Finanza
Crocieristi? E io m'incateno
M. Antonietta Schiavina
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Un gruppo di giovani in visita ad uno degli angoli più suggestivi dell’isola di Montecristo, una delle perle dell’Arcipelago ToscanoGiannutri, Montecristo, Pianosa, l'Elba. La presenza di troppi vacanzieri mette a rischio l'ecosistema delle isole dell'Arcipelago Toscano. L'ultima denuncia di Legambiente riguarda Giannutri, presa letteralmente d'assalto, nei weekend estivi, da centinaia di imbarcazioni. Ma non è il solo caso da tenere attentamente sotto controllo.
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Giannutri, Montecristo, Pianosa, l'Elba. La presenza di troppi vacanzieri mette a rischio l'ecosistema delle isole dell'Arcipelago Toscano. L'ultima denuncia di Legambiente riguarda Giannutri, presa letteralmente d'assalto, nei weekend estivi, da centinaia di imbarcazioni. Ma non è il solo caso da tenere attentamente sotto controllo.
Mario Tozzi, presidente del Parco dell'Arcipelago, oltre che geologo e conduttore di documentari Rai (come "Gaia, il pianeta che vive"), fa il punto della situazione. Pronto anche a incatenarsi per protesta se ci fossero abusi gravi.
«La regolamentazione di Giannutri - spiega - è stata fatta a terra, dove il Parco ha la giurisdizione. Le visite sull'isola sono, infatti, guidate per gruppi di 150 nella prima parte della giornata, più 150 nella seconda. Non più di trecento persone al giorno dunque possono andarsene in giro per Giannutri e lo devono fare obbligatoriamente con una guida. Cosa che non è d'obbligo nel percorso da una cala all'altra, dove non possiamo far nulla per impedire l'approdo perché ci sono due corridoi di ingresso liberi nella riserva marina sui quali il Parco non ha poteri».
Ciò sta a significare che se, per ipotesi, i traghettatori delle minicrociere volessero portare duemila persone e farle stare tutte in quel tratto voi non avete nessuna possibilità di impedirlo?
«Esattamente, e la stessa cosa vale per Montecristo e Pianosa che hanno due corridoi d'accesso liberi, dove chiunque può entrare con la barca».
Ma allora non c'è soluzione all'abuso?
«Abbiamo parlato di questo problema con la Capitaneria di Porto che ci ha assicurato di provvedere a breve, chiedendo di regolamentare insieme al Comune - la precedente amministrazione aveva promesso di farlo - l'accesso a Giannutri, anche per problemi di sicurezza. Sono loro che devono recuperare un demanio marittimo che altrimenti diventerà carne di porco. Noi non possiamo impedire alle persone di scendere a terra fra una cala e l'altra o alle barche di attraccare nelle acque non protette, che sono di tutti, anche di coloro che se ne infischiano del fatto che non è divertente stare in rada con altre duecento barche».
Sempre a Giannutri c'è la Villa Romana ancora chiusa alle visite.
«A mettere il fermo è stato il ministero che noi abbiamo sollecitato più volte e che ci ha risposto che la ridarà alla Soprintendenza: a quel punto si vedrà se la stessa intenderà o meno ripristinare le visite, perché prima si devono trovare i soldi per mettere la costruzione in sicurezza».
Chiudiamo il capitolo Giannutri e parliamo delle altre isole dell'Arcipelago. Quale in questo momento le crea più problemi?
«Montecristo, con le nuove pretese di sedicenti cultori dello sviluppo economico, che per il solo interesse delle proprie tasche vorrebbero liberalizzarne l'accesso».
Qualche nome?
«Gli organizzatori delle mini-crociere, per esempio, che in questo modo vi porterebbero gente: sarebbe un vero disastro e se ciò dovesse accadere mi incatenerò all'isola».
La situazione di Pianosa è più tranquilla?
«Anche Pianosa ci ha dato dei problemi, ma adesso la nuova amministrazione comunale sembra intenzionata a sottoscrivere dei documenti di intesa con il Parco e noi vorremmo, sempre nell'ambito di un numero contenuto di visitatori, destagionalizzare l'isola facendo venire le persone anche al di fuori dell'alta stagione».
A Pianosa ci sono anche molte costruzioni da ristrutturare.
«Ci vorrebbero tanti soldi e né la Regione né la Provincia, né il Comune li hanno. Gli unici che potrebbero farlo sono gli speculatori che magari ci costruirebbero un villaggio turistico. Ma fino a quando ci sono io alla presidenza del Parco non se ne parla proprio».
All'Elba invece come vanno le cose?
«Stanno migliorando. Finalmente gli albergatori dicono ciò che io vado predicando da tempo, quello per cui hanno tentato di crocifiggermi e cioè che è meglio, come del resto si fa già al Giglio durante i mesi estivi, non andarci in automobile».
I suoi rapporti con gli enti locali oggi come sono?
«Buoni. Ma con la Regione e le Province non ho mai avuto problemi, mentre li ho avuti con i Comuni, perché per gli amministratori il Parco talvolta è un vincolo insopportabile, anche se ultimamente hanno visto che per certe problematiche come quelle dei cinghiali e dei mufloni all'Elba, siamo intervenuti nel modo giusto con una campagna mirata e studiata scientificamente. Così come siamo intervenuti nella pulizia dei sentieri».
Come mai la costituzione dell'area marina invece non decolla?
«Perché la gente ha paura dei vincoli e non si guarda intorno per vedere quello che succede dove ci sono le riserve marine e questi vincoli si tramutano in opportunità straordinarie. Basti pensare all'avvistamento della foca monaca: in Grecia dove è stata avvistata, ma non messa a nidificare, hanno costruito un indotto, vendono le magliette, i souvenir, e qui invece sembra essere quasi un ostacolo perché la gente non ha coraggio e non ha la visione moderna del mondo, rimanendo ancorata a un business che deve dare tantissimo in poco tempo e infischiandosene di ampliare la stagione con altri mezzi».
Mario Tozzi, presidente del Parco dell'Arcipelago, oltre che geologo e conduttore di documentari Rai (come "Gaia, il pianeta che vive"), fa il punto della situazione. Pronto anche a incatenarsi per protesta se ci fossero abusi gravi.
«La regolamentazione di Giannutri - spiega - è stata fatta a terra, dove il Parco ha la giurisdizione. Le visite sull'isola sono, infatti, guidate per gruppi di 150 nella prima parte della giornata, più 150 nella seconda. Non più di trecento persone al giorno dunque possono andarsene in giro per Giannutri e lo devono fare obbligatoriamente con una guida. Cosa che non è d'obbligo nel percorso da una cala all'altra, dove non possiamo far nulla per impedire l'approdo perché ci sono due corridoi di ingresso liberi nella riserva marina sui quali il Parco non ha poteri».
Ciò sta a significare che se, per ipotesi, i traghettatori delle minicrociere volessero portare duemila persone e farle stare tutte in quel tratto voi non avete nessuna possibilità di impedirlo?
«Esattamente, e la stessa cosa vale per Montecristo e Pianosa che hanno due corridoi d'accesso liberi, dove chiunque può entrare con la barca».
Ma allora non c'è soluzione all'abuso?
«Abbiamo parlato di questo problema con la Capitaneria di Porto che ci ha assicurato di provvedere a breve, chiedendo di regolamentare insieme al Comune - la precedente amministrazione aveva promesso di farlo - l'accesso a Giannutri, anche per problemi di sicurezza. Sono loro che devono recuperare un demanio marittimo che altrimenti diventerà carne di porco. Noi non possiamo impedire alle persone di scendere a terra fra una cala e l'altra o alle barche di attraccare nelle acque non protette, che sono di tutti, anche di coloro che se ne infischiano del fatto che non è divertente stare in rada con altre duecento barche».
Sempre a Giannutri c'è la Villa Romana ancora chiusa alle visite.
«A mettere il fermo è stato il ministero che noi abbiamo sollecitato più volte e che ci ha risposto che la ridarà alla Soprintendenza: a quel punto si vedrà se la stessa intenderà o meno ripristinare le visite, perché prima si devono trovare i soldi per mettere la costruzione in sicurezza».
Chiudiamo il capitolo Giannutri e parliamo delle altre isole dell'Arcipelago. Quale in questo momento le crea più problemi?
«Montecristo, con le nuove pretese di sedicenti cultori dello sviluppo economico, che per il solo interesse delle proprie tasche vorrebbero liberalizzarne l'accesso».
Qualche nome?
«Gli organizzatori delle mini-crociere, per esempio, che in questo modo vi porterebbero gente: sarebbe un vero disastro e se ciò dovesse accadere mi incatenerò all'isola».
La situazione di Pianosa è più tranquilla?
«Anche Pianosa ci ha dato dei problemi, ma adesso la nuova amministrazione comunale sembra intenzionata a sottoscrivere dei documenti di intesa con il Parco e noi vorremmo, sempre nell'ambito di un numero contenuto di visitatori, destagionalizzare l'isola facendo venire le persone anche al di fuori dell'alta stagione».
A Pianosa ci sono anche molte costruzioni da ristrutturare.
«Ci vorrebbero tanti soldi e né la Regione né la Provincia, né il Comune li hanno. Gli unici che potrebbero farlo sono gli speculatori che magari ci costruirebbero un villaggio turistico. Ma fino a quando ci sono io alla presidenza del Parco non se ne parla proprio».
All'Elba invece come vanno le cose?
«Stanno migliorando. Finalmente gli albergatori dicono ciò che io vado predicando da tempo, quello per cui hanno tentato di crocifiggermi e cioè che è meglio, come del resto si fa già al Giglio durante i mesi estivi, non andarci in automobile».
I suoi rapporti con gli enti locali oggi come sono?
«Buoni. Ma con la Regione e le Province non ho mai avuto problemi, mentre li ho avuti con i Comuni, perché per gli amministratori il Parco talvolta è un vincolo insopportabile, anche se ultimamente hanno visto che per certe problematiche come quelle dei cinghiali e dei mufloni all'Elba, siamo intervenuti nel modo giusto con una campagna mirata e studiata scientificamente. Così come siamo intervenuti nella pulizia dei sentieri».
Come mai la costituzione dell'area marina invece non decolla?
«Perché la gente ha paura dei vincoli e non si guarda intorno per vedere quello che succede dove ci sono le riserve marine e questi vincoli si tramutano in opportunità straordinarie. Basti pensare all'avvistamento della foca monaca: in Grecia dove è stata avvistata, ma non messa a nidificare, hanno costruito un indotto, vendono le magliette, i souvenir, e qui invece sembra essere quasi un ostacolo perché la gente non ha coraggio e non ha la visione moderna del mondo, rimanendo ancorata a un business che deve dare tantissimo in poco tempo e infischiandosene di ampliare la stagione con altri mezzi».
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