Proteste
grosseto
Perseguita la ex: "ammonito" dal questore
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POLIZIA DI STATO sempre più impegnata nel prevenire e reprimere il reato di stalkingLa vittima è una giovane donna Il fidanzato lasciato non le dà pace per mesi: per fermarlo non basta neppure la querela
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GROSSETO. L'amore finisce, comincia l'incubo. Una storia che si ripete troppo spesso. E che - quasi sempre - vede l'uomo (ex fidanzato, ex marito...) nei panni del persecutore e la donna nel ruolo della perseguitata. Una forma di tortura che da qualche mese, in Italia, è finalmente reato, definito "stalking" e sul quale le forze dell'ordine, in Maremma, non fanno sconti.
Sono già numerosi infatti, sin dall'entrata in vigore della legge (aprile scorso) i provvedimenti - denunce e addirittura arresti - presi dalla polizia di Stato contro i persecutori. Ora, novità assoluta per la nostra provincia, arriva il primo "ammonimento": una sorta di avviso preventivo notificato a chi non dà tregua, con lo scopo di dissuaderlo dal continuare. Ma un avviso tutt'altro che bonario. Perché se poi il destinatario del "cartellino giallo" insiste, rischia guai serissimi.
La vicenda che ha portato la questura di Grosseto a notificare il primo ammonimento per stalking si consuma nel capoluogo. La storia è simile a tutte quelle nelle quali si configura il reato di stalking. C'è una coppia, lei una decina di anni più giovane di lui, che per un po' va d'amore e d'accordo. Poi la passione finisce, e lei - sono passati due anni - decide di chiudere. Lui però non vuol farsene una ragione. E comincia a non dare più pace alla ex.
Come? Con tutte le "tecniche di tortura" del caso. Con i sistemi "tradizionali", ovvero i pedinamenti, le minacce, in un paio di occasioni persino le botte; ma anche con i mezzi della moderna tecnologie: telefonate continue al cellulare, centinaia di sms, e-mail, e persino considerazioni offensive e diffamanti appese alla vista del mondo intero nella bacheca virtuale di Facebook, il social forum di Internet nel quale il giovane non perde occasione per lanciare anatemi pubblici all'indirizzo della sua ex.
Una situazione insostenibile, per la giovane vittima, una brava ragazza poco più che ventenne. La persecuzione comincia nello scorso settembre e prosegue per mesi. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. La donna vive nel terrore. Di notte, per poter dormire, è costretta a silenziare il telefonino bombardato da chiamate e messaggini. Una sera, mentre è in un locale con un gruppo di amici, il suo ex fa irruzione e aggredisce tutti con parole violente, al punto da costringere l'intera compagnia a fuggire. Un'altra volta ancora la raggiunge sul posto di lavoro, la insulta, grida; e finisce per coprire di offese e minacce anche il datore che prende le difese della ragazza.
Esasperata, la donna prende carta e penna e scrive un dettagliato resoconto del suo dramma al questore. Non una querela, ma un semplice esposto. Tanto basta, per la nuova legge, a far scattare le indagini. La sezione anticrimine della polizia ascolta testimoni, verifica, accerta. Dopodiché, appurato che la ragazza dice il vero, informa il questore. E il questore notifica al persecutore l'ammonimento ufficiale.
L'uomo viene convocato in questura, dove gli viene spiegato a chiare lettere cosa rischia: soltanto un altro messaggio molesto, una parola di troppo su facebook, un appostamento, un "contatto" forzato con la sua ex, e scatterà d'ufficio (cioè senza bisogno di querele) a suo carico una denuncia per stalking aggravato. Pena massima, più di cinque anni di carcere.
Sono già numerosi infatti, sin dall'entrata in vigore della legge (aprile scorso) i provvedimenti - denunce e addirittura arresti - presi dalla polizia di Stato contro i persecutori. Ora, novità assoluta per la nostra provincia, arriva il primo "ammonimento": una sorta di avviso preventivo notificato a chi non dà tregua, con lo scopo di dissuaderlo dal continuare. Ma un avviso tutt'altro che bonario. Perché se poi il destinatario del "cartellino giallo" insiste, rischia guai serissimi.
La vicenda che ha portato la questura di Grosseto a notificare il primo ammonimento per stalking si consuma nel capoluogo. La storia è simile a tutte quelle nelle quali si configura il reato di stalking. C'è una coppia, lei una decina di anni più giovane di lui, che per un po' va d'amore e d'accordo. Poi la passione finisce, e lei - sono passati due anni - decide di chiudere. Lui però non vuol farsene una ragione. E comincia a non dare più pace alla ex.
Come? Con tutte le "tecniche di tortura" del caso. Con i sistemi "tradizionali", ovvero i pedinamenti, le minacce, in un paio di occasioni persino le botte; ma anche con i mezzi della moderna tecnologie: telefonate continue al cellulare, centinaia di sms, e-mail, e persino considerazioni offensive e diffamanti appese alla vista del mondo intero nella bacheca virtuale di Facebook, il social forum di Internet nel quale il giovane non perde occasione per lanciare anatemi pubblici all'indirizzo della sua ex.
Una situazione insostenibile, per la giovane vittima, una brava ragazza poco più che ventenne. La persecuzione comincia nello scorso settembre e prosegue per mesi. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. La donna vive nel terrore. Di notte, per poter dormire, è costretta a silenziare il telefonino bombardato da chiamate e messaggini. Una sera, mentre è in un locale con un gruppo di amici, il suo ex fa irruzione e aggredisce tutti con parole violente, al punto da costringere l'intera compagnia a fuggire. Un'altra volta ancora la raggiunge sul posto di lavoro, la insulta, grida; e finisce per coprire di offese e minacce anche il datore che prende le difese della ragazza.
Esasperata, la donna prende carta e penna e scrive un dettagliato resoconto del suo dramma al questore. Non una querela, ma un semplice esposto. Tanto basta, per la nuova legge, a far scattare le indagini. La sezione anticrimine della polizia ascolta testimoni, verifica, accerta. Dopodiché, appurato che la ragazza dice il vero, informa il questore. E il questore notifica al persecutore l'ammonimento ufficiale.
L'uomo viene convocato in questura, dove gli viene spiegato a chiare lettere cosa rischia: soltanto un altro messaggio molesto, una parola di troppo su facebook, un appostamento, un "contatto" forzato con la sua ex, e scatterà d'ufficio (cioè senza bisogno di querele) a suo carico una denuncia per stalking aggravato. Pena massima, più di cinque anni di carcere.
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