La manifestazione
Terraferma? Il giallo delle Formiche
Francesca Ferri
Dubbi sulle dotazioni obbligatorie per raggiungerle. La guardia costiera per ora non multa, ma...
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GROSSETO. Una distesa d'acqua e, tutto a un tratto, un faro all'orizzonte. Ma per avvistare terra bisogna navigare fin quasi a riva, tanto è schiacciata sulla superficie. Tre isolotti, poco più che scogli, che spuntano d'improvviso dagli abissi: sono le Formiche di Grosseto, 1500 metri quadri, un pontile, il faro e uno spiazzo per l'elisoccorso a 7 miglia e mezzo dalla costa. Tanto basta per considerarlo terra ferma? In altre parole: per andarci servono le dotazioni di sicurezza previste entro 12 miglia dalla costa o bastano quelle entro 6 miglia?
Le Formiche sono una delle mete predilette dei piccoli diportisti maremmani. E per molti quello della dotazione è un problema anche economico: un giubbotto di salvataggio a testa e niente patente per chi rimane entro sei miglia; patente, zattera di salvataggio, fuochi di segnalazione e Vhf per chi va più a largo.
Una dotazione, dicono molti, costosa e inutile per chi fa rotta verso il microarcipelago perché, se si considerano le Formiche come terra ferma, barche e gommoni lì diretti viaggerebbero sempre in un raggio inferiore alle 6 miglia: lambito l'inizio del settimo miglio dal porto di partenza, ci si trova già nel raggio di sei miglia dall'approdo di destinazione. Ma la faccenda, da un punto di vista burocratico, è tutt'altro che definita.
«Le linee di base dell'Istituto idrografico della Marina - spiega il comandante della Capitaneria di Porto Santo Stefano Federico Giorgi - considerano mare territoriale tutta l'ansa che va dall'Elba al Giglio, passando da Montecristo. In teoria, le Formiche sono considerate terraferma e quindi raggiungibili con le dotazioni minime previste». Una legge che chiarisca il dilemma in modo inequivocabile non c'è e chi viene multato può far ricorso vincendolo. «Ma al di là della questione economica - spiega Giorgi - ne va della sicurezza dei naviganti».
Le Formiche, insomma, saranno pure terra ferma, ma non sono un approdo sicuro e tanto basta, secondo Giorgi, a giustificare estrema prudenza.
«Come Capitaneria non possiamo che considerare le Formiche come terra ferma e quindi non facciamo verbali a chi è lì con dotazione entro sei miglia. Tanto più che questi isolotti si trovano in un tratto di mare facile da gestire e da raggiungere in caso di emergenza. Però parliamo di una distanza al limite e dunque faccio un appello ai naviganti: valutate bene e in tutta coscienza se avete l'esperienza per affrontare una traversata del genere. Non vi sarà fatto un verbale, ma a rischio è la vostra incolumità».
Niente verbali e niente patente per raggiungere le Formiche, dunque, ma un avviso per chi, alla notizia, ha già mollato gli ormeggi: essendo terraferma, questi isolotti sono inavvicinabili con barche a motore che si devono fermare a 500 metri di distanza. E chi volesse ormeggiare sul lato orientale, sappia che lì il fondale arriva anche a 100 metri. Meglio sperare che l'ancora non si incagli.
Le Formiche sono una delle mete predilette dei piccoli diportisti maremmani. E per molti quello della dotazione è un problema anche economico: un giubbotto di salvataggio a testa e niente patente per chi rimane entro sei miglia; patente, zattera di salvataggio, fuochi di segnalazione e Vhf per chi va più a largo.
Una dotazione, dicono molti, costosa e inutile per chi fa rotta verso il microarcipelago perché, se si considerano le Formiche come terra ferma, barche e gommoni lì diretti viaggerebbero sempre in un raggio inferiore alle 6 miglia: lambito l'inizio del settimo miglio dal porto di partenza, ci si trova già nel raggio di sei miglia dall'approdo di destinazione. Ma la faccenda, da un punto di vista burocratico, è tutt'altro che definita.
«Le linee di base dell'Istituto idrografico della Marina - spiega il comandante della Capitaneria di Porto Santo Stefano Federico Giorgi - considerano mare territoriale tutta l'ansa che va dall'Elba al Giglio, passando da Montecristo. In teoria, le Formiche sono considerate terraferma e quindi raggiungibili con le dotazioni minime previste». Una legge che chiarisca il dilemma in modo inequivocabile non c'è e chi viene multato può far ricorso vincendolo. «Ma al di là della questione economica - spiega Giorgi - ne va della sicurezza dei naviganti».
Le Formiche, insomma, saranno pure terra ferma, ma non sono un approdo sicuro e tanto basta, secondo Giorgi, a giustificare estrema prudenza.
«Come Capitaneria non possiamo che considerare le Formiche come terra ferma e quindi non facciamo verbali a chi è lì con dotazione entro sei miglia. Tanto più che questi isolotti si trovano in un tratto di mare facile da gestire e da raggiungere in caso di emergenza. Però parliamo di una distanza al limite e dunque faccio un appello ai naviganti: valutate bene e in tutta coscienza se avete l'esperienza per affrontare una traversata del genere. Non vi sarà fatto un verbale, ma a rischio è la vostra incolumità».
Niente verbali e niente patente per raggiungere le Formiche, dunque, ma un avviso per chi, alla notizia, ha già mollato gli ormeggi: essendo terraferma, questi isolotti sono inavvicinabili con barche a motore che si devono fermare a 500 metri di distanza. E chi volesse ormeggiare sul lato orientale, sappia che lì il fondale arriva anche a 100 metri. Meglio sperare che l'ancora non si incagli.
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