Il Tirreno

Grosseto

Trent'anni per l'omicidio in piazza

Pierluigi Sposato
Trent'anni per l'omicidio in piazza

Trenta anni di carcere per Altin Kadriija, l'albanese di 28 anni imputato di aver ucciso il connazionale Besim Ndrevataj, 24 anni, con una coltellata al collo il 23 giugno 2008 in piazza della Vasca

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GROSSETO. Trenta anni di carcere per Altin Kadriija, l'albanese di 28 anni imputato di aver ucciso il connazionale Besim Ndrevataj, 24 anni, con una coltellata al collo il 23 giugno 2008 in piazza della Vasca. L'omicida evita l'ergastolo perché è stato scelto il rito abbreviato. Il giudice dell'udienza preliminare Pietro Molino ha inasprito le richieste del pubblico ministero Massimiliano Rossi, che aveva sollecitato 27 anni. Ma ha escluso l'aggravvante della premeditazione.
Kadrija è stato comunque interdetto legalmente durante la pena e in perpetuo dai pubblici uffici, nonché condannato a versare a ciascuna delle due sorelle della vittima (Merita Ndrevataj e Majrie Macvataj, parte civile con l'avvocato Alessio Bianchini) una provvisionale immediatamente esecutiva da 50mila euro. Il resto sarà competenza del giudice civile. Sarà comunque lo Stato ad anticipare le spese di costituzione di parte civile (3.400 euro): Altin è nullatenente.
L'udienza dell'altro giorno, cui l'imputato era presente, è durata giusto il tempo necessario affinché il giudice potesse leggere la pagina del dispositivo della sentenza. Le richieste dell'accusa e della parte civile nonché l'arringa difensiva (avvocato Marco Calò) erano avvenute all'udienza del 21 aprile scorso.
Un solo colpo di coltello al collo, sul lato sinistro, aveva reciso il sistema vascolare-nervoso e le vie aeree. Besim era caduto davanti alla sala giochi, che adesso ha chiuso. Non erano ancora le 13. Alla fase dell'accoltellamento aveva assistito casualmente un avvocato, che aveva visto la lite ma non compreso la gravità del fatto e che aveva comunque in seguito descritto un personaggio del tutto rispondente a Kadrijia, che stava scappando. Il coltello sporco di sangue era stato ritrovato nel cassonetto in via Bonghi. Nella stessa strada, in un altro cassonetto, aveva gettato il cellulare. Altin era stato rintracciato alla stazione ferroviaria dalla polfer. Anzi, sarebbe stato lui a rivolgersi a un'agente: chiedeva aiuto perché «inseguito». Portato in Questura, era stato sottoposto a fermo di iniziato di delitto.
Secondo l'accusa, un delitto premeditato e commesso per motivi abietti o futili. Quali? La difesa ha contestato la genericità del termine, non precisato meglio nel corso della requisitoria. E verosimilmente imposterà anche su questo aspetto l'appello. Il pm Rossi aveva comunque citato alcuni aspetti. Innanzi tutto che Altin odiava Besim («era una spia, hanno incolpare lui per un arresto per droga di un connazionale») e ne era geloso per via di una ragazza. Altin aveva incontrato la ragazza quella mattina e subito dopo era andato alla sala giochi per cercare Besim, abituale frequentatore della sala: aveva saputo di una telefonata alla ragazza e ne avrebbe voluto chiedere ragione. La storia con Besim era finita da qualche mese ma Altin era particolarmente sospettoso.
Saranno comunque le motivazioni della condanna a fare luce su dinamica e cause di un delitto particolarmente efferato.

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