Il Tirreno

Grosseto

La Cassazione annulla la decisione del Tribunale del Riesame

Abusi edilizi all'ArgentarioNiente carcere per la "lobby"

<strong>L’EX VICESINDACO </strong>Massimo Castriconi Sopra La Casa Cantoniera il caso che ha dato il via all’ inchiesta
◗
L’EX VICESINDACO Massimo Castriconi Sopra La Casa Cantoniera il caso che ha dato il via all’ inchiesta

Niente carcere per gli abusi edilizi all'Argentario. Lo ha deciso la Corte di Cassazione di Roma dopo il ricorso presentato da sette dei principali indagati coinvolti nella maxi inchiesta del febbraio scorso sul presunto sistema di illeciti nella gestione dei permessi di urbanizzazione nella zona.

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Niente carcere per gli abusi edilizi all'Argentario. Lo ha deciso la Corte di Cassazione di Roma dopo il ricorso presentato da sette dei principali indagati coinvolti nella maxi inchiesta del febbraio scorso sul presunto sistema di illeciti nella gestione dei permessi di urbanizzazione nella zona. Il ricorso dei legali riguardava l'ordinanza del tribunale del Riesame che il 27 marzo scorso aveva accolto la richiesta del pubblico ministero Stefano Pizza che contestava a sette dei quaranta indagati il reato di «associazione per delinquere».
Nella stessa circostanza il sostituto aveva chiesto e ottenendo dal tribunale fiorentino la richiesta della misura cautelare in carcere.
La lobby - secondo il pm - era composta dall'ex direttore dell'ufficio tecnico Augusto Donati, 68 anni; l'ex assessore all'urbanistica e vicesindaco Massimo Castriconi, 45 anni; Antonella Sabato, 50, architetto e funzionario del Comune; l'architetto Angelo Collantoni, 45 anni; Vincenzo Gabriele, 42, anche lui architetto, ed entrambi membri del collegio ambientale; Antonio Noferi, 52 anni, funzionario comunale, e infine per Massimo Benedetti, 44, libero professionista e già componente del collegio.
La sesta sezione della Cassazione ha annullato quella decisione rinviando la pratica al Riesame che dovrà analizzare nuovamente il caso nei prossimi mesi, probabilmente al termine dell'estate. I cinque giudici della suprema Corte non hanno ancora depositato le motivazioni della decisione quindi non è possibile, per ora, sapere nel particolare gli estremi della sentenza.
Molto probabilmente i giudici avranno valutato che non esista, per i sette indagati, né il pericolo della reiterazione del reato né tantomeno quella dell'inquinamento delle prove. Gli avvocati difensori in ogni caso cantano vittoria. «Il castello accusatorio - commenta Luciano Infesili, legale di Donati - inizia a scricchiolare. La sentenza della Corte suprema - prosegue - riporta serenità nelle indagini della magistratura».
Gli fa eco l'avvocato Massimiliano Arcioni che difende l'architetto Angelo Collantoni: «In attesa della motivazioni della sentenza - spiega - è una prova che l'ordinanza era censurabile quantomeno su una motivazione che era carente e tautologica». Bruno Leporatti che difende Gabriele e Benedetti aggiunge: «Sembrerebbe che nell'ordinaza ci siano plurime carenze di coerenza».
Se da un lato la sentenza sembra segnare un punto a favore della difesa, la scelta di alcuni degli indagati di non ricorrere al Riesame per attenuare le misure cautelari confermerebbe invece che l'impianto accusatorio tiene come rsistono tutti gli altri novanta capi d'imptazione. Adesso la palla passa di nuovo al tribunale fiorentino ma c'è da scommettere che non sarà l'ultimo capitolo di questa storia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa