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Avevano 163 dipendenti al nero

Pierluigi Sposato
<strong>FIAMME GIALLE.</strong> Il capitano Alessandro De Meo e i suoi collaboratori
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FIAMME GIALLE. Il capitano Alessandro De Meo e i suoi collaboratori

Denunciati per omessi versamenti dell'Iva e per fatture false

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GROSSETO. Tre imprenditori del settore edile appartenenti al medesimo nucleo familiare sono stati denunciati dalla guardia di finanza per numerose irregolarità: in particolare, per la presenza di ben 163 lavoratori fuori legge.

Un numero enorme ma che va spalmato su più anni, tra il 2005 e il 2008. Un numero che comprende 96 dipendenti al nero, che non potrebbero quindi mai contare su previdenza e assistenza perché i relativi contributi non sono mai stati versati, e 67 titolari di un contratto di "associazione in partecipazione" che avrebbe dovuto comportare non uno stipendio mensile ma una divisione agli utili a fine anno oppure un anticipo mensile in conto soci. Invece, secondo quanto accertato dalle fiamme gialle, non solo questa forma di associazione è consentita solo fino a un massimo di tre persone, non solo la ditta non avrebbe avuto utili ma gli stipendi erano pagati con un fisso al giorno, dai 50 ai 60 euro, secondo quanto dichiarato dagli stessi operai trovati al lavoro. E le assunzioni simulate sarebbero durate comunque meno di un anno. Polacchi, ma anche albanesi e rumeni: al 90 per cento stranieri comunitari. Un passa parola che aveva portato periodicamente "materiale umano" al servizio della stessa ditta.

E grazie alla contabilità parallela e minuziosa, parte della quale rintracciata in appunti e parte contenuta nei file dei personal computer degli uffici (due i dipendenti regolari addetti alla parte amministrativa - per loro nessuna conseguenza), i finanzieri sono arrivati a ricostruire il giro di affari reale e il numero delle persone impiegate: le attrezzature acquistate, gli anticipi sugli affitti, gli acquisti di materiali, le presenze, gli elenchi mensili. Sono satte acquisite anche pagine di calendario sulle quali erano stati segnati i lavori.
Il caso è stato scoperto grazie a un'ispezione in un cantiere di Campagnatico nel maggio 2008 (quel giorno c'erano 4 operai polacchi). Un'ispezione che sembra essere estranea ai vari blitz che hanno costellato gli uffici comunali nel corso degli ultimi anni e che era finalizzata ai controlli contro lo sfruttamento del lavoro, sull'inosservanza delle norme a tutela del diritto alla salute e della sicurezza sul lavoro.

Da questa base, l'indagine si è allargata a tutte le attività della ditta, che aveva cantieri in ogni parte della provincia: anche 8-10 contemporaneamente. Talamone, Orbetello, Follonica, Massa Marittima. Subappalti, piccoli cantieri, per lo più di privati, ai quali la ditta aveva rilasciato regolare fattura ai fini del rimborso del 36 o del 41%. Ma tanti altri aspetti non sono risultati a norma. Il rapprentante legale della ditta e i due amministratori di fatto sono stati denunciati per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi del 2007 (è scattato il rilievo penale a causa delle cifre in gioco), per l'utilizzo e l'emissione di fatture false (è coinvolta una quarta persona, titolare di una ditta connessa ai tre che non ha dipendenti né mezzi e che ha rapporti solo con la ditta primaria), per l'occultamento delle scritture contabili nonché omesso versamento di Iva.

Cifre consistenti. Le fiamme gialle hanno proposto il recupero di ricavi non dichiarati pari a 3 milioni di euro, una base imponibile per la contribuzione obbligatoria (gli stipendi non pagati regolarmente) ammontante a circa 1,1 milioni di euro, con il conseguente mancato versamento di ritenute per oltre 200 mila euro, nonché la sottrazione dell'Irap per 3 milioni di euro. Tutte queste situazioni sono state fatte presenti ai vari enti incaricati di vigilare sulla regolarità, enti con i quali si sono comunque svolte tutte le indagini alla ricerca dei dati da incrociare.

C'è dell'altro. Gli uomini della Compagnia guidata dal capitano Alessandro De Meo hanno accertato che la società ha apportato nella propria contabilità costi che non poteva dedurre per 300 mila euro, di cui 150mila per fatture fasulle. Infine l'evasione dall'Iva: 1 milione di euro.

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