Sicurezza
In manette la banda delle rapine
Sono sospettati di una rapina messa a segno a Grosseto lo scorso 21 gennaio, alla filiale di Banca Etruria: 268.000 euro il bottino portato via dai malviventi. Ora però i componenti, tutti siciliani, della banda sono finiti in manette a Catania su ordine del pm Maria Navarro dopo un'inchiesta dei carabinieri di Grosseto
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Tre persone sono state arrestate per un'inchiesta dei carabinieri di Grosseto su una presunta banda composta da italiani e ritenuta responsabile di rapine in banca e furti.
In carcere, in esecuzione di misure cautelari, sono finiti tre catanesi, bloccati nella città etnea dai militari del nucleo investigativo di Grosseto unitamente ai loro colleghi di Catania. In corso le ricerche di una quarta persona, a sua volta destinataria di un'ordinanza cautelare.
Si tratta di Sebastiano Chiarenza (44 anni), Marcantonio De Angelis (48) e Sebastiano Franco Sapia (40, ritenuto il capo del gruppo). Sono tutti residenti a Catania. Sfuggito un quarto componente della banda, anche lui catanese, tutt'ora ricercato. La banda agiva dopo aver effettuato sopralluoghi e aver individuato un ingresso vulnerabile che nel caso della rapina a Grosseto fu una finestra sul retro dalla quale entrarono dopo aver segato una sbarra di ferro. Armi in pugno e a volto coperto, i rapinatori di solito entravano in azione nel pomeriggio quando l'agenzia era chiusa al pubblico. I carabinieri hanno analizzato migliaia di utenze di telefoni cellulari fatte nella zona del colpo: ai catanesi sono risaliti isolando i quattro numeri telefonici che nella zona della rapina si chiamavano pi— frequentemente tra loro. Seguendo la scia lasciata dalle utenze, i carabinieri hanno anche ricostruito la via di fuga della banda. Dopo il colpo di Grosseto, raggiunsero Firenze e poi Fiumicino da cui partirono per Catania. Dopo mesi di controlli incrociati e intercettazioni, è scattato il blitz per gli arresti.
Le indagini, coordinate dal pm grossetano Maria Navarro, sono partite in seguito a una rapina messa a segno a Grosseto lo scorso 21 gennaio, alla filiale di Banca Etruria in via Giusti: 268.000 euro il bottino portato via dai malviventi.
L'inchiesta, che secondo quanto emerso si snoda tra Toscana, Lazio e Sicilia, vedrebbe coinvolte anche altre persone che, a vario titolo, avrebbero favorito le azioni dei rapinatori. Effettuate anche perquisizioni che hanno portato al sequestro di 50.000 euro in contanti oltre a cellulari e sim card
In carcere, in esecuzione di misure cautelari, sono finiti tre catanesi, bloccati nella città etnea dai militari del nucleo investigativo di Grosseto unitamente ai loro colleghi di Catania. In corso le ricerche di una quarta persona, a sua volta destinataria di un'ordinanza cautelare.
Si tratta di Sebastiano Chiarenza (44 anni), Marcantonio De Angelis (48) e Sebastiano Franco Sapia (40, ritenuto il capo del gruppo). Sono tutti residenti a Catania. Sfuggito un quarto componente della banda, anche lui catanese, tutt'ora ricercato. La banda agiva dopo aver effettuato sopralluoghi e aver individuato un ingresso vulnerabile che nel caso della rapina a Grosseto fu una finestra sul retro dalla quale entrarono dopo aver segato una sbarra di ferro. Armi in pugno e a volto coperto, i rapinatori di solito entravano in azione nel pomeriggio quando l'agenzia era chiusa al pubblico. I carabinieri hanno analizzato migliaia di utenze di telefoni cellulari fatte nella zona del colpo: ai catanesi sono risaliti isolando i quattro numeri telefonici che nella zona della rapina si chiamavano pi— frequentemente tra loro. Seguendo la scia lasciata dalle utenze, i carabinieri hanno anche ricostruito la via di fuga della banda. Dopo il colpo di Grosseto, raggiunsero Firenze e poi Fiumicino da cui partirono per Catania. Dopo mesi di controlli incrociati e intercettazioni, è scattato il blitz per gli arresti.
Le indagini, coordinate dal pm grossetano Maria Navarro, sono partite in seguito a una rapina messa a segno a Grosseto lo scorso 21 gennaio, alla filiale di Banca Etruria in via Giusti: 268.000 euro il bottino portato via dai malviventi.
L'inchiesta, che secondo quanto emerso si snoda tra Toscana, Lazio e Sicilia, vedrebbe coinvolte anche altre persone che, a vario titolo, avrebbero favorito le azioni dei rapinatori. Effettuate anche perquisizioni che hanno portato al sequestro di 50.000 euro in contanti oltre a cellulari e sim card
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