Attenzione
Al Glicine ci sono 48 famiglie a rischio
Francesca Ferri
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GLICINE. Sopra il complesso A destra FestelliQuarantotto famiglie rischiano di vedersi portar via la casa già regolarmente pagata, ammobiliata e abitata da tempo. Glicine è il colore delle loro villette ed è anche il nome del complesso residenziale dove abitano a sud di Grosseto, ma della dolce essenza del fiore, in questa storia, da un pezzo non c'è più traccia; il Glicine, ormai, per chi ci abita si è trasformato in un'amarissima odissea
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GROSSETO. Quarantotto famiglie rischiano di vedersi portar via la casa già regolarmente pagata, ammobiliata e abitata da tempo. Glicine è il colore delle loro villette ed è anche il nome del complesso residenziale dove abitano a sud di Grosseto, ma della dolce essenza del fiore, in questa storia, da un pezzo non c'è più traccia; il Glicine, ormai, per chi ci abita si è trasformato in un'amarissima odissea.
La vicenda è questa. Nei primi anni 2000 Fabio Tonelli, storico costruttore cittadino, mette in vendita gli appartamenti del Glicine creando la cooperativa Edilgreen. Per comprare casa nel quartiere viola pastello i futuri proprietari devono diventare soci della cooperativa e a ogni avanzamento dei lavori versano, come di norma quando si compra una casa ancora in costruzione, la quota stabilita. Quota che Tonelli reinveste in nuovi appartamenti in fase di realizzazione fuori città, a Pancole e Montenero. Dalla loro vendita conta di ricavare i soldi necessari a estinguere il mutuo che, a suo tempo, aveva chiesto al Monte dei Paschi per dare avvio ai lavori a Grosseto.
Un meccanismo di routine nel mercato immobiliare che, però, a un certo punto si inceppa. Nessuno infatti si fa avanti per comprare le case di Pancole e Montenero, col risultato che la cooperativa non incassa i 5 milioni di euro soldi previsti. Con la banca che batte cassa, la situazione diventa presto drammatica, tanto che alcune famiglie si rivolgono addirittura al sindaco Bonifazi invocando un suo intervento presso il Monte dei Paschi di Siena per chiedere una dilazione del pagamento.
«In fin dei conti - spiega l'avvocato Paolo Bastianini, legale della Edilgreen - la cooperativa non è insolvente e anzi ha un patrimonio immobiliare più che sufficiente a coprire i debiti».
Purtroppo, però, si tratta di beni ad oggi poco appetibili dal mercato, complice la crisi economica generale e quella immobiliare in particolare e, dunque, alla Edilgreen non rimane che chiedere ai soci di metter mano al portafoglio e versare più del previsto per compensare i mancati guadagni. Tra le famiglie c'è anche chi dai 40mila euro di saldo previsti inizialmente si è ritrovato a doverne sborsare a 100mila. Un sforzo economico enorme che si aggiunge alla rabbia ma, soprattutto, alla preoccupazione di perdere tutto e ritrovarsi per strada. Tanti, infatti, al Glicine già ci abitano già da tempo, ma delle 48 famiglie solo due hanno in mano il rogito. E se la proprietà della casa in questo modo è garantita, su quei tetti pende comunque un'ipoteca chiesta a garanzia del mutuo. Di sonni tranquilli, insomma, al Glicine per il momento non se ne fanno. Anzi.
Tre delle 48 famiglie non ne vogliono sapere di pagare oltre il prezzo stabilito inizialmente e hanno chiesto il fallimento della cooperativa, una prospettiva che mette tutti i proprietari a rischio di perdere definitivamente la casa.
Giovedì prossimo la vicenda arriverà davanti al giudice fallimentare che dovrà decidere se far ricapitalizzare il mutuo, come chiedono i soci, o dichiarare fallita la Edilgreen. E i bei muri color pastello potrebbero a quel punto tingersi della più nera disperazione.
La vicenda è questa. Nei primi anni 2000 Fabio Tonelli, storico costruttore cittadino, mette in vendita gli appartamenti del Glicine creando la cooperativa Edilgreen. Per comprare casa nel quartiere viola pastello i futuri proprietari devono diventare soci della cooperativa e a ogni avanzamento dei lavori versano, come di norma quando si compra una casa ancora in costruzione, la quota stabilita. Quota che Tonelli reinveste in nuovi appartamenti in fase di realizzazione fuori città, a Pancole e Montenero. Dalla loro vendita conta di ricavare i soldi necessari a estinguere il mutuo che, a suo tempo, aveva chiesto al Monte dei Paschi per dare avvio ai lavori a Grosseto.
Un meccanismo di routine nel mercato immobiliare che, però, a un certo punto si inceppa. Nessuno infatti si fa avanti per comprare le case di Pancole e Montenero, col risultato che la cooperativa non incassa i 5 milioni di euro soldi previsti. Con la banca che batte cassa, la situazione diventa presto drammatica, tanto che alcune famiglie si rivolgono addirittura al sindaco Bonifazi invocando un suo intervento presso il Monte dei Paschi di Siena per chiedere una dilazione del pagamento.
«In fin dei conti - spiega l'avvocato Paolo Bastianini, legale della Edilgreen - la cooperativa non è insolvente e anzi ha un patrimonio immobiliare più che sufficiente a coprire i debiti».
Purtroppo, però, si tratta di beni ad oggi poco appetibili dal mercato, complice la crisi economica generale e quella immobiliare in particolare e, dunque, alla Edilgreen non rimane che chiedere ai soci di metter mano al portafoglio e versare più del previsto per compensare i mancati guadagni. Tra le famiglie c'è anche chi dai 40mila euro di saldo previsti inizialmente si è ritrovato a doverne sborsare a 100mila. Un sforzo economico enorme che si aggiunge alla rabbia ma, soprattutto, alla preoccupazione di perdere tutto e ritrovarsi per strada. Tanti, infatti, al Glicine già ci abitano già da tempo, ma delle 48 famiglie solo due hanno in mano il rogito. E se la proprietà della casa in questo modo è garantita, su quei tetti pende comunque un'ipoteca chiesta a garanzia del mutuo. Di sonni tranquilli, insomma, al Glicine per il momento non se ne fanno. Anzi.
Tre delle 48 famiglie non ne vogliono sapere di pagare oltre il prezzo stabilito inizialmente e hanno chiesto il fallimento della cooperativa, una prospettiva che mette tutti i proprietari a rischio di perdere definitivamente la casa.
Giovedì prossimo la vicenda arriverà davanti al giudice fallimentare che dovrà decidere se far ricapitalizzare il mutuo, come chiedono i soci, o dichiarare fallita la Edilgreen. E i bei muri color pastello potrebbero a quel punto tingersi della più nera disperazione.
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