Il Tirreno

Grosseto

«A domare incendi? No, a servire Fini»

Mario Lancisi
«A domare incendi? No, a servire Fini»

Per il tuffo in acque proibite multa al presidente della Camera ma anche ai pompieri che lo accompagnavano

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Chi pagherà le vacanze da sub del presidente della Camera Gianfranco Fini e della sua compagna, la showgirl Elisabetta Tulliani, che si sono svolte tra Orbetello e Giannutri, dal 21 luglio al 28 agosto? A porre la domanda abbastanza fastidiosa per l’inquilino di Montecitorio è Antonio Jiritano, un signore che di mestiere fa il pompiere, ma evidentemente più che spegnere gli piace attizzare fuochi polemici.

Jiritano, responsabile del coordinamento nazionale delle rappresentanze di base dei vigili del fuoco, ha inviato un lungo esposto alla Corte dei Conti per sapere a quanto ammonti il costo del servizio di assistenza che i pompieri di Grosseto hanno prestato a Fini e compagna, nella loro prima vacanza da innamorati.

Sì, perché nei compiti dei vigili del fuoco non rientra, secondo il sindacato di base, quello di fare da scorta ai personaggi pubblici. E invece, il 21 luglio, in coincidenza con le ferie del presidente della Camera, è giunta dal ministero dell’Interno ai vigili del fuoco di Grosseto l’autorizzazione a usufruire di 180 ore di straordinario «al fine di garantire a Fini una costante assistenza nel corso delle sue escursioni in mare».

Per Jiritano si tratta di un’autorizzazione al limite dello scandalo in quanto il compito di fare le «dame di compagnia» del presidente della Camera nelle sue immersioni nelle acque del parco dell’arcipelago avrebbe distolto i vigili del fuoco dalle loro attività di soccorso e di prevenzione. «E pensare che il 5 luglio avevamo chiesto lo straordinario per la bonifica di una bomba nel comune di Grosseto, ma ci è stato negato», accusa Jiritano. Che ricorda come a Grosseto i vigili del fuoco sommozzatori siano solo dodici e che quindi gli straordinari chiesti dal Viminale li ha sottoposti a turni massacranti.

Francesco Notaro, comandante dei vigili del fuoco di Grosseto, ammette che «non capita spesso di prestare un servizio di assistenza come sommozzatori a personaggi pubblici», ma che nel caso di Fini una ragione c’è, ed è - a suo parere - assolutamente legittima. A Grosseto i sommozzatori ce l’hanno solo i vigili del fuoco ed è a loro che si è rivolto il questore Maria Rosaria Maiorino. «Ritengo che lo Stato abbia risparmiato perché utilizzando noi ha evitato di chiamare sommozzatori da fuori Grosseto», spiega Notaro.

Bacchettato sulle dita dal fustigatore della Casta Gian Antonio Stella (sul Corriere della Sera del 23 luglio), il presidente Fini ha fatto finta di niente e ha continuato imperterrito, nelle sue vacanze toscane, a usufruire dei sommozzatori dei vigili del fuoco.

A rovinare, almeno in parte, le immersioni subacquee del presidente della Camera («Andare in profondità è anche un’esperienza di conoscenza della propria mente», spiega Fini al settimanale Chi) ci ha pensato Legambiente che ha diffuso le foto dei suoi tuffi proibiti a Giannutri, martedì 26 agosto. Fini è stato fotografato mentre, accompagnato da una imbarcazione dei vigili del fuoco, si preparava con maschera e bombola ad immergersi davanti alla costa dei Grottoni, in una zona - la numero 1 - vietata alla pesca, alla navigazione, alla sosta, all’ancoraggio e all’immersione.

Fini questa volta non ha scrollato le spalle, ha ammesso l’errore: «E’ stata una sciocchezza, non sapevo che ero in zona 1. Pagherò la multa». In realtà la versione regge poco perché Fini poteva anche non sapere, ma i vigili del fuoco no. «Ci hanno provato, gli è andata male», spiega Umberto Mazzantini, presidente di Legambiente del Parco dell’Arcipelago toscano.

A pagare la multa (il massimo è 2mila euro) non sarà solo Fini - precisa il presidente del Parco, Mario Tozzi - ma anche i sommozzatori che si sono immersi con lui, compreso il titolare della barca dei vigili del fuoco.

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