Il Tirreno

Grosseto

grosseto

Indagati tre dipendenti del Comune

Emilio Guariglia
Indagati tre dipendenti del Comune

LA GUERRA DEI RUMORI

3 MINUTI DI LETTURA





 GROSSETO. Nella guerra dei rumori in centro storico irrompe la magistratura. Tre avvisi di garanzia per altrettanti dipendenti del Comune. Nel mirino del sostituto procuratore Giuseppe Coniglio c'è la vicenda del locale Narciso di via de' Calboli. Fu dal Narciso, colpito da un'ordinanza di chiusura temporanea per "gravi motivi di ordine pubblico" firmata il 15 aprile scorso dal questore di Grosseto, che partì il tormentone della movida by night nel cuore della città. Ed è intorno al caso Narciso che si scatena la bufera giudiziaria.
 Le attenzioni della Procura si concentrano, come detto, su tre persone: il dirigente dell'ufficio attività produttive, un funzionario dello stesso ufficio e il tecnico che materialmente ha istruito la pratica con cui il Comune ha dato il via libera all'apertura (a fine marzo) del cocktail bar-ristorante. Tutti indagati per il reato di abuso di ufficio. Non si conoscono i fatti specifici intorno ai quali ruota l'inchiesta, ma è certo che il pm vuole fare luce sul come e perché sia stata autorizzata l'apertura del locale in una via angusta, di fronte a un albergo.
 La notizia degli avvisi di garanzia è divenuta pubblica l'altro giorno, quando la giunta comunale di Grosseto ha deliberato sulla richiesta dei tre dipendenti di essere ammessi al gratuito patrocinio legale del Comune. Richiesta accolta, non senza un pizzico di amarezza, per i risvolti che va assumendo la vicenda, da parte di sindaco e assessori.
 La notizia dell'inchiesta in corso arriva infatti in un momento nel quale, pur tra mille difficoltà, l'amminsitrazione comunale stava cercando di ricucire il dialogo tra residenti ed esercenti per giungere a una mediazione che salvaguardasse da un lato il diritto al quieto vivere degli abitanti, dall'altro la necessità di tener vivo il centro storico e di non compromettere attività imprenditoriali con relativi posti di lavoro.
 Com'è noto, dopo lo stop imposto dalla questura al Narciso, il sindaco Emilio Bonifazi emanò a sua volta un'ordinanza restrittiva a carico dello stesso locale, imponendogli la chiusura anticipata a mezzanotte anziché alle due del mattino. Ordinanza poi applicata anche a un altro locale contestato dai residenti, il Pepe Nero di via San Martino.
 Ne seguì un dibattito feroce, in cui il sindaco (da esponenti dell'opposizione e dagli stessi esercenti) fu accusato di voler "uccidere" le imprese e la vita della città. «Ora, purtroppo, si dimostra che queste scelte non sono state compiute per una "bacchettona" volontà politica, ma perché la vicenda aveva risvolti delicati», commenta lo stesso Bonifazi.
 Il punto è che ora a doversi difendere di fronte alla giustizia sono tre dipendenti comunali, "colpevoli" di aver autorizzato l'apertura di un bar-ristorante laddove (tra l'altro) già in precedenza c'era un ristorante. «E forse - chiosa il sindaco - se non avessi firmato subito l'ordinanza restrittiva ora l'avviso di garanzia ce l'avrei anch'io».
 Tutto lascia comunque presumere che la faccenda si possa risolvere - è il caso di dirlo - in "tanto rumore per nulla". Almeno dal punto di vista giudiziario. Perché invece, dal punto di vista socioeconomico, questo è il colpo da ko per ogni speranza di vedere riaprire locali in centro fino a tarda notte: chi mai si prenderà la briga, d'ora in avanti, di rilasciare autorizzazioni a rischio processo?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web