Il Tirreno

Grosseto

Per la Stella Maris vendita al saldo

Gabriele Baldanzi
<strong>VISTA.</strong> Dalla Stella Maris
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VISTA. Dalla Stella Maris

La struttura di Boccheggiano è stata inaugurata nel 1982 per assistere e accogliere persone in difficoltà

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GROSSETO. Per un piatto di lenticchie il biblico Esaù vendette la sua primogenitura. Ora una sorte simile potrebbe toccare alla casa-vacanze Stella Maris, a Boccheggiano. A denunciarlo, in una missiva inviata agli istituti intestatari delle azioni della Stella Maris srl, è monsignor Franco Cencioni, il fondatore dell'opera.
La società sta infatti considerando l'alienazione della Casa Vacanze Stella Maris, della Casetta del Noce e terreni annessi. Stiamo parlando di strutture realizzate a Boccheggiano, nel comune di Montieri, come strumento operativo del Cif provinciale per le sue finalità di assistenza e accoglienza a bambini, giovani, famiglie, anziani, associazioni e gruppi di studio. Una storia esaltante che monsignor Cencioni ha vissuto in prima persona, da protagonista: prima la costruzione, poi l'apertura nell'autunno del 1981, quindi l'inaugurazione nel 1982 con la benedizione del vescovo Adelmo Tacconi, sommerso dall'abbraccio dei primi ospiti: una cinquantina di bambini ed altrettanti anziani.
Negli ultimi anni la situazione della Stella Maris si è fatta critica perché i tempi richiedono una conduzione manageriale che il Cif provinciale non ha. Ebbene, per non perdere quel contributo che la comunità ecclesiale della Diocesi di Grosseto e delle diocesi vicine hanno dato per la realizzazione e la conduzione dell'Opera, la Curia ha avanzato la proposta di subentrare nell'assetto societario rilevando le quote azionarie del Cif nazionale e dell'Ifir ed assumendo il controllo della Stella Maris srl con la permanenza azionaria del Cif provinciale.
L'obiettivo è la riconversione delle strutture attraverso un investimento di centocinquantamila euro, cifra pari al valore nominale delle quote. E qui, di fronte all'offerta del vescovo, pare siano sorte le controversie: il Cif nazionale e l'Ifir, infatti, sono disposti ad accettare la proposta a condizione di stralciare la Casetta del Noce, con annesso parco, per farne proprietario il C.I.F. Provinciale senza considerare che questa operazione, al di là del valore economico, limita l'offerta differenziata dei servizi resa possibile dalle strutture ricettive.
Da tempo la dirigenza nazionale del Cif, l'Ifir e il Cif provinciale sono irrigidite su questa posizione e adesso pare stiano trattando, con altri soggetti, la vendita del bene, ad un prezzo che monsignor Franco Cencioni considera "da saldi". In questi giorni è partito quindi un appello ai gruppi-soci, affinchè il Cif provinciale, espressione generosa delle chiese diocesane, possa riprendersi gli immobili.

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