La manifestazione
porto santo stefano
Esame del Dna per il piede
Renzo Wongher
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ALMENO UN 46. Il piede prima di essere estratto dalla sabbiaNon ci sono ancora importanti novità per quanto riguarda il piede in stato di avanzata decomposizione ritrovato domenica pomeriggio prima da un passante che ci è inciampato e poi da un gruppetto di ragazzini che giocavano a pallone sulla spiaggia di Feniglia.
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PORTO S. STEFANO. Non ci sono ancora importanti novità per quanto riguarda il piede in stato di avanzata decomposizione ritrovato domenica pomeriggio prima da un passante che ci è inciampato e poi da un gruppetto di ragazzini che giocavano a pallone sulla spiaggia di Feniglia. Sarà fatto, però, l'esame del dna, quanto meno per escludere con certezza, come si ritiene, che possa essere un pescatore di Piombino scomparso in mare alla fine di gennaio.
L'estremità dell'arto si trovava sotto la sabbia. Per ora il piede è chiuso in una cella frigorifera dell'obitorio dell'ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello.
L'autorità giudiziaria prenderà probabilmente oggi le opportune iniziative in merito alle indagini da compiersi per cercare di svelare il mistero di quel piede sinistro ormai scarnificato, portato sulla spiaggia (quasi) sicuramente dal mare.
La prima domanda che sorge spontanea a chi si interessa della macabra scoperta riguarda il resto del corpo al quale era unito il piede rinvenuto. Generalmente un corpo umano annegato, che è stato anche per lungo tempo in mare, si macera tutto insieme, ma presenta abbastanza raramente delle mutilazioni; a meno che la persona sia rimasta vittima di una esplosione, o uccisa, per esempio, dalla disintegrazione di un aeromobile precipitato in mare. Comunque sulle banchine del porto, i vecchi marinai, purtroppo esperti di queste cose, oggi affermavano che il resto del corpo non dovrebbe essere tanto lontano. Facevano però anche un'altra considerazione.
Se il piede fosse rimasto fermo sotto la sabbia e gli altri resti fossero rimasti in balia del mare, le correnti li avrebbero trasportati molto lontano e in direzione nord, parallelamente alla costa.
L'ipotesi che il piede sia di Massimiliano Tognoni, il pescatore di 39 anni scomparso in mare alcuni mesi fa a Piombino, sembra trovare scarso credito proprio per le caratteristiche delle correnti che sfiorano il litorale toscano.
Comunque l'esame del Dna potrebbe in pochissimo tempo sciogliere questo dubbio. Solo dopo l'esame sarà scartato il disperso di Piombino, ma al momento sull'identità della persona a cui era appartenuto il piede grava il buio assoluto.
Con le centinaia di extracomunitari che continuamente e da tempo perdono la vita in mare nella traversata dall'Africa alle coste italiane, sarebbe un vero miracolo ripescare una salma mutilata del piede sinistro.
Forse varrebbe la pena, scandagliare la sabbia intorno al punto in cui è stato rinvenuto il reperto per controllare che non vi siano altri resti umani.
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