Il dolore
Multe, raffica di cartelle di pagamento
Bianca Zaccherotti
Circa 1 milione e 300mila euro la somma destinata alle casse del Comune
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GROSSETO. Raffica di cartelle di pagamento per infrazioni al codice della strada stanno arrivando nelle case dei grossetani. Molte delle temute buste bianche, listate di blu, della Gerit (agente della riscossione), sono già state recapitate, altre sono in arrivo. La somma destinata a finire nelle casse del Comune è di 1 milione e 300mila euro. Tanto è dovuto per multe non pagate, o pagate in ritardo, o in modo erroneo, per gli anni 2005 e 2006. Un “tesoretto”. Si tratta, per la maggior parte, di sanzioni per divieto di sosta. Ma non solo. Ieri mattina davanti al comando della polizia municipale, si è radunata una piccola folla. Tutti in attesa con la fatidica cartella in mano. Tutti alla ricerca di spiegazioni. Molti convinti di aver già pagato ciò che viene loro richiesto. Tutti arrabbiati perché le somme individuali sono tutt’altro che trascurabili e perché è aperto un solo sportello. Gli animi sono molto caldi. «Sono tre giorni che si fa la fila». Dice una ragazza chiamata a pagare oltre duecento euro «per una multa che non ho mai saputo di aver preso». «Ieri - si inserisce una signora - ho fatto due ore di fila, poi sono scattate le 12 e ci hanno detto che gli uffici erano chiusi.
Oggi ci risiamo». La donna è molto indignata: «Non capisco proprio perché mi chiedano questa somma. L’anno scorso mi sono separata da mio marito e mi sono recata alla Gerit per sapere se tutto era in regola; non volevo trovarmi a pagare qualcosa di cui non ero a conoscenza. Mi fu detto che era tutto a posto. Che non avevo pendenze di sorta. E ora, eccomi qui, con questa cartella che si riferisce ad un’infrazione che risale al 2006. Ma a chi si deve credere?». Un uomo interviene per dare sostegno, a suon di numeri, alla rabbia della donna: «E oggi siamo pochi. Ieri, qui, era pieno. E anche qualche ora fa. Poi la gente si è scocciata di aspettare in piedi per ore...». «Ma come si fa - chiede un altro chiamato a versare oltre 300 euro - a ricordarsi di una cosa accaduta tre anni fa? Io non me ne vado, io aspetto. Io voglio sapere che infrazione ho commesso, visto che non mi risulta niente di niente. Io sono uno molto preciso, pago sempre tutto per tempo. Non è possibile che mi sia sfuggita una cosa del genere, anche perché lo so che, se non si rispettano i termini, la somma lievita a dismisura».
«Caro signore - interviene l’impiegata di uno studio, anche lei in coda per avere spiegazioni - la legge stabilisce che l’onere della prova spetta al cittadino». Una donna la guarda smarrita e lei si spiega meglio: «Le cedole di pagamento vanno esibite». «Ma io ho pagato! Sono sicura!». Sbotta la donna. E la consulenza legale volante va avanti. «Se ha pagato nei termini di legge e può dimostrarlo, non dovrà sborsare una lira». Una ragazza le chiede timidamente: «Io ho pagato, sono sicura, ma mi sa che l’ho fatto qualche giorno dopo la scadenza. Va bene, no?». «No che non va bene. Basta un giorno di ritardo per raddoppiare l’importo. Vede questi? Sono importi pagati in ritardo, io so qui per chiedere lo sgravio». Lo sgravio? Negli occhi delle persone in attesa sembra di leggere la domanda: «E cos’è questo sgravio?». È in quel momento che arriva il comandante della polizia municipale, Felice Carullo. Immediatamente viene data la notizia che sono stati aperti altri due sportelli, due a piano terra e uno al primo piano. L’attesa continua.
Oggi ci risiamo». La donna è molto indignata: «Non capisco proprio perché mi chiedano questa somma. L’anno scorso mi sono separata da mio marito e mi sono recata alla Gerit per sapere se tutto era in regola; non volevo trovarmi a pagare qualcosa di cui non ero a conoscenza. Mi fu detto che era tutto a posto. Che non avevo pendenze di sorta. E ora, eccomi qui, con questa cartella che si riferisce ad un’infrazione che risale al 2006. Ma a chi si deve credere?». Un uomo interviene per dare sostegno, a suon di numeri, alla rabbia della donna: «E oggi siamo pochi. Ieri, qui, era pieno. E anche qualche ora fa. Poi la gente si è scocciata di aspettare in piedi per ore...». «Ma come si fa - chiede un altro chiamato a versare oltre 300 euro - a ricordarsi di una cosa accaduta tre anni fa? Io non me ne vado, io aspetto. Io voglio sapere che infrazione ho commesso, visto che non mi risulta niente di niente. Io sono uno molto preciso, pago sempre tutto per tempo. Non è possibile che mi sia sfuggita una cosa del genere, anche perché lo so che, se non si rispettano i termini, la somma lievita a dismisura».
«Caro signore - interviene l’impiegata di uno studio, anche lei in coda per avere spiegazioni - la legge stabilisce che l’onere della prova spetta al cittadino». Una donna la guarda smarrita e lei si spiega meglio: «Le cedole di pagamento vanno esibite». «Ma io ho pagato! Sono sicura!». Sbotta la donna. E la consulenza legale volante va avanti. «Se ha pagato nei termini di legge e può dimostrarlo, non dovrà sborsare una lira». Una ragazza le chiede timidamente: «Io ho pagato, sono sicura, ma mi sa che l’ho fatto qualche giorno dopo la scadenza. Va bene, no?». «No che non va bene. Basta un giorno di ritardo per raddoppiare l’importo. Vede questi? Sono importi pagati in ritardo, io so qui per chiedere lo sgravio». Lo sgravio? Negli occhi delle persone in attesa sembra di leggere la domanda: «E cos’è questo sgravio?». È in quel momento che arriva il comandante della polizia municipale, Felice Carullo. Immediatamente viene data la notizia che sono stati aperti altri due sportelli, due a piano terra e uno al primo piano. L’attesa continua.
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