Il Tirreno

Grosseto

grosseto

Già accese le tre linee dell’inceneritore

Guido Fiorini
Già accese le tre linee dell’inceneritore

Dopo le prove di dicembre, l'impianto sta bruciando biomasse e produce energia
Il Cdr arriverà da ottobre: «Ma dovremo prenderlo fuori dalla Toscana»

4 MINUTI DI LETTURA





SCARLINO. Quel pennacchio bianco dissolto dalla brezza del mare che si vede dall'Aurelia non è il cogeneratore. Sono i 160 metri della ciminiera della Tioxide, che domina, un po' inquietante, la piana di Scarlino. Ma, proprio accanto, anche i due camini dell'impianto di Scarlino Energia emettono un filo di fumo bianco, 24 ore su 24. Perché l'impianto, contro cui combattono da anni i comitati, sul quale pendono tre ricorsi al Tar, da qualche giorno è in funzione a pieno regime. Le tre linee sono accese, i forni bruciano, la centrale elettrica produce megawatt che si riversano nella rete dell'Enel. Funziona e produce, come un'altra azienda della zona industriale. Non può però utilizzare il Cdr, il "combustibile da rifiuti", per il quale c'è stato il parere favorevole della Provincia sulla Via (valutazione d'impatto ambientale, è l'oggetto dei tre ricorsi al Tar, dei Comitati e dei Comuni di Scarlino e Follonica) e per il quale è stata presentata l'Aia (autorizzazione di impatto ambientale), l'ultimo atto della trafila. Se i tempi saranno rispettati, il Cdr sarà usato da ottobre.
 Tre linee in funzione. Dunque, l'impianto è acceso. «Siamo un'azienda - spiega Maria Teresa Caroleo, giovane amministratore delegato di Scarlino Energia - e come tale ci comportiamo. Siamo già autorizzati a bruciare biomasse ed a produrre energia, quindi lo stiamo facendo. Abbiamo fatto alcune prove a novembre, poi abbiamo provato ad accendere a dicembre, ma c'era il problema del rumore dei ventilatori. Abbiamo fatto i lavori necessari, da febbraio abbiamo ripreso la procedura. Le tre linee adesso sono tutte in funzione, alimentate a biomasse. E il rumore è contenuto».
 Va a biomasse. L'impianto come combustibile usa "biomasse", cioè combustibile naturale. Si tratta di una miscela composta per 3 quarti da legno di scarto "cippato", cioè ridotto in tasselli di piccole dimensioni, e per un quarto da gusci dei semi della palma da olio, un legno secco ad altissimo potere calorifico. «Il cippato - spiega ancora la dottoressa Caroleo - lo prendiamo per lo più in zona. Si tratta per la maggior parte di legno di pino, molto arriva dagli scarti della potatura dei pini della costa, in gran parte dal parco di San Rossore. Il Pks (palm kernel shells, ndr) ci arriva invece dall'Indonesia, scaricato due volte all'anno da una nave a Piombino. Lo abbiamo stoccato nei piazzali attorno all'impianto. È chiaro che quando avremo il Cdr, smetteremo di importarlo».
 Il cdr. Già, il Cdr. Il "combustibile da rifiuti", per alcuni la fine del ciclo della spazzatura. Per altri solo un mostro da combattere. Certo è che sarà, in futuro, il principale combustibile dell'impianto. La legge consente di utilizzarlo all'80%, miscelato con biomasse. Viene realizzato dai rifiuti non differenziati e non speciali, eliminando le parti non combustibili e umide. Ha un potere calorifico altissimo.
 Nessun impianto. Il paradosso vuole che in Maremma ci sia un impianto che è già pronto a bruciarlo, ed a produrre energia, ma neppure un impianto che lo produce. Al "ciclo dei rifiuti" manca un tassello, non di poco conto. Ci sarà, in futuro, alle Strillaie, ma per ora è solo previsto. Mentre da ottobre Scarlino Energia inizierà a bruciarlo in grandi quantità. «Utilizziamo circa 120mila tonnellate annue di combustibile - spiega la dottoressa Caroleo -. Per cui, dati i rapporti di 80% e 20%, saranno 100mila di Cdr e 40mila (ha la metà di potere calorifico, ndr) di biomasse. È chiaro che ci stiamo già muovendo per prenderlo fuori: solo in parte dalla Toscana, il resto verrà dal dal Nord Italia».
 Perché anche quando l'impianto ci sarà, e chissà quando, la Maremma al massimo sarà in grado di produrre 45-50mila tonnellate annue di Cdr, non di più. «I numeri sono questi. È chiaro che poi dipenderà dalla differenziata, ma Grosseto è al 30%, il resto della zona intorno al 25%».
 L'energia. La fine del ciclo del cogeneratore è la produzione di energia elettrica. I tre forni, che una volta accesi si autoalimentano con le biomasse, bruciano il combustibile a temperature fra i 900º e i 1000º: il calore mette in funzione la turbina: «Immettiamo nella rete del gestore nazionale - spiega Marco Giulianelli, direttore della produzione - circa 110mila megawatt all'anno, per capirci quanto consumano 20mila famiglie. In questo modo vengono "risparmiate" 20mila tonnellate di petrolio».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web