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Grosseto

Pestato a sangue per soldi

Pestato a sangue per soldi

Venti giorni dopo l'accoltellamento di un clochard, la stazione ferroviaria di Grosseto torna a essere teatro di un brutale fatto di sangue. Lunedì sera, poco prima delle undici, un gruppo di giovani tunisini ha dato la caccia a un connazionale all'interno della stazione e - dopo averlo raggiunto - lo ha pestato selvaggiamente. Il tutto sotto gli occhi terrorizzati dei viaggiatori

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GROSSETO. Venti giorni dopo l'accoltellamento di un clochard, la stazione ferroviaria di Grosseto torna a essere teatro di un brutale fatto di sangue. Lunedì sera, poco prima delle undici, un gruppo di giovani tunisini ha dato la caccia a un connazionale all'interno della stazione e - dopo averlo raggiunto - lo ha pestato selvaggiamente. Il tutto sotto gli occhi terrorizzati dei viaggiatori.
È stato proprio dal cellulare di un testimone oculare che, intorno alle 22,45, è partita la chiamata al 113: «Correte, stanno picchiando una persona».
Dopo pochissimi minuti erano sul posto i carabinieri del nucleo radiomobile e le volanti della polizia. Gli aggressori, tre giovani tunisini di età compresa fra i 25 e i 36 anni, sono stati bloccati praticamente all'istante e portati in caserma. La vittima invece, un uomo di 46 anni, è finito dritto all'ospedale dove si trova tuttora ricoverato con una prognosi di 30 giorni. Ha un braccio fratturato, spezzato dal terzetto di connazionali durante il pestaggio, e alcune ferite da taglio su un braccio e alla schiena, sulla cui origine - al momento - ancora non vi sono certezze. Gli investigatori infatti non escludono che possano essere state inferte dagli aggressori con un coltello o altri oggetti taglienti, ma neppure che il 46enne possa essersele procurate durante la fuga, cadendo in terra o strisciando contro qualcosa di acuminato.
Ma perché, tanta furia? I carabinieri, per cominciare, sottolineano che questo episodio nulla ha a che vedere con il sottobosco di sbandati e barboni che popolano interno e piazzale della stazione. Quello di lunedì sera, spiegano, è stato un raid "punitivo", premeditato. I tre giovani tunisini (tutti residenti a Grosseto, qualcuno anche con famiglia e regolare lavoro) cercavano infatti il loro connazionale, e solo casualmente lo hanno intercettato alla stazione. Lo cercavano, avrebbero dichiarato, per questioni di soldi: il 46enne (lui sì, uno sbandato senza fissa dimora normalmente di stanza nel Lucchese) gli avrebbe dovuto qualche centinaio di euro e non si decideva a pagare. Per questo i tre lo hanno braccato, lo hanno trovato nell'atrio della stazione e quando lui - alla vista del terzetto - è scappato lo hanno inseguito fin sui binari dovo lo hanno picchiato selvaggiamente fino a spezzargli un braccio.
Le indagini, ora, puntano a chiarire alcuni aspetti decisivi. In primis, la veridicità del "credito" vantato dai tre aggressori. Qualora infatti effettivamente la vittima dovesse loro dei soldi, il reato per i tre sarebbe "solo" quello di lesioni personali. Se invece dovesse risultare che il 46enne non doveva niente a nessuno, si configurerebbe l'assai più grave reato di estorsione. In ogni caso tutti e tre i giovani tunisini sono stati denunciati a piede libero per lesioni. Uno di loro - ai controlli risultato già colpito da un ordine di espulsione al quale mai ha ottemperato - si è beccato anche l'ulteriore denuncia. In attesa della prognosi definitiva per la vittima: oltre i 45 giorni, scatterà per tutti l'accusa di lesioni aggravate.

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