Il dolore
Il bambino era grave e la donna, un’insegnante vedova, aveva bisogno di soldi da inviare a casa
Voleva prostituirsi per salvare il figlio
La donna di 33 anni, nata in Nigeria, violentata da un altro africano, lungo l'Aurelia, a due passi da Punta Ala, manda a dire dal suo avvocato, Tania Amarugi, che sentirsi definire prostituta è come sentirsi violentata due volte. La vicenda dell'africana è molto triste
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GROSSETO. La donna di 33 anni, nata in Nigeria, violentata da un altro africano, lungo l'Aurelia, a due passi da Punta Ala, manda a dire dal suo avvocato, Tania Amarugi, che sentirsi definire prostituta è come sentirsi violentata due volte. La vicenda dell'africana è molto triste.
Il suo avvocato la riassume in breve.
«La vittima - dice Tania Amarugi - è un'insegnante che, dopo la morte del marito avvocato, dal quale ha avuto ben 4 figli, e con cui viveva felicemente, è venuta in Italia nel 2007 per trovare lavoro, considerato che nel suo Paese una donna sola, anche se sposata, non ha diritti patrimoniali sui beni del marito. Ospite di un amico a Livorno, frequenta un corso di italiano per stranieri, ha un regolare permesso di soggiorno e ciò che riesce a guadagnare con commercio ambulante lo manda alla madre in Nigeria che cresce i suoi figli. Il giorno in cui è accaduta la violenza - continua l'avvocato - la donna era caduta nella disperazione perché il figlio più piccolo era in pericolo di vita se non veniva trovato un donatore di sangue: doveva trovare soldi per le cure necessarie e l'istinto l'ha portata a prendere un treno e ad andare a prostituirsi. Ai giudici grossetani ha chiesto soltanto giustizia, senza quantificare i danni subiti, ma confidando nelle loro valutazioni. Tutto il resto è stato già scritto».
La vittima era riuscita a segnarsi il numero di targa dell'autore dello stupro, anch'esso africano, e aveva sporto denuncia ai carabinieri che lo avevano rintracciato poco dopo.
L'uomo, Mor Kare, un ventunenne senegalese residente a Piombino, fu, infatti, arrestato e trasferito nel carcere fiorentino di Sollicciano con l'accusa di violenza sessuale, lesioni personali aggravate (la donna aveva avuto sette giorni di prognosi) e rapina.
A distanza di sei mesi dal giorno dello stupro, era il 17 gennaio, il tribunale collegiale di Grosseto ha condannato lo stupratore a 5 anni e 6 mesi di reclusione, al risarcimento danni di 20 mila euro e al pagamento delle spese processuali.
Il suo avvocato la riassume in breve.
«La vittima - dice Tania Amarugi - è un'insegnante che, dopo la morte del marito avvocato, dal quale ha avuto ben 4 figli, e con cui viveva felicemente, è venuta in Italia nel 2007 per trovare lavoro, considerato che nel suo Paese una donna sola, anche se sposata, non ha diritti patrimoniali sui beni del marito. Ospite di un amico a Livorno, frequenta un corso di italiano per stranieri, ha un regolare permesso di soggiorno e ciò che riesce a guadagnare con commercio ambulante lo manda alla madre in Nigeria che cresce i suoi figli. Il giorno in cui è accaduta la violenza - continua l'avvocato - la donna era caduta nella disperazione perché il figlio più piccolo era in pericolo di vita se non veniva trovato un donatore di sangue: doveva trovare soldi per le cure necessarie e l'istinto l'ha portata a prendere un treno e ad andare a prostituirsi. Ai giudici grossetani ha chiesto soltanto giustizia, senza quantificare i danni subiti, ma confidando nelle loro valutazioni. Tutto il resto è stato già scritto».
La vittima era riuscita a segnarsi il numero di targa dell'autore dello stupro, anch'esso africano, e aveva sporto denuncia ai carabinieri che lo avevano rintracciato poco dopo.
L'uomo, Mor Kare, un ventunenne senegalese residente a Piombino, fu, infatti, arrestato e trasferito nel carcere fiorentino di Sollicciano con l'accusa di violenza sessuale, lesioni personali aggravate (la donna aveva avuto sette giorni di prognosi) e rapina.
A distanza di sei mesi dal giorno dello stupro, era il 17 gennaio, il tribunale collegiale di Grosseto ha condannato lo stupratore a 5 anni e 6 mesi di reclusione, al risarcimento danni di 20 mila euro e al pagamento delle spese processuali.
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