Il Tirreno

Grosseto

Movida, il divertimento che divide

Movida, il divertimento che divide

Da una parte il popolo della notte, quello che vuole bere, mangiare, ascoltare musica e stare insieme fino alle ore piccole. Dall’altra i residenti, quelli che in città ci vivono e che la notte vogliono dormire. In mezzo sindaci e assessori che devono tenere insieme il diritto al silenzio e la voglia dei ragazzi di divertirsi

di Elisabetta Arrighi

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La movida è internazionale e le città della Toscana non si sottraggono con il loro popolo della notte al suo rituale. Bere, mangiare, ascoltare musica, fare quattro chiacchiere: tutto in compagnia, dall’happy hour a notte fonda. La movida è dei giovani, ma anche dei quarantenni un po’ Peter Pan e degli “anzianotti” over cinquanta che vogliono provarla almeno una volta. Le notti bianche, tanto popolari anche dalle nostre parti, sono la versione ufficiale della movida in salsa estiva.

E proprio ora che sta per arrivare la bella stagione, con la rinnovata voglia di star fuori e tirare tardi, quest’abitudine di bere nel dopocena un bicchiere in compagnia viene di nuovo messa sotto accusa da chi, la notte, vuol dormire perchè la sveglia suona presto per andare al lavoro e accompagnare i figli a scuola. La gente protesta - da Livorno a Pisa a Firenze a Lucca - perchè gli assembramenti davanti ai localini portano schiamazzi, liti, bottiglie rotte e notti insonni.

 Nascono i comitati spontanei, le associazioni di categoria prendono posizione e i Comuni sono chiamati a trovare soluzioni che non scontentino i residenti che cercano di dormire, i giovani che vogliono divertirsi e i gestori dei pub che devono lavorare. Una difficile quadratura del cerchio.

In ogni città si ripete il film della battaglia tra il popolo della movida nei locali e i residenti che reclamano il diritto alla quiete. Qual è la soluzione per mettere d'accordo due esigenze così contrapposte?
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