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GROSSETO / LA STORIA

Avvoltoio nato a Grossetotorna dall'Africa dopo tre anni

Avvoltoio nato a Grossetotorna dall'Africa dopo tre anni

L'avventura della giovane femmina di capovaccaio, una specie di avvoltoio, nata nel Centro rapaci minacciati di Rocchette di Fazio (Grosseto). Liberata tre anni fa in Puglia, ora sta tornando indietro. E' la prima volta che viene seguito il viaggio di un capovaccaio nato in cattività

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Un volo lungo circa quattro mila chilometri, dall'Africa centrale all'Italia: è il viaggio di ritorno di Arianna, giovane femmina di capovaccaio, una specie di avvoltoio, nata in cattività da genitori spagnoli nel Centro rapaci minacciati di Rocchette di Fazio (Grosseto) e liberata tre anni fa in Puglia. Il piccolo avvoltoio (una specie di cui restano solo 10 coppie in Italia) è stato liberato nell'estate 2006 e ha intrapreso la migrazione verso il Mali, dove è arrivata a metà settembre e dove ha trascorso i primi anni di vita. È la prima volta che viene seguito il viaggio di un capovaccaio nato in cattività, e i risultati dimostrano che lo stimolo migratorio ad andare al sud fa sì che le specie raggiungano le mete predilette da questo tipo di uccelli, aggregandosi ai compagni di viaggio che partono dagli altri paesi europei per raggiungere l'Africa.

"La scoperta ci ripaga di tutto il lavoro", dice il direttore del Progetto internazionale capovaccaio, Guido Ceccolini, che insieme alla moglie Anna Cenerini dedica la vita alla salvaguardia e allo studio dei rapaci, ormai rarissimi in Italia. "La storia di Arianna ci dice molto del comportamento degli uccelli, che senza riferimenti riescono comunque a trovare le rotte migratorie". In questi anni nel Centro toscano sono venuti alla luce 14 capovaccai, poi liberati (2 in Toscana, 6 in Puglia ed 1 in Sicilia). Il lungo volo di Arianna è un progetto del Cerm, Wwf, Lipu, Regione Toscana (che però negli ultimi anni si è tirata un po' indietro, Comune di Laterza e Regione Puglia.

Arianna porta con sé una radiotrasmittente satellitare alimentata a pannelli solari che ha segnalato i suoi spostamenti, fino alla scoperta del suo ritorno verso casa. Si tratta di un pionieristico progetto del Wwf Toscana portato avanti dal centro grossetano. Ceccolini, approfitta della sensazione che ha suscitato la notizia per ricordare quanto sia difficile andare avanti senza fondi. "Nel 2008 siamo stati gli unici al mondo - ricorda - a riuscire a far riprodurre la specie. Ma a fronte dei successi della nostra ricerca, patiamo la carenza di fondi. La Regione Toscana si è impegnata a finanziare i nostri studi, speriamo che qualcosa arrivi. Seguire con una radiotrasmittente satellitare un rapace costa dai 5 ai 6 mila euro".

Nel centro alle porte di Grosseto vivono 29 esemplari, diversi dei quali nati in cattività. "Abbiamo cominciato nel '93 - continua il direttore - raccogliendo veri e propri relitti con le piume: uccelli con le ali spezzate, sparati, non più liberabili. La maggior parte arriva dai centri di recupero spagnoli, dove la popolazione è più numerosa. Ma ospitiamo alcuni dei rari esemplari italiani, quasi tutti vittime delle pallottole. Li curiamo e formiamo le coppie. Ora ne sono sei o sette, anche se è difficilissimo farli riprodurre. Il maschio è abituato a sfogare in volo la propria aggressività. Quando è costretto in una voliera diventa violento con la compagna, un po' come un marito frustato con la moglie. Va da sé che la donna non sia ben predisposta. Noi qui cerchiamo di facilitare il più possibile l'incontro. Inizialmente abbiamo provato con le classiche tecniche della falconeria, poi con un tipo particolare di voliere e ad altri accorgimenti, in modo da ridurre lo stress e indurre una convivenza civile e tranquilla tra i due partner".

Orgoglio da una parte, rivendicazioni dall'altra. "Praticamente la Regione quest'anno non ci ha dato nulla, anche se si è impegnata per il futuro - lamenta Ceccolini - siamo io e mia moglie a portare avanti questo progetto. Le radio costano 3.900 euro, poi c'è l'affitto del satellite che ogni dure giorni invia i dati a un database negli Stati Uniti al quale ci colleghiamo via internet".

E se il centro ha di fronte lo scoglio dei finanziamenti, negli ostacoli da superare durante la migrazione per gli animali c'è sempre l'uomo. "Arianna aveva una sorella, Barbara, nata e partita con lei", racconta Ceccolini. "Abbiamo perso le sue tracce il 16 settembre 2006. Pensiamo sia stata uccisa mentre sorvolava la provincia di Trapani, e non è la prima volta che i miei animali spariscono da quelle parti. Arturo è scomparso nell'agosto del 2008 nei pressi di Ragusa, il giorno dell'apertura ufficiale della caccia".

Il ritorno di Arianna in Italia è un segno di speranza per salvare la specie dall'estinzione. Dal 10 al 25 aprile ha già percorso 2.800 km. L'aspettano nell'oasi WWf di Gravina di Laterza, in provincia di Taranto, dove è rimasta per un po' prima di essere liberata. Quando non si sa. (a.ri)

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di Redazione web