Il dolore
Faccina verde, altrimenti sono dolori
Guido Fiorini
Brunetta presenta in Toscana la macchinetta per misurare l’efficienza
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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. La faccina verde sorride contenta, la gialla è senza espressione, la rossa è arrabbiata. Non è un giochino elettronico, sono le emozioni grafiche usate nella chat e negli sms, le “emoticon”, con le quali il ministro Renato Brunetta vuole misurare il livello di “customer satisfaction” degli utenti delle pubbliche amministrazioni. La campagna “Mettiamoci la faccia” è partita da poco in modo sperimentale, il Comune di Castiglione della Pescaia è il primo in Toscana ad adottare il nuovo sistema e il ministro, ieri, ha firmato la convenzione con il sindaco Monica Faenzi. «Spendiamo 300 miliardi all’anno per la pubblica amministrazione - ha detto Brunetta - credo sia giusto avere un servizio efficiente e di qualità».
«Questo - prosegue il ministro alla pubblica amministrazione e all’innovazione - vale soprattutto per le fasce più deboli: del resto i ricchi possono permettersi di andare a cercare i servizi all’estero, se da noi non funzionano, sono i meno abbienti che devono mangiare per forza questa minestra. E in Italia, con tutte le eccellenze che abbiamo, non possiamo certo permetterci di avere una delle peggiori burocrazie del mondo».
Quindi sarà misurata l’efficienza? E alla fine pagheranno gli impiegati?
«Non gli impiegati, cosa c’entrano? Il sistema consentirà agli utenti di indicare la propria soddisfazione o insoddisfazione. Non nei confronti di chi è allo sportello, ma del servizio ricevuto. È chiaro che se tutte le faccine saranno rosse ne risponderanno i dirigenti di quell’ufficio che ora, con la mia legge, sono anche licenziabili. È una forma di controllo che parte dagli utenti». A regime in Italia saranno installate 200mila macchinette con “touch screen” in altrettanti uffici pubblici: basterà premere il video con un dito per dare il proprio giudizio su tempi di attesa, servizio nel complesso, comportamenti degli impiegati, esiti positivi della richiesta ecc...
Quale sarà il prossimo passo della sua “rivoluzione” ministro?
«Ve lo anticipo, lo presenteremo fra poco. Stiamo studiando un sistema per mettere in tutte le aziende italiane dei terminali dai quali fare le pratiche in tempo reale, senza andare fisicamente negli uffici. Dall’anagrafe, al passaporto, alla patente. E partiremo dall’azienda simbolo dell’Italia: la Ferrari».
Il consenso al suo lavoro è bipartisan, ma ci sono delle resistenze. Una su tutte, quella della Regione Toscana.
«Rimango agghiacciato quando leggo che si pensa di fare leggi anti-Brunetta. Certa sinistra, la Cgil, sono proprio come gli “ultimi giapponesi”. Eppure la sinistra dovrebbe essere progressista e riformista e invece difende i fannulloni, dimenticando il merito e imbrogliando chi lavora davvero, costretto a farlo per sé e per gli altri, e i cittadini. Nel merito, la Regione non può legiferare su queste cose, le competenze sono chiare. Ad opporsi sarà il Governo, non ci sarà bisogno di ricorrere alla Corte Costituzionale».
C’è un sondaggio on-line su www.iltirreno.it, però, che sta dando risultati in linea con la Regione.
«La Cgil sta facendo girare una mail fra i propri iscritti che invita a votare a favore di chi non lavora. Loro fanno sindacato così, difendono l’indifendibile, non per nulla sono rimasti isolati. In realtà sono conservatori. E sono infuriati con me perché li attacco da sinistra».
E il contratto del pubblico impiego?
«È un altro aspetto della stessa questione. Il ministero ha firmato. I soldi ci sono. Sono 70 euro di aumento in busta. Eppure Comuni, Province, Regioni e Sanità non lo ratificano. La Cgil li sta tenendo sotto scacco e il risultato è che i dipendenti non si prendono i soldi. Non sono molti 70 euro, è vero, ma il dipendente pubblico non rischia il posto e la cassa integrazione. Con questi chiari di luna non è cosa da poco».
Restano i precari. Per la Cgil sono 400mila. Tanti.
«Conti sbagliati quelli della Cgil. A me risultano fra 10 e 12mila, fra qualche giorno illustrerò i dettagli. Su 3,6 milioni di impiegati pubblici mi pare un numero fisiologico».
«Questo - prosegue il ministro alla pubblica amministrazione e all’innovazione - vale soprattutto per le fasce più deboli: del resto i ricchi possono permettersi di andare a cercare i servizi all’estero, se da noi non funzionano, sono i meno abbienti che devono mangiare per forza questa minestra. E in Italia, con tutte le eccellenze che abbiamo, non possiamo certo permetterci di avere una delle peggiori burocrazie del mondo».
Quindi sarà misurata l’efficienza? E alla fine pagheranno gli impiegati?
«Non gli impiegati, cosa c’entrano? Il sistema consentirà agli utenti di indicare la propria soddisfazione o insoddisfazione. Non nei confronti di chi è allo sportello, ma del servizio ricevuto. È chiaro che se tutte le faccine saranno rosse ne risponderanno i dirigenti di quell’ufficio che ora, con la mia legge, sono anche licenziabili. È una forma di controllo che parte dagli utenti». A regime in Italia saranno installate 200mila macchinette con “touch screen” in altrettanti uffici pubblici: basterà premere il video con un dito per dare il proprio giudizio su tempi di attesa, servizio nel complesso, comportamenti degli impiegati, esiti positivi della richiesta ecc...
Quale sarà il prossimo passo della sua “rivoluzione” ministro?
«Ve lo anticipo, lo presenteremo fra poco. Stiamo studiando un sistema per mettere in tutte le aziende italiane dei terminali dai quali fare le pratiche in tempo reale, senza andare fisicamente negli uffici. Dall’anagrafe, al passaporto, alla patente. E partiremo dall’azienda simbolo dell’Italia: la Ferrari».
Il consenso al suo lavoro è bipartisan, ma ci sono delle resistenze. Una su tutte, quella della Regione Toscana.
«Rimango agghiacciato quando leggo che si pensa di fare leggi anti-Brunetta. Certa sinistra, la Cgil, sono proprio come gli “ultimi giapponesi”. Eppure la sinistra dovrebbe essere progressista e riformista e invece difende i fannulloni, dimenticando il merito e imbrogliando chi lavora davvero, costretto a farlo per sé e per gli altri, e i cittadini. Nel merito, la Regione non può legiferare su queste cose, le competenze sono chiare. Ad opporsi sarà il Governo, non ci sarà bisogno di ricorrere alla Corte Costituzionale».
C’è un sondaggio on-line su www.iltirreno.it, però, che sta dando risultati in linea con la Regione.
«La Cgil sta facendo girare una mail fra i propri iscritti che invita a votare a favore di chi non lavora. Loro fanno sindacato così, difendono l’indifendibile, non per nulla sono rimasti isolati. In realtà sono conservatori. E sono infuriati con me perché li attacco da sinistra».
E il contratto del pubblico impiego?
«È un altro aspetto della stessa questione. Il ministero ha firmato. I soldi ci sono. Sono 70 euro di aumento in busta. Eppure Comuni, Province, Regioni e Sanità non lo ratificano. La Cgil li sta tenendo sotto scacco e il risultato è che i dipendenti non si prendono i soldi. Non sono molti 70 euro, è vero, ma il dipendente pubblico non rischia il posto e la cassa integrazione. Con questi chiari di luna non è cosa da poco».
Restano i precari. Per la Cgil sono 400mila. Tanti.
«Conti sbagliati quelli della Cgil. A me risultano fra 10 e 12mila, fra qualche giorno illustrerò i dettagli. Su 3,6 milioni di impiegati pubblici mi pare un numero fisiologico».
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