Sicurezza
grosseto cronaca
Svuotati i conti di tre società
Federico Lazzotti
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HOME BANKING. I conti delle società sono stati svuotatiNel mirino ditte di abbigliamento Il denaro è stato ripulito sul circuito Western Union. Un virus per avere la password
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GROSSETO. Un cavallo di Troia informatico per svuotare i conti bancari di tre aziende grossetane. È una maxi truffa per un danno complessivo di centinaia di migliaia di euro quella su cui sta indagando la Procura di Firenze dopo le tre denunce raccolte a Grosseto nell'ultimo anno.
Nel mirino dei pirati del Web sono finite due società che gestiscono negozi di abbigliamento e una che amministra una serie di condomini, sempre in Maremma. Quattro, almeno per il momento, le persone denunciate dalla polizia postale con l'accusa di riciclaggio.
Per gli investigatori fiorentini, le persone identificate, tutte tra i trenta e quarant'anni (una è toscana), sono «teste di legno»: prestanome che hanno messo a disposizione i loro conti correnti per ripulire il denaro sporco, guadagnando dall'operazione solo qualche spicciolo prima di girare il denaro sul circuito Western Union dove è stato ritirato dalle menti dell'operazione.
Dalla ricostruzione degli inquirenti, infatti, i vertici dell'organizzazione sarebbero altrove e non è detto che siano gli stessi in tutti i casi. Una cosa però sembra certa: per svuotare le home-banking è stato sempre usato lo stesso programma: «Trojan horse», cavallo di Troia appunto. Un sistema che ha permesso ai pirati di leggere la password dei conti on-line mentre il titolare la digitava. Dopo essersi impossessati della chiave, per i malviventi è stato un gioco da ragazzi svuotare il conto delle vittime e trasferire il denaro sulle coordinate bancarie dei prestanome contattati nei mesi precedenti su Internet con un'offerta di lavoro allettanti e guadagno facile.
Lo scorso anno, ad esempio, è servito un mese, agli hacker per ridurre all'osso le risorse economiche della società di negozi di abbigliamento grossetani, derubata di 150 mila euro. Ogni due giorni un prelievo che variava dai quattro mila ai settemila euro, fino a lasciare il conto in bianco.
«La sfortuna delle vittime - spiegano dalla Procura - è stata quella di non controllare quotidianamente la cifra sul conto e non accorgersi degli ammanchi». Stesso giochetto, si fa per dire, con le altre due società: gli ammanchi della prima sono di 120 mila, mentre l'ultima se l'è cavata con cinquemila euro. Non c'è da supporre neanche che dietro ci sia una negligenza da parte delle banche. Infatti, le tre vittime avevano la home banking su tre istituti diversi: Banca della Maremma, Mps e Cassa di risparmi di Firenze.
Difficile - ammettono gli investigatori - risalire agli autori delle truffe per due i motivi. Per svuotare i conti i pirati si sono appoggiati a reti wireless non criptate quindi senza lasciare traccia dell'indirizzo ip dal quale hanno lavorato. Infine per ritirare il denaro è bastato presentare alle centinaia di migliaia di agenzie che lavorano nel circuito Western Union la password prima di sparire nel nulla con il bottino.
Nel mirino dei pirati del Web sono finite due società che gestiscono negozi di abbigliamento e una che amministra una serie di condomini, sempre in Maremma. Quattro, almeno per il momento, le persone denunciate dalla polizia postale con l'accusa di riciclaggio.
Per gli investigatori fiorentini, le persone identificate, tutte tra i trenta e quarant'anni (una è toscana), sono «teste di legno»: prestanome che hanno messo a disposizione i loro conti correnti per ripulire il denaro sporco, guadagnando dall'operazione solo qualche spicciolo prima di girare il denaro sul circuito Western Union dove è stato ritirato dalle menti dell'operazione.
Dalla ricostruzione degli inquirenti, infatti, i vertici dell'organizzazione sarebbero altrove e non è detto che siano gli stessi in tutti i casi. Una cosa però sembra certa: per svuotare le home-banking è stato sempre usato lo stesso programma: «Trojan horse», cavallo di Troia appunto. Un sistema che ha permesso ai pirati di leggere la password dei conti on-line mentre il titolare la digitava. Dopo essersi impossessati della chiave, per i malviventi è stato un gioco da ragazzi svuotare il conto delle vittime e trasferire il denaro sulle coordinate bancarie dei prestanome contattati nei mesi precedenti su Internet con un'offerta di lavoro allettanti e guadagno facile.
Lo scorso anno, ad esempio, è servito un mese, agli hacker per ridurre all'osso le risorse economiche della società di negozi di abbigliamento grossetani, derubata di 150 mila euro. Ogni due giorni un prelievo che variava dai quattro mila ai settemila euro, fino a lasciare il conto in bianco.
«La sfortuna delle vittime - spiegano dalla Procura - è stata quella di non controllare quotidianamente la cifra sul conto e non accorgersi degli ammanchi». Stesso giochetto, si fa per dire, con le altre due società: gli ammanchi della prima sono di 120 mila, mentre l'ultima se l'è cavata con cinquemila euro. Non c'è da supporre neanche che dietro ci sia una negligenza da parte delle banche. Infatti, le tre vittime avevano la home banking su tre istituti diversi: Banca della Maremma, Mps e Cassa di risparmi di Firenze.
Difficile - ammettono gli investigatori - risalire agli autori delle truffe per due i motivi. Per svuotare i conti i pirati si sono appoggiati a reti wireless non criptate quindi senza lasciare traccia dell'indirizzo ip dal quale hanno lavorato. Infine per ritirare il denaro è bastato presentare alle centinaia di migliaia di agenzie che lavorano nel circuito Western Union la password prima di sparire nel nulla con il bottino.
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