Il Tirreno

Grosseto

La polizia li ha riconosciuti dalle immagini a circuito chiuso. Denunciati dieci livornesi

Stadio vietato per tre anni

Federico Lazzotti
<strong>AGGRESSIONE </strong>Dei tifosi amaranto prima dell’inizio del match
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AGGRESSIONE Dei tifosi amaranto prima dell’inizio del match

Per tre minuti hanno lanciato bottiglie e sassi, spaccato sedie e vasi di fiori scagliando tutto contro i tifosi biancorossi radunati in via Felsinea, davanti al bar Riksciò, in attesa di entrare allo stadio Zecchini per la semifinale play off Grosseto-Livorno

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GROSSETO. Per tre minuti hanno lanciato bottiglie e sassi, spaccato sedie e vasi di fiori scagliando tutto contro i tifosi biancorossi radunati in via Felsinea, davanti al bar Riksciò, in attesa di entrare allo stadio Zecchini per la semifinale play off Grosseto-Livorno. Per quell'agguato tre supporter amaranto vennero arrestati il giorno dopo con l'accusa di aggressione. A distanza di un mese altri dieci sono stati denunciati e per tre anni non potranno anadare allo stadio.
Nove sono stati denunciati, sempre dalla polizia di Grosseto, per danneggiamenti e resistenza. Un altro, S.D. 24 anni, è invece accusato di aver preso a calci uno steward all'ingresso della curva nord per impedirgli la chiusura di un cancello poco prima del fischio d'inizio.
Si tratta - spiegano gli investigatori - di dieci ragazzi di età compresa tra i 18 e 30 anni. E la maggior parte di loro appartiene a un gruppo organizzato che si fa chiamare «Visitor»: maglietta nera e scritta gialla sul cuore.
«Tutte persone che hanno un lavoro - fanno sapere gli inquirenti - ma che in quel momento devono aver perso il controllo».
I loro volti erano rimasti impressi sia nelle registrazioni delle telecamere a circuito chiuso intorno allo stadio, che in diversi scatti di alcuni fotografi all'esterno dello Zecchini.
È servito oltre un mese agli investigatori per dare un nome ad ogni volto. La Digos di Grosseto nei gironi successivi al derby, ha spedito tutto il materiale ai colleghi di Livorno che hanno effettuato il riconoscimento e si sono occupati anche di formalizzare le denunce.
Per tutti e dieci è scattato il Daspo per tre anni e quindi il divieto di entrare negli impianti dove si svolgono manifestazioni sportive fino al 2012.
Con l'obbligo - si legge nella decisione - «di presentarsi trenta minuti dopo l'inizio del primo tempo e trenta minuti dopo l'inizio del secondo alla Questura di Livorno. Inoltre è stato vietato loro di intrattenersi nei luoghi dopo sono attesi altri tifosi».
Secondo gli investigatori quello di via Felsinea è stato una sorta di agguato. «Questo gruppo di tifosi - spiega il capo di gabinetto della Questura maremmana Daniela Corbo - sono arrivati in città in macchina. Molto probabilmente conoscevano la zona. Hanno parcheggiato e sono riusciti ad arrivare fino al cuore della tifoseria grossetana. Si è trattato comunque di un'azione di pochi minuti che però poteva avere conseguenze peggiori».
Infatti quando i grossetani si sono sentiti aggrediti hanno cercato di farsi giustizia da soli dirigendosi verso il settore ospite nel momento in cui allo Zecchini stavano arrivando i due pullman con a bordo i tifosi amaranto. Le due fazioni si sono sfiorate senza, per fortuna, scontrarsi.
Una versione diversa l'hanno fornita agli inquirenti i tre supporter amaranto arrestati il giorno dopo la partita. Andrea Pirina, 34 anni, Claudio Del Rio, 27 anni, e Alessandro Ceccarini, 31, hanno raccontato di aver parcheggiato lungo la ferrovia e di essersi incamminati senza saperlo nella tana del lupo.
«Quando ci siamo resi conto di trovarci nel mezzo della tifoseria avversaria, era troppo tardi», hanno detto durante l'udienza di convalida. A quel punto però, trovandosi faccia a faccia con gli altri sostenitori, sarebbero stati loro ad aggredirli per primi. E, come emerge dai filmati girati dalla Digos maremmana, l'avrebbero fatto utilizzando bottiglie, sassi, sedie e vasi di fiori.

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