli inquirenti coordinati dal pm Maria Navarro — quello messo in scena da madre e figlia sarebbe un vero e proprio agguato. Le due donne, infatti, ieri intorno alle 13, sarebbero arrivate a bordo di una Fiat Panda gialla, al canile sociale, lungo la Strada Scansanese. Nell’auto tra teli da mare, cd musicali e un ombrellone, madre e figlia hanno nascosto il fucile che l’anziana madre, ex cacciatrice per passione, deteneva regolarmente nella sua casa di Grosseto.

Non sembra un caso neanche la scelta che a sparare sia stata l’anziana madre. «Non voleva che la figlia — confidano gli inquirenti — andasse in carcere». Così deve essere nato il piano: travestirsi, nascondere il fucile e poi sparare. Quando la vittima è arrivata al canile ha solo avuto il tempo di parcheggiare la Fiat Panda nel piazzale, scendere dall’auto e appoggiare il secchio sopra al tettino. «Ho visto una figura che si avvicinava. Quando mi sono girato ho visto la canna del fucile uscire dal cappotto. Ha sparato una prima volta, poi mi sono buttato a terra e ho sentito il secondo colpo che mi ha sfiorato».

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