Attenzione
GROSSETO
Casa, via alle nuove regole
Alfredo Faetti
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GROSSETO. Una veduta aerea della cittàPagella verde e divisione in classi per tutte le case del mercato immobiliare: arriva un altro documento e, di fatto, un altro balzello per chi vende e compra casa. Dall'inizio del mese, infatti, è scattato l'obbligo di certificazione energetica per tutti gli appartementi in vendita o in affitto a spese dei proprietari o dei costruttori, in base al decreto sullo sviluppo del 26/6/09
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Il nuovo documento obbligatorio attesta i consumi energetici della casa sulla base del calore che produce (attraverso le apparecchiature) e quanto ne disperde (attraverso muri e vetri).
Si tratta, comunque, di una normativa in via di sviluppo. In attesa dell'affermazione delle linee guida (approvate peraltro solo il 25 luglio), molti professionisti si sono muniti dell'attestato di qualificazione energetica (Aqe), un documento transitorio determinante le prestazioni energetiche degli edifici in attesa dell'obbligo della certificazione energentica.
Ma, data la recente approvazione di tali linee, da adesso tutti i cittadini che vendono casa hanno l'obbligo di dotarsi del documento, rivolgendosi ad un tecnico autorizzato (geometra, ingeniere, architetto o perito industriale).
L'obbligo di dotazione grava in capo al costruttore, per gli impianti di nuova costruzione o che hanno subito interventi di ristrutturazione importanti, e al venditore, per tutti gli altri edifici, in vendita o in affitto.
Ma grava anche nelle loro tasche: gli esperti del settore dicono che la cifra per questa certificazione può variare dai trecento ai cinquecento euro. Certificazione che influisce anche nella compravendita stessa dell'immobile, data la suddivisione in classi degli appartamenti, che variano dalla A (la più ecologica) fino alla G.
In questo senso si può prevedere, secondo gli esperti, un mercato dove maggiore sarà la classe energetica di un immobile, quindi con minore consumo di energia, e maggiore sarà il suo valore commerciale.
Per quanto riguarda il deposito della certificazione, c'è un contenzioso aperto con l'Ue, dato che la normativa, pur prevedendo l'obbligo di produzione (l'acquirente o l'inquilino può pretenderlo), dice non deve essere allegato agli atti del notaio. Cioè, l'immobile può essere dotato della certificazione energetica anche dopo il rogito.
Tutto questo, oltre alla spesa aggiuntiva, porta una certa preoccupazione negli ordini professionali. Preoccupazioni soprattutto di carattere burocratico, dato che la mancanza o il ritardo di questo certificato può provocare l'invalidazione di contratti, il mancato rilascio di agibilità dell'edificio o della dichirazione di fine lavori.
Si tratta, comunque, di una normativa in via di sviluppo. In attesa dell'affermazione delle linee guida (approvate peraltro solo il 25 luglio), molti professionisti si sono muniti dell'attestato di qualificazione energetica (Aqe), un documento transitorio determinante le prestazioni energetiche degli edifici in attesa dell'obbligo della certificazione energentica.
Ma, data la recente approvazione di tali linee, da adesso tutti i cittadini che vendono casa hanno l'obbligo di dotarsi del documento, rivolgendosi ad un tecnico autorizzato (geometra, ingeniere, architetto o perito industriale).
L'obbligo di dotazione grava in capo al costruttore, per gli impianti di nuova costruzione o che hanno subito interventi di ristrutturazione importanti, e al venditore, per tutti gli altri edifici, in vendita o in affitto.
Ma grava anche nelle loro tasche: gli esperti del settore dicono che la cifra per questa certificazione può variare dai trecento ai cinquecento euro. Certificazione che influisce anche nella compravendita stessa dell'immobile, data la suddivisione in classi degli appartamenti, che variano dalla A (la più ecologica) fino alla G.
In questo senso si può prevedere, secondo gli esperti, un mercato dove maggiore sarà la classe energetica di un immobile, quindi con minore consumo di energia, e maggiore sarà il suo valore commerciale.
Per quanto riguarda il deposito della certificazione, c'è un contenzioso aperto con l'Ue, dato che la normativa, pur prevedendo l'obbligo di produzione (l'acquirente o l'inquilino può pretenderlo), dice non deve essere allegato agli atti del notaio. Cioè, l'immobile può essere dotato della certificazione energetica anche dopo il rogito.
Tutto questo, oltre alla spesa aggiuntiva, porta una certa preoccupazione negli ordini professionali. Preoccupazioni soprattutto di carattere burocratico, dato che la mancanza o il ritardo di questo certificato può provocare l'invalidazione di contratti, il mancato rilascio di agibilità dell'edificio o della dichirazione di fine lavori.
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