Una scorciatoia rimasta senza energia
Sara Landi
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EX SINDACO Alessandro AntichiInizia negli anni '30 la storia dell'attraversamento con la barca del fiume Ombrone in corrispondenza di via Aurelia Antica. Era la scorciatoia per andare dalle frazioni di Alberese e Rispescia in città visto che la sponda opposta a Pian di Barca è la Trappola.
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GROSSETO. Inizia negli anni '30 la storia dell'attraversamento con la barca del fiume Ombrone in corrispondenza di via Aurelia Antica. Era la scorciatoia per andare dalle frazioni di Alberese e Rispescia in città visto che la sponda opposta a Pian di Barca è la Trappola.
La chiatta trasportava di tutto: buoi, bicicletti, macchine agricole e persone. Quando l'auto era un lusso la barca era l'alternativa economica e veloce al treno. Nel 1966 la piena dell'Ombrone portò via tutto.
Si torna a parlare di barca sull'Ombrone nel 2002 durante il primo mandato Antichi. Oggi dopo 7 anni i colori di questa storia non sono più il bianco, il nero e il seppia delle foto d'epoca ma il color ruggine della barca per la quale il Comune ha speso oltre 250mila euro.
La soluzione della barca a motore infatti oltre a non essere consentita in zona Parco non è praticabile rispetto al problema della messa in sicurezza dell'Ombrone, un fiume senza letto che mangia tutto quello che trova sul suo corso.
Ma perchè una barca a motore? La prima idea fu di ripristinare la chiatta con le funi approvata dall'Ente Parco nel 2003 ma gli agricoltori chiesero una barca a motore per trasportare merci e trattori senza passare dall'Aurelia. E così nel 2004 il progetto viene modificato con l'adozione di un sistema di «trasferimento meccanico a motore endotermico a ciclo Diesel assemblato sulla barca». Nel 2004-2005 si pensa alla messa in sicurezza del natante in caso di piena ma l'Enel fa sapere che non può garantire un'erogazione di energia sufficiente per farlo funzionare.
Nel 2005-2006 l'Ufficio Lavori Pubblici progetta un bacino di rimessaggio con la messa in opera in acqua di gabbioni per tenere fermo il natante in caso di piena. L'ultimo atto è quello di ieri: la parola passa alla Corte dei Conti di Firenze.
La chiatta trasportava di tutto: buoi, bicicletti, macchine agricole e persone. Quando l'auto era un lusso la barca era l'alternativa economica e veloce al treno. Nel 1966 la piena dell'Ombrone portò via tutto.
Si torna a parlare di barca sull'Ombrone nel 2002 durante il primo mandato Antichi. Oggi dopo 7 anni i colori di questa storia non sono più il bianco, il nero e il seppia delle foto d'epoca ma il color ruggine della barca per la quale il Comune ha speso oltre 250mila euro.
La soluzione della barca a motore infatti oltre a non essere consentita in zona Parco non è praticabile rispetto al problema della messa in sicurezza dell'Ombrone, un fiume senza letto che mangia tutto quello che trova sul suo corso.
Ma perchè una barca a motore? La prima idea fu di ripristinare la chiatta con le funi approvata dall'Ente Parco nel 2003 ma gli agricoltori chiesero una barca a motore per trasportare merci e trattori senza passare dall'Aurelia. E così nel 2004 il progetto viene modificato con l'adozione di un sistema di «trasferimento meccanico a motore endotermico a ciclo Diesel assemblato sulla barca». Nel 2004-2005 si pensa alla messa in sicurezza del natante in caso di piena ma l'Enel fa sapere che non può garantire un'erogazione di energia sufficiente per farlo funzionare.
Nel 2005-2006 l'Ufficio Lavori Pubblici progetta un bacino di rimessaggio con la messa in opera in acqua di gabbioni per tenere fermo il natante in caso di piena. L'ultimo atto è quello di ieri: la parola passa alla Corte dei Conti di Firenze.
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